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Primo comandamento
NON AVRAI ALTRO DIO DI FRONTE A ME




Il testo biblico completo del primo comandamento suona così: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra il suo favore fino a mille generazioni, per quelli che m’amano e osservano i miei comandamenti (Es 20,3-6).

In breve, il comandamento ordina: Non adorerai alcun Dio in contrapposizione a me. Allora avrai capito che gli altri dèi ti riducono solo in schiavitù.

Visto così, il comandamento è una logica conseguenza dell’evento dell’esodo.

Ma, diciamolo subito, la gente di tutte le epoche preferisce una schiavitù comoda a una libertà faticosa. Il popolo d’Israele ha appena assaporato la libertà che già comincia a dubitare se valga la pena di accollarsene le fatiche. Non appena la libertà comincia a diventare faticosa, esso manifesta tutta la sua nostalgia per le pentole di carne dell’Egitto e muove aspri rimproveri a Mosè ed anche al Signore.

Chi sono gli altri dèi o gli idoli?

Gli idoli sono esagerazioni e assolutizzazioni di quello che è importante per gli uomini. A seconda delle situazioni e delle epoche essi possono essere diversi. In fondo tutte le idolatrie si concentrano su tre oggetti: il potere, il possesso e il piacere. La loro caratteristica è di presentarsi con la pretesa dell’esclusività. La loro adorazione si accompagna all’intolleranza e al fanatismo.

Gesù dice che mammona (ciò che possediamo) è l’idolo più pericoloso (Mt 6,24). Gli idoli sono presenti dovunque non c’è un rapporto giusto con Dio. Un rapporto sbagliato o interrotto con Dio è la radice di molti comportamenti erronei che danneggiano o distruggono la libertà e la dignità dell’uomo. Questo spiega perché la Bibbia consideri la mancanza di fede come un autentico peccato. Essa è una minaccia per la libertà personale e collettiva: dove non è accettato Dio c’è sempre la schiavitù.

L’adorazione del vero Dio, amico degli uomini, è benefica, liberante e necessaria. Dove si adorano i falsi dèi si attribuisce una potenza divina a uomini o ad altre creature, e l’esperienza ci insegna che ciò rende schiavi. Dove invece si adora il Dio con noi, lì ogni potere esercitato dall’uomo sull’uomo viene messo in questione di continuo e radicalmente, per vedere se esso serve realmente alla libertà e alla dignità degli uomini. In questa prospettiva si muovono la critica dei profeti dell’Antico Testamento all’esercizio della regalità in Israele (1Sam 8,1-18) e l’ammonimento di Gesù ai discepoli affinché si guardino dall’adottare comportamenti autoritari. Gesù, dopo aver ricordato che i sovrani di questo mondo opprimono, spesso, i sudditi, raccomanda ai suoi cristiani: Per voi però non sia così (Lc 22,25).

Ovunque imperano le ideologie, lì al centro dell’attenzione non c’è più il Signore, ma qualcosa creato dall’uomo, un idolo. Gli idoli riducono sistematicamente l’umanità dei loro adoratori e la distruggono. In parole più chiare, gli idoli rendono i loro adoratori sempre meno umani fino a far perdere loro totalmente l’umanità.

I documenti della Chiesa ci esortano a non aderire alle ideologie di nessun genere perché sono troppo misere e impoveriscono l’uomo fino ad alienarlo totalmente da se stesso. Le ideologie tendono a porre come valori assoluti gli interessi che esse propongono. Non vi è nulla di divino al di fuori di Dio. L’uomo cade nella schiavitù quando divinizza o assolutizza la ricchezza, il potere, lo stato, il sesso, il piacere o qualsiasi creatura di Dio. È Dio la fonte della liberazione totale e radicale da ogni forma di idolatria. La caduta degli idoli restituisce all’uomo il campo della sua libertà. Dio, liberissimo, vuole entrare in dialogo con l’uomo libero, responsabile, nel pieno possesso della sua dignità.

Nel nostro mondo occidentale c’è un Dio onorario (il Dio trino) e un dio effettivo (il dio quattrino) che è la crescita economica, materiale: la religione di questo dio-denaro-progresso-benessere materiale è la religione più potente del mondo. La sua liturgia è la pubblicità; i suoi seguaci militano tanto nella destra che nella sinistra politica; alla crescita economica essa sacrifica gli uomini, la natura e il futuro del mondo; solo una fede più forte è in grado di fermarla nella sua corsa disastrosa.

Altri idoli del nostro tempo, ai quali viene sacrificata tanta felicità umana, sono il successo esterno, la carriera professionale, le conquiste tecniche che non sono finalizzate al vero bene dell’uomo. Per molti è il denaro, in questa o in quella forma, il bene veramente supremo e affascinante che dà senso e contenuto alla vita. Ma dove si assolutizza l’avere lì si distrugge l’essere umano.

L’adorazione all’idolo denaro conduce a varie forme di sfruttamento dei più deboli.

Tuttavia pur mettendo giustamente in guardia contro i vari idoli, non bisogna mai spingersi fino a demonizzare i valori creati, il denaro, il progresso.

Il creato è importante e prezioso. Però, solo se vediamo i suoi limiti e il suo riferimento a Dio, gli impediamo di affascinarci fino a renderci schiavi. Perciò evitiamo gli estremi ugualmente sbagliati e pericolosi: il deprezzamento dei valori creati o la loro divinizzazione.





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