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24 Ottobre - S. Antonio Maria Claret Vescovo.


Quinto di dieci figli di un modesto tessitore della Catalogna, Antonio Claret y Clará nacque a Sallent, nella diocesi spagnola di Vie, nel 1807. Questo eccezionale uomo d'azione in giovane età si sentiva attratto dalla vita contemplativa e avrebbe voluto farsi certosino, ma ne fu sconsigliato da un sacerdote che intuì le sue grandi doti missionarie. A ventidue anni, entrò nel seminario di Vie e ne uscì sacerdote a veritott'anni, con la nomina di vicario al paese nativo. Ci restò poco tempo. Per seguire la propria vocazione missionaria, si recò a Roma per mettersi a disposizione della congregazione di « Propaganda Fide ».

Questa scelta non parve indovinata e allora entrò nel noviziato dei gesuiti, che dovette interrompere per una malattia. Fece ritorno in Spagna e fu missionario in patria, dedicandosi alla evangelizzazione delle zone rurali. Si servì di un mezzo che si sarebbe rivelato nel tempo assai efficace: la stampa. Era un prete scomodo e lo dimostra la serie di attentati di cui fu fatto segno. Tornato a Vie diede mano alla più importante delle sue opere: la fondazione di una congregazione missionaria intitolata al Cuore Immacolato di Maria (i cui membri sono tuttora conosciuti col nome di padri clarettiani). Era il 1849.

Poco dopo venne eletto arcivescovo di Cuba, allora sotto il dominio spagnolo e la cui sede era vacante da quattordici anni. Il nuovo vescovo adottò nell'isola dei Caraibi i suoi originali metodi di apostolato: instancabile viaggiatore, fece sentire ovunque la sua presenza con la parola e con lo scritto: una benefica pioggia di stampati irrorò l'isola. Per gli analfabeti ci fu la parola orale e l'immagine della Madonna. Amministrò la cresima a trecentomila cristiani e regolarizzò ben trentamila matrimoni. Attivo e pratico, badò anche alla promozione umana e civile, istituendo una scuola di agraria, scrivendo egli stesso trattatelli sulla coltivazione dei campi.

Un secondo attentato, più grave, pose in serio pericolo la sua vita e fu richiamato in patria nel 1857, perché la regina di Spagna volle averlo come confessore. Il dinamico vescovo male si adattò alla vita di corte e trovò il tempo di riempire la giornata prestandosi al ministero sacerdotale in varie parrocchie.

Nel '67 dovette seguire le sorti della casa reale, esiliata in Francia in seguito a una rivoluzione. Guardò con particolare simpatia al mondo degli artisti, per i quali fondò addirittura un'accademia intitolata a S. Michele. Morì a sessantatré anni, il 24 ottobre 1870. Pio XII lo incluse nell'albo dei santi durante l'Anno santo 1950


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