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LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II
di mercoledì in mercoledì a partire dal 7 settembre 1995 al 13 novembre 1997


LA FEDE DELLA CHIESA SU MARIA








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Scopo e metodo dell'esposizione della dottrina mariana
mercoledì 3 gennaio 1996

1. Seguendo la Costituzione dogmatica Lumen gentium che, nel capitolo VIII, ha inteso «illustrare attentamente sia la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo Incarnato e del Corpo mistico, sia i doveri degli uomini redenti verso la Madre di Dio», vorrei offrire in queste mie catechesi una sintesi essenziale della fede della Chiesa su Maria, pur riaffermando col Concilio di non volere «proporre una dottrina esauriente», né «dirimere questioni dai teologi non ancora pienamente illustrate». È mio intento descrivere, innanzitutto, «la funzione della beata Vergine nel mistero del Verbo Incarnato e del Corpo Mistico», ricorrendo ai dati della Scrittura e della Tradizione apostolica e tenendo conto dello sviluppo dottrinale che si è prodotto nella Chiesa fino ai nostri giorni. Essendo, inoltre, il ruolo di Maria nella storia della salvezza strettamente collegato al mistero di Cristo e della Chiesa, non perderò di vista tali riferimenti essenziali che, offrendo alla dottrina mariana la giusta collocazione, permettono di scoprirne la vasta ed inesauribile ricchezza. L'esplorazione del mistero della Madre del Signore è veramente molto ampia ed ha impegnato nel corso dei secoli molti pastori e teologi. Alcuni, nel tentativo di mettere in risalto gli aspetti centrali della mariologia, l'hanno talvolta trattata insieme alla cristologia o alla ecclesiologia. Ma, pur tenendo conto della sua relazione con tutti i misteri della fede, Maria merita una trattazione specifica che ne metta in evidenza la persona e la funzione nella storia della salvezza alla luce della Bibbia e della Tradizione ecclesiale.

2. Sembra inoltre utile, seguendo le indicazioni conciliari, esporre accuratamente «i doveri degli uomini redenti verso la Madre di Dio, Madre di Cristo e Madre degli uomini, specialmente dei fedeli». Il ruolo assegnato a Maria dal disegno divino di salvezza richiede, infatti, ai cristiani non solo accoglienza ed attenzione, ma anche scelte concrete che traducano nella vita gli atteggiamenti evangelici di Colei che precede la Chiesa nella fede e nella santità. La Madre del Signore è destinata così ad esercitare un influsso speciale sul modo di pregare dei fedeli. La stessa liturgia della Chiesa ne riconosce il posto sin nella devozione e nell'esistenza di ogni credente. Occorre sottolineare che la dottrina e il culto mariano non sono frutti del sentimentalismo. Il mistero di Maria è una verità rivelata che s'impone all'intelligenza dei credenti ed esige da coloro che nella Chiesa hanno il compito dello studio e dell'insegnamento un metodo di riflessione dottrinale non meno rigoroso di quello usato in tutta la teologia. Del resto, Gesù stesso aveva invitato i suoi contemporanei a non lasciarsi guidare dall'entusiasmo nel considerare sua madre, riconoscendo in Maria soprattutto colei che è beata perché ascolta la parola di Dio e la mette in pratica (cf. Lc 11,28). Non solo l'affetto, ma soprattutto la luce dello Spirito deve guidare a capire la Madre di Gesù e il suo contributo all'opera di salvezza.

