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Voi siete dči


"Non č forse scritto nella vostra Legge: «Io ho detto voi siete dči»? Se essa ha chiamato dči coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio, a colui che il Padre ha consacrato e mandato voi dite: Tu bestemmi?" (Giovanni 10, 34-36)





Nella scena rappresentata dal quarto evangelista, la tensione tra Gesů e i suoi interlocutori gerosolimitani č forte e assume i toni di una diatriba rabbinica, come accade piů di una volta nel confronto tra il maestro di Nazaret e gli scribi e i farisei.

Da un lato, c’č un atto d’accusa veemente: «Noi non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio». D’altro lato, Gesů replica con il passo biblico oscuro che abbiamo proposto e che si lega appunto a una disputa esegetica.

Il rimando č a un versetto del Salmo 82, una composizione breve, ma un po’ enigmatica. In essa Dio interviene accusando i giudici di emettere sentenze inique, eppure – dice loro – «voi siete dči, siete tutti figli dell’Altissimo» (v. 6). Questo strano appellativo rivolto ai magistrati č da intendere metaforicamente: essi sono delegati di Dio stesso perché – come ripete spesso la Bibbia – «il giudizio appartiene a Dio» (per esempio, Deuteronomio 1,17).

A uomini viene, quindi, attribuito, sia pu- re indirettamente, il titolo di ’ elohîm , “dči”, “essere divino”. Gesů, allora, secondo un procedimento rabbinico che a noi sembra simile a un sofisma ma che era accettato dalla modalitŕ di discussione di quel tempo, deduce una conclusione a fortiori . Se, infatti, si applica a persone comuni il titolo di “dči”, “esseri divini”, senza imbarazzo – come appunto nel caso dei giudici – perché si reagisce cosě radicalmente nei confronti di Cristo, accusando di bestemmia lui che porta la parola di Dio, anzi, che č stato inviato da Dio stesso per una missione di annunzio e di conversione?

I giudici potevano essere chiamati ’elohîm , “dči”, perché erano il tramite della parola divina che determinava il giusto e l’ingiusto. Perché mai – si chiede Gesů – non posso essere chiamato “Figlio di Dio”, io che vi porto la suprema parola divina? Si delinea qui la consapevolezza di Cristo di essere il Santo, l’Inviato e il Figlio di Dio. Sarŕ proprio attorno a un titolo cosě alto che si svilupperŕ da questo momento in avanti il contrasto decisivo tra Gesů e le autoritŕ ebraiche. Davanti a Pilato essi, infatti, non avranno esitazione: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si č fatto Figlio di Dio» (Giovanni 19,7).







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