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Il “vino vecchio” e il “messaggio nuovo” di Cristo


"Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perchè dice: «Il vecchio è gradevole! »" (Luca 5,39)



Se la vigna è simbolo di Israele (vedi Is 5,1-7 o il Sal 80), il vino è per la Bibbia un segno ambivalente. È innanzitutto un’espressione di festa e di allegria perché «allieta il cuore dell’uomo» (Sal 104,15). L’era messianica è tratteggiata con immagini “enologiche”: «Verranno giorni in cui dai monti stillerà vino nuovo e colerà giù dalle colline» (Am 9,14).

A partire da Noè, il vino è capace di generare gioia, amore, amicizia, festa. Ma non è privo di rischi e Noè insegna... Noi ci accontentiamo di evocare due passi molto brillanti della letteratura sapienziale. Il primo è del Siracide, sapiente del II sec. a.C.: «Non fare forte uso del vino perché esso ha mandato molti in rovina... Il vino è come la vita per gli uomini, purché tu lo beva con misura. Che vita è mai quella senza vino? Fin dagli inizi è stato creato per la gioia degli uomini. Allegria del cuore e gioia dell’anima è il vino bevuto a tempo e a misura. Amarezza dell’anima è, invece, il vino bevuto in quantità, con eccitazione e per sfida. L’ubriachezza accresce, infatti, l’ira dello stolto a sua rovina...» (31,25-30).

L’altro passo è tutto da leggere nel libro dei Proverbi (24,29-35) per la sua vivacità ed efficacia. Ne citiamo qualche battuta: «Non guardare il vino come rosseggia, come scintilla nella coppa e come scorre giù morbidamente: finirà per morderti come un serpente e pungerti come una vipera. I tuoi occhi vedranno cose strane e la tua mente dirà cose sconnesse...». Fermiamoci qui, osservando però che Gesù amava il vino al punto da meritarsi l’epiteto di “beone” (oinopotes in greco) dai suoi detrattori (Matteo 11,19). Egli, però, andrà ben oltre nell’assegnare a questa realtà un valore inedito quando, nell’Ultima Cena, lo assumerà a segno del suo sangue. Ma che significa la frase evangelica sopra proposta? Essa segue una considerazione di Gesù sul vino nuovo che va conservato in otri nuovi perché i vecchi si romperebbero (Luca 5,37-38).

L’allusione è al suo messaggio così nuovo da spaccare i vecchi schemi della tradizione giudaica. In questa linea si deve interpretare il passo citato. Gesù è venuto offrendo un vino nuovo che risulta sgradito a chi ha il palato abituato al vino vecchio della Legge e di quelle norme del giudaismo tradizionale che la interpretano. Essi, infatti, rigettano il gusto che ha il vino innovativo del messaggio di Cristo e ripetono: «Il vino vecchio, questo sì, che è gradevole!». Si riflette in questa frase anche la personale convinzione dell’evangelista, discepolo di san Paolo, e come lui testimone del rigetto di molti strati del giudaismo per il “vino nuovo” del messaggio cristiano.







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