3. Sulla misura e sull'equilibrio da salvaguardare nella dottrina comune nel culto mariano, il Concilio esorta caldamente i teologi ed i predicatori della parola divina, «ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione...». Queste provengono da quanti incorrono in un atteggiamento massimalistico, che pretende di estendere sistematicamente a Maria le prerogative di Cristo e tutti i carismi della Chiesa. È necessario, invece, salvaguardare sempre, nella dottrina mariana, l'infinita differenza esistente fra la persona umana di Maria e la persona divina di Gesù. Attribuire a Maria il «massimo» non può diventare norma della mariologia, che deve fare costante riferimento a quanto la Rivelazione testimonia circa i doni fatti da Dio alla Vergine a motivo della sua eccelsa missione. Analogamente, il Concilio esorta teologi e predicatori ad «astenersi dalla grettezza di mente», cioè dal pericolo del minimalismo che può manifestarsi in posizioni dottrinali, in interpretazioni esegetiche e in atti di culto, tendenti a ridurre e quasi a vanificare l'importanza di Maria nella storia della salvezza, la sua verginità perpetua e la sua santità. Conviene sempre evitare simili posizioni estreme in virtù di una coerente e sincera fedeltà alla verità rivelata, così come è espressa nella Scrittura e nella Tradizione apostolica.

4. Lo stesso Concilio ci offre un criterio che permette di discernere l'autentica dottrina mariana: «Nella Chiesa, Maria occupa, dopo Cristo, il posto più alto e il più vicino a noi». Il posto più alto: dobbiamo scoprire questa altezza conferita a Maria nel mistero della salvezza. Si tratta, però, di una vocazione totalmente riferita a Cristo. Il posto più vicino a noi: la nostra vita è profondamente influenzata dall'esempio e dall'intercessione di Maria. Dobbiamo però interrogarci sul nostro sforzo di essere vicini a lei. L'intera pedagogia della storia della salvezza ci invita a guardare alla Vergine. L'ascesi cristiana di ogni epoca invita a pensare a lei come a modello di perfetta adesione alla volontà del Signore. Modello eletto di santità, Maria guida i passi dei credenti nel cammino verso il Paradiso. Mediante la sua prossimità alle vicende della nostra storia quotidiana Maria ci sostiene nelle prove, ci incoraggia nelle difficoltà, sempre additandoci la meta dell'eterna salvezza. Emerge in tal modo sempre più evidente il suo ruolo di Madre: Madre del suo Figlio Gesù, Madre tenera e vigile per ognuno di noi, ai quali dalla Croce il Redentore l'ha affidata perché l'accogliessimo come figli nella fede.

Giovanni Paolo II, mercoledì 3 gennaio 1996Maria in prospettiva trinitaria
mercoledì 10 gennaio 1996

1. Il Capitolo VIII della Costituzione Lumen gentium indica nel mistero di Cristo il riferimento necessario e imprescindibile della dottrina mariana. Significative sono, in proposito, le prime parole del Proemio: «Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, quando venne la pienezza del tempo, mandò il suo Figlio, nato da donna... affinché ricevessimo l'adozione in figliuoli (Gal 4,4-5)». Questo Figlio è il Messia, atteso dal popolo dell'Antica Alleanza, mandato dal Padre in un momento decisivo della storia, la «pienezza del tempo» (Gal 4,4), che coincide con la sua nascita nel nostro mondo da una donna. Colei che ha introdotto nell'umanità il Figlio eterno di Dio non potrà mai essere separata da Colui che si trova al centro del disegno divino attuato nella storia. Il primato di Cristo è manifestato nella Chiesa, suo mistico Corpo: in essa infatti «i fedeli aderiscono a Cristo Capo e sono in comunione con tutti i suoi santi». È Cristo che attrae a sé tutti gli uomini. Essendo, nel suo ruolo materno, intimamente unita a suo Figlio, Maria contribuisce ad orientare verso di lui lo sguardo e il cuore dei credenti. Ella è la via che conduce a Cristo: infatti, Colei che «all'annuncio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio» ci mostra come accogliere nella nostra esistenza il Figlio disceso dal cielo, educandoci a fare di Gesù il centro e la «legge» suprema della nostra esistenza.

2. Maria ci aiuta, altresì, a scoprire, all'origine di tutta l'opera della salvezza, l'azione sovrana del Padre che chiama gli uomini a diventare figli nell'unico Figlio. Evocando le bellissime espressioni della Lettera agli Efesini: «Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo» (Ef 2,4), il Concilio attribuisce a Dio il titolo di «misericordiosissimo»: il Figlio «nato da donna» appare, così, come frutto della misericordia del Padre, e fa capire meglio come questa Donna sia «madre di misericordia». Nel medesimo contesto, il Concilio chiama pure Dio «sapientissimo», suggerendo una particolare attenzione allo stretto legame esistente fra Maria e la sapienza divina che, nel suo arcano disegno, ha voluto la maternità della Vergine. 

