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La venuta del Paraclito "Spirito di verità" e difensore dei credenti


"Quando sarà venuto, il Paraclito dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio". (Giovanni 16,8)




Gesù nel Cenacolo parla a lungo ai suoi discepoli, mentre cala il crepuscolo sulla città santa, e questi discorsi si distendono nei capitoli 13-17 del quarto Vangelo. Il loro movimento è stato comparato dagli studiosi alle onde della risacca che ritornano sulla spiaggia in forme sempre diverse pur occupando lo stesso spazio.

Così, Gesù ribadisce ripetutamente, ma con iridescenze differenti, il tema dell’amore e per ben cinque volte promette la venuta dello Spirito Santo o Spirito di verità o Paraclito. Quest’ultimo termine è di matrice giuridica e in pratica designa l’avvocato difensore: perciò lo Spirito inviato dal Padre, oltre al compito di far comprendere in pienezza la “verità”, cioè la rivelazione portata da Gesù, si ergerà in difesa della comunità dei credenti nel processo che il mondo aprirà contro di loro.

In questo atto giudiziario Gesù delinea tre temi dell’arringa che il Paraclito terrà a tutela di Cristo e di coloro che credono in lui. Metterà in luce e accuserà una triplice colpa del mondo, visto negativamente come coloro che rigettano Cristo e il bene e si collocano sotto le insegne del “principe di questo mondo”, Satana. Il primo atto di accusa riguarda il “peccato” che è così spiegato da Gesù: «Perché non credono in me» (16,9). È, dunque, l’incredulità la prima grande colpa, come si diceva a Nicodemo: «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce perché le loro opere erano malvagie» (3,19).

Il secondo atto forense del Paraclito riguarda la “giustizia”, e la spiegazione è sorprendente (sant’Agostino riteneva il passo difficilissimo): «Perché vado al Padre e non mi vedrete più» (16,10).

La “giustizia” in questione è quella divina espressa in Cristo: egli è venuto nella storia ad annunciare la parola di Dio e l’amore, dimostrando così la volontà di salvezza (nel linguaggio biblico “la giustizia”) del Padre e attestando di essere Figlio.

Ma non fu accolto e, così, ora – mentre svela la sua divinità ritornando al Padre – condanna il rifiuto che il mondo ha compiuto della salvezza da lui offerta. Infine, lo Spirito Santo Paraclito annuncia il “giudizio”: infatti, aggiunge Gesù, «il principe di questo mondo è già condannato» (16,11). Il Cristo crocifisso sembra il segno della sconfitta e della sentenza di condanna; in realtà, quella croce si ribalta in una disfatta del male e in un trionfo del bene e dell’amore.

Lassù, sul Golgota, si consuma in una sorta di anticipazione quello che l’Apocalisse descriverà per la fine della storia: il Messia è esaltato, Satana è incatenato e precipitato nello stagno di fuoco (c. 20).







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