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30 Ottobre - S. Gerardo


Oggi, il Martirologio Romano fissa il ricordo di S. Gerardo vescovo a Potenza nella Lucania. Era questi nativo di Piacenza e, trasferitosi a Potenza, venne scelto come vescovo per le sue virtù e la sua attività taumaturgica. Morto dopo appena otto anni di episcopato, il suo successore Manfredo ne scrisse una Vita forse troppo dichiaratamente panegiristica e soprattutto ne ottenne una canonizzazione «viva voce» (ossia senza documentazione scritta) da parte del papa Callisto II (1119-24). Ma c'è un altro Gerardo, nativo anch'egli del Potentino, che ha avuto ed ha fama ben maggiore del vescovo medievale. Si tratta di S. Gerardo Maiella, uno dei santi più popolari dell'Italia meridionale. E il motivo c'è per questa popolarità: egli infatti viene (o veniva?) invocato soprattutto dalle gestanti e dalle partorienti.

Agli inizi del 1800, circa cinquant'anni dopo la sua morte, fin medico di Grassano (Matera) dichiarava: «Da molti anni io non esercito più la professione del medico. L'esercita per me fratel Gerardo»: questo medico prendeva talmente sul serio il patrocinio di Gerardo, che sarebbe stato proclamato beato solo nel 1893, che anziché medicine preferiva lasciare alle sue pazienti un'immagine del buon religioso. E il Tannoia, nella Vita scritta verso il 1806, dichiarava: «Fratel Gerardo è speciale protettore dei parti per cui in Foggia non vi è donna partoriente che non ne abbia l'immagine e non invochi il suo patrocinio». Singolare « rivincita da santo » per le sofferenze causàtegli dalle calunnie di una donna, un'ex-monaca per la cronaca, che venne troppo facilmente creduta dai suoi superiori.

In realtà S. Gerardo, che sul letto di morte poteva confessare di non saper neppure che cosa fosse una tentazione impura, aveva della donna una concezione superiore: vedeva infatti in ogni donna un'immagine di Maria, «lode perenne della SS.ma Trinità ». Erano gli slanci mistici di un'anima semplice, ma piena di ardore spirituale. Esclamava spesso: « Il mio caro Dio; lo Spirito Santo mio », sentendo intima a lui la bontà e l'amore infinito di Dio. Più che un asceta, è un mistico.

La sua vita è piena di privazioni, di sofferenze, di umiliazioni, ma tutto è profondamente animato, finalizzato ad un incontro vivo e personale con Dio. Ed è questo che resta di lui, al di là di talune autentiche « stravaganze », che possono sconcertare i « benpensanti ». C'è qualcosa di autentico e di genuino anche nelle sue esagerazioni che forse gli hippies dei nostri giorni hanno reso di nuovo attuali. Ma quella di S. Gerardo fu una contestazione dal di dentro.


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