3. Il testo conciliare ci ricorda altresì il singolare vincolo che unisce Maria allo Spirito Santo, con le parole del Simbolo Niceno-costantinopolitano che recitiamo nella Liturgia eucaristica: «Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo, e si incarnò per opera dello Spirito Santo da Maria Vergine». Esprimendo l'immutata fede della Chiesa, il Concilio ci ricorda che la prodigiosa incarnazione del Figlio è avvenuta nel seno della Vergine Maria senza concorso di uomo, per opera dello Spirito Santo. Il Proemio del capitolo VIII della Lumen gentium indica, così, nella prospettiva trinitaria una dimensione essenziale della dottrina mariana. Tutto, infatti, viene dalla volontà del Padre, che ha inviato il Figlio nel mondo, manifestandolo agli uomini e costituendolo Capo della Chiesa e centro della storia. Si tratta di un disegno che si è compiuto con l'Incarnazione, opera dello Spirito Santo, ma con il concorso essenziale di una donna, Maria Vergine, entrata così ad essere parte integrante nella economia della comunicazione della Trinità al genere umano.

4. La triplice relazione di Maria con le Persone divine è ribadita con parole precise anche nella illustrazione, del tipico rapporto che lega la Madre del Signore alla Chiesa: «È insignita del sommo officio e dignità di Madre del Figlio di Dio, e perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo». La dignità fondamentale di Maria è quella di «Madre del Figlio», che viene espressa nella dottrina e nel culto cristiano con il titolo di «Madre di Dio». Si tratta di una qualifica sorprendente, che manifesta l'umiltà del Figlio unigenito di Dio nella sua Incarnazione, e, in connessione con questa, il sommo privilegio concesso alla creatura chiamata a generarlo nella carne. Madre del Figlio, Maria è «figlia prediletta del Padre» in modo unico. A lei è concessa una somiglianza del tutto speciale tra la sua maternità e la paternità divina. E ancora: ogni cristiano è «Tempio dello Spirito Santo», secondo l'espressione dell'apostolo Paolo (1Cor 6,19). Ma questa affermazione assume un significato eccezionale in Maria: in lei, infatti, la relazione con lo Spirito Santo si arricchisce della dimensione sponsale. L'ho ricordato nella Enciclica Redemptoris Mater: «Lo Spirito Santo è già sceso su di lei, che è diventata la fedele sua sposa nella annunciazione, accogliendo il Verbo di Dio vero...».

5. La relazione privilegiata di Maria con la Trinità le conferisce pertanto una dignità che supera di molto quella di tutte le altre creature. Lo ricorda espressamente il Concilio: per questo «dono di grazia esimia» Maria «precede di gran lunga tutte le altre creature». Eppure, tale dignità altissima non impedisce che Maria sia solidale con ciascuno di noi. Prosegue infatti la Costituzione Lumen gentium: «Insieme però è congiunta nella stirpe di Adamo con tutti gli uomini bisognosi di salvezza» ed è stata «redenta in modo sublime in considerazione dei meriti del Figlio suo». Emerge qui il significato autentico dei privilegi di Maria e dei suoi rapporti eccezionali con la Trinità: essi hanno lo scopo di renderla idonea a cooperare alla salvezza del genere umano. La grandezza incommensurabile della Madre del Signore rimane, pertanto, un dono dell'amore di Dio a tutti gli uomini. Proclamandola «beata» (Lc 1,48), le generazioni esaltano le «grandi cose» (Lc 1,49) che l'Onnipotente ha fatto in lei per l'umanità «ricordandosi della sua misericordia (Lc 1,54)».

Giovanni Paolo II, mercoledì 10 gennaio 1996

INDICE: LE 70 CATECHESI MARIANE DI GIOVANNI PAOLO II



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