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Dall’applauso all’assalto contro Gesù


"Tutti erano meravigliati dalle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca... Tutti si riempirono di sdegno.Si alzarono e lo cacciarono fuori..." (Luca 4, 22.28-29)


Nella modesta sinagoga del suo villaggio, Nazaret, Gesù tiene un discorso che agli occhi di Luca risulta programmatico. Sulla base di una citazione del profeta Isaia, Cristo si presenta come consacrato dallo Spirito divino per la missione di «evangelizzare i poveri, annunziare ai prigionieri la liberazione, il dono della vista ai ciechi, di liberare gli oppressi e inaugurare l’anno di grazia del Signore» (Luca 4,18-19; Isaia 61,1-4).

È curioso notare che la citazione isaiana è tronca, perché si esclude la dura frase successiva: «Inaugurare un giorno di vendetta per il nostro Dio». Gesù è venuto per annunziare la “buona novella” (“evangelizzare” in greco). È naturale l’applauso che scatta nell’uditorio che pure si stupisce per la successiva affermazione di colui che ai loro occhi rimane pur sempre solo «il figlio di Giuseppe»: «Oggi è giunta a pienezza la Scrittura che voi avete ascoltato» (4,21).

Sorprende il fatto che Gesù continui il suo sermone e che si assista a uno strano mutamento di umore della folla che dall’applauso passa all’assalto, fino al punto di spintonare l’oratore trascinandolo davanti a una voragine che si apriva nei pressi del villaggio, nel tentativo di farvelo precipitare. Molti studiosi pensano che Luca abbia fuso insieme due episodi. Un primo brano narrava la visita alla sinagoga nazaretana con il successo di Cristo, agli inizi del suo ministero. Un secondo testo riferiva l’incomprensione e il rifiuto successivi, dopo che la predicazione di Gesù si era estesa a tutta la regione e aveva generato reazioni di forte ostilità, come si riscontra in molte pagine evangeliche.

Tuttavia si potrebbe giustificare questa inattesa variazione di umore anche tenendo compatto l’episodio e il testo lucano. Infatti Gesù prosegue nel suo discorso (4,23-27) e allarga l’orizzonte della sua missione, evocando i precedenti dei profeti Elia ed Eliseo che salvarono anche alcuni pagani. Egli, perciò, si presenta non solo come Messia per Israele (creando qualche imbarazzo, se è vero che Gesù cita il proverbio ironico «Medico, cura te stesso!»), ma anche come salvatore oltre i suoi confini, superando lo stretto perimetro del suo villaggio e della sua patria.

Comunque, è vero quello che annota la Bibbia di Gerusalemme nel suo commento: «Luca ha saputo trarre da questo testo complesso una pagina mirabile, che egli ha conservato all’inizio del ministero di Gesù come una scena inaugurale, nella quale dipinge, in un compendio simbolico, la missione di grazia di Gesù e il rifiuto del suo popolo».







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