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LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II
di mercoledì in mercoledì a partire dal 7 settembre 1995 al 13 novembre 1997


LA FEDE DELLA CHIESA SU MARIA








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"A CANA MARIA INDUCE GESÙ A COMPIERE IL PRIMO MIRACOLO"
Mercoledì, 5 marzo 1997

1. Nel narrare la presenza di Maria nella vita pubblica di Gesù, il Concilio Vaticano II ne ricorda la partecipazione a Cana in occasione del primo miracolo: "Alle nozze in Cana di Galilea, mossa a compassione, indusse con la sua intercessione Gesù Messia a dare inizio ai miracoli (cfr Gv 2,1-11)" (LG, 58).

Sulla scia dell’evangelista Giovanni, il Concilio fa notare il ruolo discreto e, al tempo stesso efficace della Madre, che con la sua parola induce il Figlio al "primo segno". Ella, pur esercitando un influsso discreto e materno, con la sua presenza risulta, alla fine, determinante.

L’iniziativa della Vergine appare ancora più sorprendente, se si considera la condizione d’inferiorità della donna nella società giudaica. A Cana, infatti, Gesù non solo riconosce la dignità ed il ruolo del genio femminile, ma, accogliendo l’intervento di sua Madre, le offre la possibilità di essere partecipe all’opera messianica. Non contrasta con questa intenzione di Gesù l’appellativo "Donna", col quale Egli si rivolge a Maria (cfr Gv 2,4). Esso, infatti, non contiene in sé alcuna connotazione negativa e sarà nuovamente usato da Gesù nei confronti della Madre ai piedi della Croce (cfr Gv 19,26). Secondo alcuni interpreti, questo titolo "Donna" presenta Maria come la nuova Eva, madre nella fede di tutti i credenti.

Il Concilio, nel testo citato, usa l’espressione: "mossa a compassione", lasciando intendere che Maria era ispirata dal suo cuore misericordioso. Avendo intravisto l’eventualità del disappunto degli sposi e degli invitati per la mancanza di vino, la Vergine compassionevole suggerisce a Gesù di intervenire col suo potere messianico.

A taluni la domanda di Maria appare sproporzionata, perché subordina ad un atto di pietà l’inizio dei miracoli del Messia. Alla difficoltà ha risposto Gesù stesso che, con il suo assenso alla sollecitazione materna, mostra la sovrabbondanza con cui il Signore risponde alle umane attese, manifestando anche quanto possa l’amore di una madre.

2. L’espressione "dare inizio ai miracoli", che il Concilio ha ripreso dal testo di Giovanni, attira la nostra attenzione. Il termine greco archè, tradotto con inizio, principio, è usato da Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: "In principio era il Verbo" (1,1). Questa significativa coincidenza induce a stabilire un parallelo tra la prima origine della gloria di Cristo nell’eternità e la prima manifestazione della stessa gloria nella sua missione terrena.

Sottolineando l’iniziativa di Maria nel primo miracolo e ricordando poi la sua presenza sul Calvario, ai piedi della Croce, l’evangelista aiuta a comprendere come la cooperazione di Maria si estenda a tutta l’opera di Cristo. La richiesta della Vergine si colloca all’interno del disegno divino di salvezza.

Nel primo segno operato da Gesù i Padri della Chiesa hanno intravisto una forte dimensione simbolica, cogliendo, nella trasformazione dell’acqua in vino, l’annunzio del passaggio dall’antica alla nuova Alleanza. A Cana, proprio l’acqua delle giare, destinata alla purificazione dei Giudei e all’adempimento delle prescrizioni legali (cfr Mc 7,1-15), diventa il vino nuovo del banchetto nuziale, simbolo dell’unione definitiva fra Dio e l’umanità.

3. Il contesto di un banchetto di nozze, scelto da Gesù per il suo primo miracolo, rimanda al simbolismo matrimoniale, frequente nell’Antico Testamento per indicare l’Alleanza tra Dio e il suo popolo (cfr Os 2,21;

Ger 2,1-8; Sal 44; ecc.) e nel Nuovo Testamento per significare l’unione di Cristo con la Chiesa (cfr Gv 3,28-30; Ef 5,25-32; Ap 21,1-2; ecc.).

La presenza di Gesù a Cana manifesta inoltre il progetto salvifico di Dio riguardo al matrimonio. In tale prospettiva, la carenza di vino può essere interpretata come allusiva alla mancanza d’amore, che purtroppo non raramente minaccia l’unione sponsale. Maria chiede a Gesù d’intervenire in favore di tutti gli sposi, che solo un amore fondato in Dio può liberare dai pericoli dell’infedeltà, dell’incomprensione e delle divisioni. La grazia del Sacramento offre agli sposi questa forza superiore d’amore, che può corroborare l’impegno della fedeltà anche nelle circostanze difficili.

Secondo l’interpretazione degli autori cristiani, il miracolo di Cana racchiude, inoltre, un profondo significato eucaristico. Compiendolo in prossimità della solennità della Pasqua giudaica (cfr Gv 2,13), Gesù manifesta, come nella moltiplicazione dei pani (cfr Gv 6,4), l’intenzione di preparare il vero banchetto pasquale, l’Eucaristia. Tale desiderio, alle nozze di Cana, sembra sottolineato ulteriormente dalla presenza del vino, che allude al sangue della Nuova Alleanza, e dal contesto di un banchetto.

In tal modo Maria, dopo essere stata all’origine della presenza di Gesù alla festa, ottiene il miracolo del vino nuovo, che prefigura l’Eucaristia, segno supremo della presenza del suo Figlio risorto tra i discepoli.

4. Alla fine del racconto del primo miracolo di Gesù, reso possibile dalla fede salda della Madre del Signore nel suo divin Figlio, l’evangelista Giovanni conclude: "I suoi discepoli credettero in Lui" (2,11). A Cana Maria inizia il cammino della fede della Chiesa, precedendo i discepoli ed orientando a Cristo l’attenzione dei servi.

La sua perseverante intercessione incoraggia, altresì, coloro che vengono talora a trovarsi dinanzi all’esperienza del "silenzio di Dio". Essi sono invitati a sperare oltre ogni speranza, confidando sempre nella bontà del Signore.


Giovanni Paolo II Mercoledì, 5 marzo 1997

INDICE: LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II



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