I due saranno una sola carne


«Dall’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto» (Marco 10,6-9). Questo passo, già commentato nella versione di Matteo, lo riproponiamo nella forma originaria marciana per la sua rilevanza nella definizione della struttura cristiana profonda del matrimonio e della famiglia, disegnata all’interno dell’amore umano dallo stesso Creatore.

Gesù, infatti, rimanda al «principio», cioè al pensiero originario di Dio nella creazione della coppia, e le sue parole sono le stesse del Libro della Genesi (2,24), a cui aggiunge solo un breve commento finale sull’indissolubilità dell’autentico legame d’amore. Nel suo discorso possiamo intravvedere quattro nette dichiarazioni.

La prima è una citazione del primo racconto della creazione: «Dio li creò maschio e femmina» (Genesi 1,27). La dualità sessuale è un bene, è una qualità iscritta nell’umanità da Dio stesso, anzi è un riflesso della fecondità divina che crea sempre nuovi esseri sulla terra. La seconda asserzione è tratta dal secondo racconto della creazione: «L’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola» (Genesi 2,24). Gesù ricorda che ogni matrimonio spezza un passato e inaugura un futuro. La famiglia precedente, le esperienze della giovinezza, i legami del passato restano ancora ma sono superati dal nuovo orizzonte che si schiude davanti alla famiglia nuova che sta nascendo.

La terza dichiarazione è propria di Gesù ed è un suo commento quasi letterale alla frase della Genesi citata («I due saranno una carne sola»): «Così non sono più due, ma una sola carne». È la celebrazione dell’unità profonda creata dall’amore: i sessi sono due, le individualità dell’uomo e della donna sono reali e buone ma l’amore riesce a compiere il miracolo del fondere senza confondere. La quarta e ultima frase, costituisce il vertice del ragionamento di Gesù: nella discussione con i farisei sul divorzio Cristo conclude affermando che «l’uomo non deve separare ciò che Dio ha congiunto».

Dio è introdotto come radice dell’unità della coppia. Come osserva un commentatore di Marco, «il divieto del divorzio non è assolutamente dedotto da un processo naturale ma dalla volontà di Dio che dispone liberamente ».

Il matrimonio così come Dio lo desidera e lo sogna per le sue creature è limpido e totale, fondato su un amore che non conosce riserve e limiti, pronto a valicare anche la separazione della morte. La vicenda matrimoniale autentica non può, quindi, essere vissuta come un’avventura fatua o come un innamoramento temporaneo. È una scelta radicale che coinvolge mente, cuore, volontà e azione. Ed è un’esperienza da conquistare ogni giorno, da vivere in ogni momento con attenzione e purezza d’animo.



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