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Sesto comandamento
NON COMMETTERE ADULTERIO





Una volta anche il sesto comandamento era saldamente integrato nell’ordinamento giuridico statale. Oggi esso conosce una crescente liberalizzazione sia nell’ordinamento giuridico sia nella mentalità generale. L’adulterio ha perso il carattere di delitto punibile. Assassinio e furto sono temi seri anche nei romanzi polizieschi, l’adulterio invece viene introdotto in funzione di salsa piccante per rendere più appetibile il libro o il film.

Il divorzio oggi è diventato una cosa ovvia per tanti, un mezzo per autorealizzarsi. Tuttavia la facilitazione del divorzio non ha proprio giovato a umanizzare i rapporti. Il valore del matrimonio indissolubile ha perso molti punti agli occhi di tante persone, anche di coloro che si dicono credenti e praticanti. Noi diciamo, senza esitazione e ambiguità, che una prassi lassista del matrimonio non giova a nessuno.

Il sesto comandamento tende di natura sua a proteggere il bene del matrimonio e, quindi, della famiglia. Tutta la Bibbia è contraddistinta da una profonda stima del matrimonio. Un motivo di questo sta nel fatto che, attraverso l’istituzione del matrimonio, gli uomini vengono inseriti in complessi umani più grandi. Il comandamento conferma perciò che l’uomo è un essere sociale.

Però esso non guarda solo alla comunione personale dei due coniugi.

Perlomeno altrettanto rilevante è l’importanza della famiglia per i figli, cosa che la psicologia e la pedagogia oggi sottolineano con forza.

I bambini, per crescere e svilupparsi come uomini liberi, hanno bisogno di molti stimoli, per espandersi hanno bisogno di protezione e di amore.

In questo senso il nido della famiglia è ancora e sempre il presupposto migliore della maturazione di un uomo.

La Bibbia ripropone continuamente il matrimonio come il simbolo più adeguato dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (Os 1-3; Ger 2,1s; 3,1s; Ez 16; 23; Is 50,1). Contemporaneamente accomuna l’infedeltà d’Israele verso il Signore all’infedeltà matrimoniale. I profeti rimproverano senza stancarsi alla vergine Israele di darsi a tutti quelli che incontra per strada e di essere così diventata una prostituta (Ger 2,1-3.13; Ez 16,1-63; 23,1-49).

Viceversa viene esaltata la fedeltà permanente di Dio verso il suo popolo (cf. Sal 117,2; Rm 3,3). L’esperienza della fedeltà di Dio all’alleanza spinge a sua volta a essere fedeli, solidali e uniti nella società umana. Evidentemente l’alleanza del Signore con il suo popolo non pregiudica la libertà. La stessa cosa va detta del matrimonio, in cui i due coniugi sono pervenuti alla maturazione personale perché la vera liberazione arriva per l’uomo e per la donna soltanto nella fedeltà al fine che si sono proposto. L’esperienza lo conferma in molteplici modi: è realmente possibile avventurarsi in un matrimonio così concepito e viverlo guardando con fiducia alla fedele promessa di Dio. Dio vuole uomini liberi, che si aiutano reciprocamente a espandere la loro libertà. Promozione della libertà e promozione delle relazioni personali vanno perciò strettamente unite. Non stupisce quindi che la Bibbia usi tanto spesso il linguaggio dell’amore in particolare nel Cantico dei cantici. Questo libro può contribuire molto all’educazione della sessualità. Esso non è ostile all’eros né fa della sessualità un tabù, ma nello stesso tempo sottolinea la relazione personale, cioè l’amore.

L’amore umano e divino non contrastano tra di loro, ma si illuminano e si favoriscono a vicenda.

In questo contesto possiamo vedere il matrimonio anche come sacramento, cioè segno efficace ed eloquente della salvezza non solo per i due sposi e i loro figli, ma per molti altri. Gli sposi sono un segno eloquente ed efficace dell’immenso amore di Dio. Guardando a loro la gente può vedere quanto è bello che gli uomini si amino, credendo in Dio che ama gli uomini.

Il sesto comandamento mira a preservare dalla dissoluzione dell’egoismo la comunione dell’uomo e della donna, che dev’essere un’immagine della fedeltà di Dio.

Nell’odierna vita ecclesiale si mette anzitutto e giustamente in luce il grande valore positivo della sessualità umana. Non si tratta solo di questioni relative al comportamento sessuale; tutto l’uomo, maschio o femmina, è sessualmente caratterizzato, e per il giovane è cosa importante accettare tale sua qualità sessuale.

In questo contesto gioca un grande ruolo la questione della possibilità della fedeltà. La fedeltà coniugale, così come la concepisce la Bibbia - proprio in virtù dell’analogia tra matrimonio e alleanza di Dio con il suo popolo - è molto più che la semplice rinuncia a scappatelle extraconiugali; essa sta a indicare una fedeltà ben più profonda.

È chiaro che non è possibile presupporla come una cosa ovvia, e che essa ha bisogno del supporto di una decisione rinnovata e approfondita nella luce della fede. Non dobbiamo nascondere né ai fidanzati né agli sposati che la via della giusta maturazione sessuale e umana rimane faticosa e si prolunga a volte per tutta la vita.

Se bisogna affermare l’indole sessuale di tutto l’uomo, bisogna nello stesso tempo guardarsi da una sopravvalutazione della sessualità. La sessualità umana va inserita nella totalità della persona e del suo riferimento trascendentale; essa ha a che fare con l’orientamento dell’uomo verso il coniuge e verso Dio ed è perciò molto più di un mezzo privato di soddisfacimento dell’istinto. Non è adeguata neppure l’esaltazione della sessualità come semplice forza vitale, oggi tanto di moda. Essa sfocia in una visione superficiale dell’uomo e del suo comportamento. L’accentuazione isolata della sessualità non conduce alla maturazione, alla libertà e alla pienezza dell’uomo, ma piuttosto al caos.







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