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9 Settembre - S. Tommaso da Villanova Vescovo.


Chiamato il «S. Bernardo spagnolo» per la sua teologia sulla Madonna, l'amore divino e la pastorale, S. Tommaso da Villanova, nato a Fuenllana nel 1486, è una delle figure più rappresentative del suo secolo. A pochi giorni dalla nascita venne portato a Villanova de los Infantes, dove la famiglia aveva il proprio domicilio. Fin dalla fanciullezza diede prova di commovente carità, privandosi di tutto per i poveri. Si racconta che un giorno, trovandosi solo in casa, decimò il pollaio per non donare ai questuanti la solita manciata di farina. Acquistata una vasta formazione culturale, nel 1516 emise la professione religiosa tra gli agostiniani e due anni dopo venne ordinato sacerdote. Contro la sua volontà venne eletto quasi subito superiore e in questo incarico restò ininterrottamente fino al 1544, quando fu proposto dallo stesso imperatore Carlo V alla sede vescovile di Valencia.

Come vescovo di Valencia, dove fece il suo ingresso il 10 gennaio 1545 in abiti tanto dimessi da essere scambiato per un povero curato di campagna, fissò un programma di lavoro ispirato « all'idea del buon Pastore, agli insegnamenti di S. Paolo e agli esempi dei grandi vescovi dell'antichità cristiana, in specie Agostino, Ambrogio e Gregorio Magno, dei cui scritti era profondamente nutrito ». Nello stesso anno iniziò la visita pastorale alle varie comunità parrocchiali. Per non trascurare questi impegni pastorali, non volle abbandonare la sua sede neppure per recarsi all'apertura del concilio di Trento, ottenendone la dispensa. Organizzò varie forme di assistenza, in particolar modo per alleviare sofferenze e soccorrere creature innocenti, come i neonati abbandonati: nel palazzo vescovile aveva creato un brefotrofio dotato dei mezzi più idonei alla protezione delle giovani vite.

Arrivò al punto di donare perfino il suo letto, non avendo altro in quel momento da dare. Una volta, come S. Pietro, guarì uno storpio (il celebre pittore Murillo ne dipinse la scena), non avendo denaro da offrirgli. Morì circondato dall'amore dei suoi poveri l'8 settembre 1555, senza essere mai uscito dalla propria diocesi, neppure per recarsi a salutare la madre. Alessandro VII lo incluse nell'albo dei santi il 10 novembre 1658, dedicandogli la parrocchia di Castel Gandolfo, presso cui sorge la villa per il soggiorno estivo dei papi. Frutto della sua attività di predicatore sono i sei volumi che raccolgono le sue prediche e le regole di vita cristiana, dettate più col proprio esempio che con la esortazione, secondo la massima evangelica del «coepit tacere et docere», prima fare e poi insegnare.


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