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LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II
di mercoledì in mercoledì a partire dal 7 settembre 1995 al 13 novembre 1997


LA FEDE DELLA CHIESA SU MARIA








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Valore del concepimento verginale di Gesù
mercoledì 31 luglio 1996

1. Nel suo disegno salvifico Dio ha voluto che il Figlio unigenito nascesse da una Vergine. Tale decisione divina postula un profondo rapporto tra la Verginità di Maria e l'Incarnazione del Verbo. «Lo sguardo della fede può scoprire, in connessione con l'insieme della Rivelazione, le ragioni misteriose per le quali Dio, nel suo progetto salvifico, ha voluto che suo Figlio nascesse da una Vergine. Queste ragioni riguardano tanto la persona e la missione redentrice di Cristo, quanto l'accettazione di tale missione da parte di Maria in favore di tutti gli uomini». Il concepimento verginale, escludendo una paternità umana, afferma che il solo padre di Gesù è il Padre celeste e che nella generazione temporale del Figlio si riflette la generazione eterna: il Padre, che aveva generato il Figlio nell'eternità, lo genera anche nel tempo come uomo.

2. Il racconto dell'Annunciazione pone in risalto lo stato di «Figlio di Dio», conseguente all'intervento divino nel concepimento. «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35). Colui che nasce da Maria è già, in virtù della generazione eterna, Figlio di Dio; la sua generazione verginale, operata per intervento dell'Altissimo, manifesta che, anche nella sua umanità, egli è il Figlio di Dio. La rivelazione della generazione eterna nella generazione verginale è suggerita anche dalle espressioni contenute nel Prologo del Vangelo di Giovanni, che mettono in relazione la manifestazione del Dio invisibile, ad opera dell'«Unigenito che è nel seno del Padre» (Gv 1,18), con la sua venuta nella carne: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14). Narrando la generazione di Gesù, Luca e Matteo affermano anche il ruolo dello Spirito Santo. Questi non è il padre del Bambino: Gesù è Figlio unicamente dell'Eterno Padre (cf. Lc 1,32.35) che, per mezzo dello Spirito, opera nel mondo e genera il Verbo nella natura umana. Infatti, nell'Annunciazione l'angelo nomina lo Spirito «potenza dell'Altissimo» (Lc 1,35), in sintonia con l'Antico Testamento che lo presenta come la divina energia operante nell'esistenza umana, rendendola capace di azioni meravigliose. Manifestandosi al grado supremo nel mistero dell'Incarnazione, questa potenza, che nella vita trinitaria di Dio è Amore, ha il compito di donare il Verbo Incarnato all'umanità.

3. Lo Spirito Santo, in particolare, è la persona che comunica le divine ricchezze agli uomini e partecipa loro la vita di Dio. Egli, che nel mistero trinitario è l'unità del Padre e del Figlio, operando la generazione verginale di Gesù, unisce l'umanità a Dio. Il mistero dell'Incarnazione mette in luce anche l'incomparabile grandezza della maternità verginale di Maria: il concepimento di Gesù è frutto della sua generosa cooperazione all'azione dello Spirito d'Amore, fonte di ogni fecondità. Nel piano divino della salvezza, il concepimento verginale è pertanto annunzio della nuova creazione: per opera dello Spirito Santo, in Maria è generato colui che sarà l'uomo nuovo. Come afferma il Catechismo della Chiesa Cattolica, «Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, perché egli è il nuovo Adamo che inaugura la nuova creazione». Nel mistero di tale nuova creazione risplende il ruolo della verginale maternità di Maria. Chiamando Cristo «primogenito della Vergine», sant'Ireneo ricorda che, dopo Gesù, molti altri nascono dalla Vergine, nel senso che ricevono la vita nuova di Cristo. «Gesù è l'unico Figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare: Ella ha dato alla luce un Figlio che Dio ha fatto "il primogenito di una moltitudine di fratelli" (Rm 8,29), cioè dei fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre».

4. La comunicazione della vita nuova è trasmissione della figliolanza divina. Possiamo qui ricordare la prospettiva aperta da Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: colui che da Dio è stato generato dà ai credenti il potere di diventare figli di Dio (cf. Gv 1,12-13). La generazione verginale consente l'estensione della paternità divina: gli uomini sono resi figli adottivi di Dio in Colui che è Figlio della Vergine e del Padre. La contemplazione del mistero della generazione verginale ci fa dunque intuire che Dio ha scelto per suo Figlio una Madre Vergine, per offrire più ampiamente all'umanità il suo amore di Padre.

Giovanni Paolo II, mercoledì 31 luglio 1996

INDICE: LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II



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