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LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II
di mercoledì in mercoledì a partire dal 7 settembre 1995 al 13 novembre 1997


LA FEDE DELLA CHIESA SU MARIA








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"MARIA ALLE NOZZE DI CANA"
Mercoledì 26 febbraio 1997

1. Nell’episodio delle nozze di Cana, san Giovanni presenta il primo intervento di Maria nella vita pubblica di Gesù e pone in risalto la sua cooperazione alla missione del Figlio.

Fin dall’inizio del racconto l’evangelista avverte che "c’era la madre di Gesù" (2,1) e, quasi a voler suggerire che tale presenza sia all’origine dell’invito rivolto dagli sposi allo stesso Gesù ed ai suoi discepoli (cfr Redemptoris Mater, 21), aggiunge: "Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli" (2,2). Con tali notazioni Giovanni sembra indicare che a Cana, come nell’evento fondamentale dell’Incarnazione, Maria è colei che introduce il Salvatore.

Il significato ed il ruolo che assume la presenza della Vergine si manifesta quando viene a mancare il vino. Ella, da esperta ed avveduta donna di casa, se ne rende conto immediatamente ed interviene perché non venga meno la gioia di tutti e, in primo luogo, per soccorrere gli sposi in difficoltà.

Rivolgendosi a Gesù con le parole: "Non hanno più vino" (Gv 2,3), Maria gli esprime la sua preoccupazione per tale situazione, attendendone un intervento risolutore. Più precisamente, secondo alcuni esegeti, la Madre aspetta un segno straordinario, dal momento che Gesù non aveva del vino a disposizione.

2. La scelta di Maria, che avrebbe potuto forse procurare altrove il vino necessario, manifesta il coraggio della sua fede perché, fino a quel momento, Gesù non aveva operato alcun miracolo, né a Nazaret, né nella vita pubblica.

A Cana la Vergine mostra ancora una volta la sua totale disponibilità a Dio. Ella che nell’Annunciazione, credendo a Gesù prima di vederlo, aveva contribuito al prodigio del concepimento verginale, qui, fidando nel potere non ancora svelato di Gesù, provoca il suo "primo segno", la prodigiosa trasformazione dell’acqua in vino.

In tal modo Ella precede nella fede i discepoli che, come riferisce Giovanni, crederanno dopo il miracolo: Gesù "manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui" (Gv 2,11). Anzi, ottenendo il segno prodigioso, Maria offre un sostegno alla loro fede.

3. La risposta di Gesù alle parole di Maria: "Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora" (Gv 2,4), esprime un apparente rifiuto, quasi mettendo alla prova la fede della Madre.

Secondo un’interpretazione, Gesù dal momento in cui inizia la sua missione, sembra porre in discussione il naturale rapporto di figlio, chiamato in causa dalla madre. La frase, nella lingua parlata dell’ambiente, intende, infatti, sottolineare una distanza fra le persone, con l’esclusione della comunione di vita. Questa lontananza non elimina rispetto e stima; il termine "donna", con cui Egli si rivolge alla madre, è usato in un’accezione che ritornerà nei dialoghi con la Cananea (cfr Mt 15,28), con la Samaritana (cfr Gv 4,21), con l’adultera (cfr Gv 8,10) e con Maria Maddalena (cfr Gv 20,13), in contesti che manifestano un rapporto positivo di Gesù con le sue interlocutrici.

Con l’espressione: "Che ho da fare con te, o donna?", Gesù intende porre la cooperazione di Maria sul piano della salvezza che, impegnando la sua fede e la sua speranza, chiede il superamento del suo ruolo naturale di madre.

4. Di maggiore rilievo appare la motivazione formulata da Gesù: "Non è ancora giunta la mia ora" (Gv 2,4).

Alcuni studiosi del testo sacro, seguendo l’interpretazione di sant’Agostino, identificano tale "ora" con l’evento della Passione. Per altri, invece, essa si riferisce al primo miracolo in cui si sarebbe rivelato il potere messianico del profeta di Nazaret. Altri ancora ritengono che la frase sia interrogativa e prolunghi la domanda precedente:

"Che ho da fare con te, donna? Non è ancora giunta l’ora mia?". Gesù fa intendere a Maria che ormai egli non è più dipendente da lei, ma deve prendere l’iniziativa per fare l’opera del Padre. Maria, allora, si astiene docilmente dall’insistere presso di lui e si rivolge invece ai servi per invitarli a essergli obbedienti.

In ogni caso la sua fiducia nel Figlio viene premiata. Gesù, al quale Ella ha lasciato totalmente l’iniziativa, opera il miracolo, riconoscendo il coraggio e la docilità della Madre: "Gesù disse loro: ‘Riempite d’acqua le giare’; e le riempirono fino all’orlo" (Gv 2,7). Anche la loro obbedienza, pertanto, contribuisce a procurare vino in abbondanza.

La richiesta di Maria: "Fate quello che vi dirà", conserva un suo valore sempre attuale per i cristiani di ogni epoca, ed è destinata a rinnovare il suo effetto meraviglioso nella vita d’ognuno. Essa esorta ad una fiducia senza esitazione, soprattutto quando non si comprendono il senso e l’utilità di quanto il Cristo domanda.

Come nel racconto della Cananea (Mt 15,24-26), l’apparente rifiuto di Gesù esalta la fede della donna, così le parole del Figlio: "Non è ancora giunta la mia ora", insieme al compimento del primo miracolo, manifestano la grandezza della fede della Madre e la forza della sua preghiera.

L’episodio delle nozze di Cana ci esorta ad essere coraggiosi nella fede e a sperimentare nella nostra esistenza la verità della parola evangelica:

"Chiedete e vi sarà dato" (Mt 7,7; Lc 11,9).


Giovanni Paolo II Mercoledì 26 febbraio 1997

INDICE: LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II



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