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Quarto comandamento
ONORA TUO PADRE E TUA MADRE



Leggiamo nel libro del Deuteronomio: Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sia felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà (Dt 5,16).

Il vero destinatario di questo comandamento, come di tutti gli altri, è l’israelita adulto e libero. A lui viene ricordato il dovere di provvedere ai genitori anziani, di provvedere, cioè, alla generazione non più capace di lavorare. Il comandamento non è quindi diretto in primo luogo ai figli piccoli, ai più deboli, affinché obbediscano agli adulti, ai potenti, ma è diretto piuttosto agli adulti e ai potenti affinché non mettano da parte i genitori anziani e malfermi. Questo spiega perché nella tradizione giudaica il quarto comandamento sia spesso indicato come il più difficile del decalogo. Infatti la cura dei genitori anziani può diventare un pesante e spesso lungo aggravio economico e un lunghissimo esercizio di ogni virtù, non ultima la pazienza.

Questo comandamento non mira all’obbedienza verso i genitori, ma al rispetto dei genitori: dice di onorarli, non dice di obbedirli.

Anche i testi successivi dell’Antico Testamento sottolineano in questo senso il dovere dei figli adulti verso i genitori.

Leggiamo nel libro del Siracide:

Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati; chi riverisce la madre è come chi accumula tesori.

Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce il padre vivrà a lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre. Chi teme il Signore rispetta il padre e serve come padroni i genitori. Onora tuo padre a fatti e a parole, perché scenda su di te la sua benedizione. La benedizione del padre consolida le case dei figli, la maledizione della madre ne scalza le fondamenta. Non vantarti del disonore di tuo padre, perché il disonore del padre non è gloria per te; la gloria di un uomo dipende dall’onore del padre, vergogna per i figli è una madre nel disonore.

Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo, mentre sei nel pieno vigore. Poiché la pietà verso il padre non sarà dimenticata, ti sarà computata a sconto dei peccati. Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre è maledetto dal Signore (Sir 3,2-16).

Anche Gesù, quando parla del quarto comandamento, ha chiaramente davanti agli occhi il comportamento dei figli adulti verso i genitori. Leggiamo nel vangelo secondo Matteo: Ed egli rispose loro: Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? Dio ha detto: "Onora il padre e la madre" e inoltre: "Chi maledice il padre e la madre sia messo a morte". Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione (Mt 15,3-6).

Nel corso della storia della Chiesa il quarto comandamento fu spesso utilizzato per sostenere le autorità costituite, oltre che i genitori. Lo si riferì tranquillamente a ogni governante e padrone, al sovrano del paese come al capo-ufficio nella vita professionale. In nome del quarto comandamento si sono commessi parecchi abusi di potere e non poche ingiustizie palesi.

L’obbedienza in senso biblico consiste anzitutto nell’ascolto di Dio e nella pratica dei suoi comandamenti.

Dio è la vera autorità. Perciò bisogna attendersi l’obbedienza anzitutto dai superiori, prima di poterla esigere dai sudditi. Solo così si può essere sicuri che si tratta di una richiesta di obbedienza che promuove gli uomini nella loro libertà e dignità.

I comandamenti vogliono indicare delle vie verso una libertà che non favorisce l’arbitrio e l’egoismo, ma che corrisponde alla libertà di Dio.






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