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23 Novembre - S. Clemente Papa e martire.


Negli immediati successori di S. Pietro sulla cattedra di Roma, il terzo, di nome Clemente, scrive S. Ireneo verso il 180 - «aveva visto gli apostoli e conversato con oro, aveva udito il suono stesso della loro predicazione e aveva avuto la loro tradizione sotto gli occhi». Non è la sola notizia che S. Ireneo ci dà su papa Clemente. Da lui sappiamo infatti che dell'importante lettera scritta dalla Chiesa di Roma a quella di Corinto è autore papa Clemente. Da fonti meno accreditate verranno attribuiti al santo pontefice vari altri scritti, tra cui una lettera sulla verginità e addirittura un improbabile romanzo autobiografico, opere ovviamente apocrife, che attestano tuttavia la chiara luce di cui furono illuminati i suoi nove anni di pontificato (dall'88 al 97).

E' stato detto che la sua Lettera ai Corinti è « l'epifania del primato romano », in quanto questo primo documento papale (protòtipo di tutte le lettere encicliche che verranno scritte nel corso dei secoli) afferma l'autorità del successore di S. Pietro, vescovo di Roma, sulle altre Chiese di origine apostolica. La lettera, scritta tra gli anni 93 e 97, mentre era ancora in vita l'apostolo S. Giovanni, è indirizzata alla Chiesa di Corinto, divisa da uno scisma interno, poiché un gruppo di fedeli contestava la legittima autorità dei presbiteri. Papa Clemente confidava: «Ci procurerete gioia e allegrezza se, piegàndovi agli ammonimenti da noi scritti con la grazia dello Spirito Santo, reciderete l'illecita passione dell'invidia».

Con questo primo atto del magistero S. Clemente ha lasciato l'unica importante traccia della sua vita. Non è sicuro infatti che il Clemente citato nella Lettera ai Filippesi da S. Paolo sia il futuro successore di S. Pietro; ed è improbabile che questi sia il martire Tito Flavio Clemente, poiché scrittori come Ireneo, Eusebio e Girolamo (e del resto lo stesso ufficio liturgico del santo) ignorano il martirio di papa Clemente, attorno al quale la fantasia popolare ha tessuto la trama di una inverosimile leggenda: S. Clemente, per aver convertito Teodora, moglie di un influente ufficiale dell'imperatore Nerva, sarebbe incorso nella sua vendetta. Accusato di stregoneria e di seduzione e relegato in un'isola a portare barili d'acqua, avrebbe fatto scaturire addirittura un fiume col semplice tocco del piccone. Più che mai convinti di avere a che fare con uno stregone, i pagani gli avrebbero legato un'àncora al collo, gettandolo in mare, che però si ritrasse, per riconsegnare alla venerazione dei cristiani il corpo del martire.


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