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Gesù, il Maestro che ascolta ogni cuore
di fratel Marco Cosini da Eco di Terrasanta giugno 2011



«Qual è il primo di tutti i comandamenti?» (Mc 12,28). È la domanda che Gesù si è sentito rivolgere durante uno dei suoi giorni di vita pubblica nei quali attraversava le strade della Palestina annunciando il Vangelo. Una domanda certamente da leggere nel contesto dell’esperienza religiosa del popolo di Israele, sempre alla ricerca di qualcuno capace di sintetizzare in poche parole e in pochi princípi il complesso impianto normativo della Torah, la parte della Bibbia più importante, costituita dai primi cinque libri (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio).

Il cuore di tale rivelazione lo incontriamo in pochi versetti nel libro del Deuteronomio: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze» (Dt 6,4-5). Ma sullo sfondo della domanda che lo scriba rivolge a Gesù c’è una prospettiva di portata universale che potrebbe suonare così: per cosa vale la pena vivere? E la sua risposta, che tutti conosciamo bene, riprende i versetti del Deuteronomio.

Ciò che veramente conta di più nella vita è: «Ascolta, Israele…» (Mc 12,29). Troppo spesso ci si precipita alle parole successive di Gesù che attestano nell’amore di Dio e del prossimo il comandamento più importante. Ma Gesù non omette quei due termini con cui inizia la citazione del libro della legge: «Ascolta, Israele! ». Tale ascolto d’altra parte è quello predicato dai profeti e richiamato dai libri sapienziali: il libro del Siracide ad esempio con profondo acume e sintesi sapiente ribadisce che «discernimento, lingua, occhi, orecchi e cuore diede loro per pensare» (Sir 17,5).

Ascolta! L’immagine più comune di Gesù alla quale ci rifacciamo con la nostra memoria e che è maggiormente rappresentata nella letteratura, nell’arte, nel canto, è senza dubbio quella del Maestro intento a parlare, insegnare, predicare. Tutti verbi che dicono in vario modo che Egli è, come è vero, il Verbo, la Parola di Dio incarnata e che rivela il mistero di Dio e del suo Regno.

Meno frequentemente viene proposto il volto di Gesù che ascolta. Eppure tale atteggiamento non può essere stato assente da Colui che più di ogni altro invita all’ascolto. Se leggiamo con attenzione il Vangelo infatti non sono pochi gli episodi nei quali si descrive il Signore intento ad ascoltare.

Anzitutto Gesù ascolta la voce del Padre che nei momenti cruciali della sua vita (il battesimo al Giordano in Mt 3,17, la trasfigurazione sul Tabor in Mc 9,7) annuncia che Egli è il Figlio, l’amato. O ancora nei discorsi dell’ultima cena nel Vangelo di Giovanni, la voce del Padre annuncia che il suo proprio nome «l’ho glorificato e lo glorificherò ancora» (Gv 12,28). Da tali parole Gesù ascolta il cuore del Vangelo stesso, e trova la consapevolezza, la forza e le parole necessarie per annunciarlo a tutti gli uomini.

Ascolta poi il cuore dell’uomo nei suoi desideri e bisogni più veri, attraverso un’accoglienza incondizionata che non esclude nessuno dal suo orizzonte vitale.

È noto l’episodio in cui Gesù ascolta e impara da uno straniero che gli insegna come si possa essere credenti in lui anche se ancora non si è riconosciuta la fede di Israele (Lc 7,1-10). È il famoso episodio del centurione che manda alcuni a implorare per la guarigione del suo servo. Il soldato romano confida ciecamente nella forza della Parola di Gesù, tanto che arriva ad affermare che qualunque cosa Gesù possa dire, si realizzerà: «dì una parola e il mio servo sarà guarito» (Lc 7,7). È la prerogativa tipica di Dio stesso che crea con la forza della Parola. Gesù è meravigliato ed ammirato dalla fede di quest’uomo e rivela a tutti che in Israele non esiste credente più convinto di questo straniero. Gesù si lascia raggiungere dunque da quella esperienza, la ascolta e ne fa tesoro dentro il suo percorso di crescita personale.

La sua capacità di stupirsi e di imparare inoltre attraversa l’esperienza di un credente, di uno scriba del quale afferma che non è lontano dal Regno di Dio. È proprio la stessa persona che gli ha rivolto la domanda sul primo e più grande comandamento della legge. Sembra di udire la felicità di un uomo che finalmente ha incontrato nella voce di Gesù la conferma di quanto già percepiva da tempo e cioè che l’ascolto e l’amore siano realmente la strada maestra per una vita degna di essere vissuta e per entrare nel Regno dei cieli. E proprio questa strada è stata percorsa da Gesù stesso, da Betlemme al Calvario.

Dall’ascolto, dunque, la Parola che salva. Dalla contemplazione silenziosa derivano i gesti della Salvezza. Abbiamo nel cuore e nella mente le diverse notti di Gesù trascorse immerso nella preghiera. Non è la proposta del Figlio di Dio che dà l’esempio ai suoi discepoli, ma è il maestro stesso, è Dio stesso che vive di contemplazione, che non può fare a meno di ritrovare se stesso nel silenzio, nell’adorazione, nell’ascolto, del dialogo confidente con il Padre. Tale ascolto, di Dio e del prossimo, è una caratteristica tipica del Nazareno, che denota un allenamento costante a stare davanti alla presenza di Dio e dell’uomo. Un atteggiamento imparato nel corso della sua vita, esercitato fin da bambino, in una apertura inimmaginabile e incondizionata al mistero della vita.





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