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Essere e Vivere da Cristiani


IX° Comandamento: «Non desiderare la donna d'altri»

di Padre Francesco Pio M. Pompa, FI da Il Settimanale di Padre Pio



Non possiamo tacere circa la situazione di degrado morale che caratterizza la nostra società del benessere che, in fatto di vita morale, si trova a livello di quella descritta da san Paolo nella Lettera ai Romani: «Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa» (1,26-32).

La cultura moderna, di estrazione illuministica e secolaristica, ritiene che la sessualità sia libera da ogni norma morale e che possa essere esercitata liberamente dai singoli soggetti. Alla radice si rivendica un diritto illimitato della persona: diritto di essere arbitro delle proprie decisioni e delle proprie azioni. Questa libertà radicale riguarda anche la sessualità. Si rivendica, di conseguenza, la libertà sessuale come si rivendica la libertà di manifestare il proprio pensiero o la libertà di stampa.

Talvolta, anche in ambito cristiano (dove di cristiano è rimasto poco o niente), si cerca di giustificare, in qualche modo, la cultura secolaristica sulla sessualità e sulla libertà sessuale, affermando che l’“amore” giustificherebbe le relazioni sessuali, anche fuori del matrimonio. La filosofia che sorregge questa tesi è chiara: dove c’è amore non c’è peccato. Come se fosse l’amore, e non la norma oggettiva, la legge data da Dio, a decidere della qualità positiva o negativa di una scelta, di un’azione.

La libertà sessuale è, infine, sostenuta dalle correnti più radicali e libertarie che contestano e rifiutano il matrimonio di qualunque modello, ritenendolo una «gabbia» dell’amore umano, un’istituzione coercitiva della libertà della persona.

La Chiesa cattolica giudica inaccettabile, anche per le conseguenze sociali, la teoria della libertà sessuale e ritiene illecito, un grave disordine morale, il libero uso della sessualità, sia per soddisfare l’istinto sessuale, sia fra due partner che si amino. La Chiesa fonda il suo giudizio sulla Sacra Scrittura.

«La purezza cristiana richiede una purificazione dell’ambiente sociale. Esige dai mezzi di comunicazione sociale un’informazione attenta al rispetto e alla moderazione. La purezza del cuore libera dal diffuso erotismo e tiene lontani dagli spettacoli che favoriscono la curiosità morbosa e l’illusione» (CCC, n. 2525).


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