Una mensa festiva con inni di gioia


Nel lungo percorso sui testi biblici del Lezionario liturgico del matrimonio, abbiamo omesso i Salmi responsoriali che, spesso, sono di taglio più generico, simili a inni di gioia e di lode. In tre di loro però brilla la componente familiare. La fede, il lavoro, la sposa, i figli occupano il delizioso quadretto orante del Salmo 128 (127), costruito nell’originale ebraico con sole 45 parole, eppure denso di pace, luce e gioia. Il Salmo è diventato un classico della liturgia nuziale ebraica e cristiana.

Si articola lungo due movimenti, una beatitudine («Beato l’uomo...») e una benedizione («Ti benedica...»). Il primo movimento è tutto “verde”, dominato dalla simbologia della vite e dell’olivo, i due alberi mediterranei emblema dell’Israele biblico. La vite, stemma di Israele in molti passi biblici (Salmo 80; Isaia 5, ad esempio), è applicata alla donna in quanto generatrice. Come una vigna lussureggiante, appesantita da grossi grappoli e dall’abbondante fogliame, è indizio di prosperità e di vita, così la donna feconda, circondata dai suoi figli, è espressione di felicità e di benessere.

Anche l’olivo è simbolo di Israele e di prosperità; l’olio fortifica e consacra (vedi il Salmo 133) e indica benessere, (vedi Giobbe 29,6). Qui l’immagine è applicata ai figli giovani, densi di linfa come un albero maestoso di ulivo dai germogli carichi di vitalità. È un quadretto radioso, una sorta di sceneggiatura ideale della famiglia sotto lo sguardo benevolo di Dio. A essa attingeva anche il poeta francese Corneille (1606-1684) scrivendo questo augurio nuziale: «Le donne delle nostre famiglie siano come queste vigne feconde che avvolgono il giro delle case. Esse vi daranno i frutti degni promessi da un amore perfetto». Il secondo movimento, quello della benedizione familiare, promana dal tempio di Sion, cioè da Dio stesso, e avvolge l’arco intero dell’esistenza («tutti giorni della tua vita»).

La benedizione nella Bibbia designa un’esperienza fisica e spirituale, biologica e interiore dei doni e della grazia di Dio. La formula della benedizione inserisce la famiglia nel tessuto sociale della città, Gerusalemme, il cui nome si connette al saluto ebraico shalôm, “pace”. Si chiude, con questo orizzonte luminoso, il Salmo 128, canto ottimistico dell’esistenza familiare che affonda le radici nelle realtà umane dell’amore, della vita, del lavoro e della società, segni dell’amore divino. Riproponiamo questo carme festoso per la preghiera familiare, aggiungendovi un rimando alla tradizione giudaica che, basandosi sul Salmo, ha costruito le «sette benedizioni per le nozze», da usare nel culto sinagogale.

Da esse estraiamo questo augurio orante: «Benedetto, o Signore, che hai concesso allo sposo e alla sposa giubilo, canto, gioia, allegria, amore, pace, fratellanza e amicizia! Possano presto e per sempre, o Signore, risuonare grida di gioia a Gerusalemme, citta santa. Possa levarsi piena la voce giubilante dello sposo e quella della sposa e i cori gioiosi di chi alla loro gioia si accompagna. Benedetto, o Signore, che rallegri lo sposo con la sua sposa!».



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