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19 Ottobre - S. Paolo della Croce Sacerdote.


A un'umíle contadina della nostra terra benedetta d'Italia - ha detto di lei Pio XII, in occasione della beatificazione, l'8 giugno 1952. - Figura purissima di perfezione cristiana, modello di raccoglimento e di preghiera. La sua strada, "la via dei carri", la più comune. Non estasi, non miracoli in vita, ma una unione con Dio sempre più profonda nel silenzio, nel lavoro, nella preghiera, nella obbedienza. Da quella unione veniva la squisita carità che ella dimostrava al malati, ai medici, ai superiori, a tutti ».

Nata il 6 ottobre 1888 nella parrocchia di Goia di Brendola (Vicenza), battezzata col nome di Anna Francesca, fin dalla fanciullezza conobbe anche materialmente «la via dei carri», recandosi in compagnia dei genitori al lavoro dei campi. Questa era «la strada più comune » per le ragazze venete prima che tante piccole e prosperose industrie mutassero il volto della verde pianura tra l'Adige e il Brenta. A 17 anni Anna Francesca ebbe il permesso di seguire la propria vocazione religiosa tra le Maestre di S. Dorotea a Vicenza, dove compì il noviziato ed emise i primi voti temporanei. Lasciò quindi Vicenza alla volta di Treviso, presso il cui ospedale presterà il suo umile e fattivo servizio fino alla morte, avvenuta il 20 ottobre 1922.

Conseguì il diploma di infermiera per rendersi più utile agli ammalati, che vegliava anche di notte addossandosi i turni delle consorelle. « Voglio essere la serva di tutti, - scrisse sul suo diario - convinta che è giusto così; voglio lavorare, patire, e tutta la soddisfazione lasciarla agli altri ». E ancora: « Debbo tenermi l'ultima di tutte, dunque contenta di essere posposta, indifferente a tutto tanto ai biasimi che alle lodi, anzi preferire i primi; sempre condiscendente alle altrui opinioni; mai scusarmi, sebbene mi sembri di avere ragione; mai parlare di me stessa; gli uffìci più bassi siano sempre i miei, perché così merito». Le occasioni di sofferenza non le mancarono.

Operata a 22 anni di tumore, riprese le solite occupazioni sopportando un aggravio di lavoro durante la prima guerra mondiale. A causa dei continui bombardamenti i malati furono trasferiti in Brianza e suor Bertilla li seguì. Ma a Viggiù venne adibita alla lavanderia, soffrendo e piangendo nascostamente: « Sono contenta, - scrisse - perché faccio la volontà di Dio ». Tornata l'anno dopo a Treviso tra i suoi malati, non resse all'acutizzarsi del suo male e dopo il secondo intervento chirurgico morì a trentaquattro anni. Beatificata nel 1952, fu canonizzata da Giovanni XXIII l'11 maggio 1961.


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