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LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II
di mercoledì in mercoledì a partire dal 7 settembre 1995 al 13 novembre 1997


RUOLO DI MARIA NELLA CHIESA








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"MARIA TIPO E MODELLO DELLA CHIESA"

Mercoledì 6 agosto 1997

1. La Costituzione dogmatica Lumen gentium del Concilio Vaticano II, dopo aver presentato Maria come "sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa", la dichiara "sua immagine ed eccellentissimo modello nella fede e nella carità" (LG, 53).

I Padri conciliari attribuiscono a Maria la funzione di "tipo", cioè di figura, "della Chiesa", mutuando il termine da sant’Ambrogio, il quale si esprime così nel commento all’Annunciazione: "Sì, ella (Maria) è fidanzata, ma vergine, perché è tipo della Chiesa, che è immacolata, ma è sposa: vergine ci concepì dallo Spirito, vergine ci partorì senza dolore" (In Ev. sec. Luc., II,7, CCL 14, 33, 102-106). Maria è, dunque, figura della Chiesa per la santità immacolata, la verginità, le sponsalità e la maternità.

San Paolo si serve del vocabolo "tipo", per indicare la figura sensibile di una realtà spirituale. Egli intravede, infatti, nel passaggio del popolo d’Israele attraverso il Mar Rosso un "tipo" o immagine del battesimo cristiano e, nella manna e nell’acqua che sgorga dalla roccia, un "tipo" o immagine del cibo e della bevanda eucaristica (cfr 1 Cor 10,1-11).

Definendo Maria tipo della Chiesa, il Concilio ci invita a riconoscere in lei la figura visibile della realtà spirituale della Chiesa e, nella sua maternità incontaminata, l’annuncio della maternità verginale della Chiesa.

2. Occorre poi precisare che, a differenza delle immagini o dei tipi dell’Antico Testamento, che sono soltanto prefigurazioni di realtà future, in Maria la realtà spirituale significata è già presente, ed in modo eminente.

Il passaggio attraverso il Mar Rosso, di cui leggiamo nel libro dell’Esodo, è un evento salvifico di liberazione, ma non era certo un battesimo capace di rimettere i peccati e di donare la vita nuova. Ugualmente la manna, dono prezioso di Jahvè al suo popolo pellegrinante nel deserto, non conteneva nulla della realtà futura dell’Eucaristia, Corpo del Signore, né l’acqua che scaturiva dalla roccia, aveva già in sé il Sangue di Cristo, versato per la moltitudine.

L’Esodo è la grande opera compiuta da Jahvè a favore del suo popolo, ma non costituisce la redenzione spirituale e definitiva, che sarà attuata da Cristo nel Mistero pasquale.

Del resto, riferendosi al culto giudaico, Paolo ricorda: "Tutte queste cose sono ombra delle future; ma la realtà invece è Cristo" (Col 2,17). Gli fa eco la Lettera agli Ebrei, che, sviluppando sistematicamente questa interpretazione, presenta il culto dell’antica alleanza come "una figura e un’ombra delle realtà celesti" (Eb 8,5).

3. Affermando che Maria è figura della Chiesa, il Concilio non intende pertanto equipararla alle figure o tipi dell’Antico Testamento, vuole bensì affermare che in lei si compie in modo plenario la realtà spirituale annunciata e rappresentata.

Infatti, la Vergine è figura della Chiesa, non in quanto prefigurazione imperfetta, ma come pienezza spirituale che si ritroverà in vario modo nella vita della Chiesa. Il particolare rapporto che esiste qui tra immagine e realtà rappresentata, trova il suo fondamento nel disegno divino, che stabilisce uno stretto legame fra Maria e la Chiesa. Il piano di salvezza che ordina le prefigurazioni dell’Antico Testamento al compimento nella Nuova Alleanza, determina altresì che Maria viva in modo perfetto quanto successivamente si realizzerà nella Chiesa.

La perfezione che Dio ha conferito a Maria acquista, pertanto, il suo significato più autentico se letta come preludio della vita divina nella Chiesa.

4. Dopo aver affermato che Maria è "tipo della Chiesa", il Concilio aggiunge che Ella è "eccellentissimo modello" di essa, esempio di perfezione da seguire ed imitare. Maria, infatti, è un "eccellentissimo modello", poiché la sua perfezione supera quella di tutti gli altri membri della Chiesa.

Significativamente, il Concilio aggiunge che Ella realizza tale funzione "nella fede e nella carità". Senza dimenticare che Cristo è il primo modello, il Concilio suggerisce in tal modo che ci sono delle disposizioni interiori proprie del modello compiuto in Maria, che aiutano il cristiano a stabilire una relazione autentica con Cristo. Infatti, guardando a Maria, il credente impara a vivere in più profonda comunione con Cristo, ad aderire a Lui con fede viva, a riporre in Lui la sua fiducia e la sua speranza, amandolo con la totalità del suo essere.

Le funzioni di "tipo e modello della Chiesa" fanno riferimento in particolare alla maternità verginale di Maria, e ne pongono in luce la peculiare posizione nell’opera della salvezza. Questa fondamentale struttura dell’essere di Maria si rispecchia nella maternità e verginità della Chiesa.


Giovanni Paolo II Mercoledì 6 agosto 1997

INDICE: LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II



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