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20 Novembre - Ss. Ottavio, Solutore e Avventore. Martiri.


Nel Martirologio Romano, alla data del 20 novembre leggiamo: « A Torino [si festeggiano] i santi Martiri Ottavio, Solutore e Avventore, soldati della legione Tebana, i quali, sotto l'imperatore Massimiano, combattendo valorosamente, fu rono coronati dal martirio». L'inciso «combattendo valorosamente» si riferisce evidentemente alla loro dichiarazione di essere cristiani e quindi alla loro volontà di rimanere fedeli alla professione di fede cristiana, nonostante il clima di persecuzione instaurato da Massimiano, il feroce collega dell'imperatore Diocleziano. Non conosciamo però con sicurezza in quali condizioni Ottavio, Solutore e Avventore « furono coronati dal martirio ».

La stessa informazione, che essi erano « soldati della legione Tebana », si fonda in realtà su una Passione che è abbastanza tardiva. Fu infatti intorno al 432-450 che venne redatta la Passione di S. Maurizio e compagni, da cui quella di Ottavio, Solutore e Avventore dipende. Sembra anzi che fosse un'abitudine abbastanza-diffusa in quell'epoca considerare membri della Legione tebea (o tebana) i martiri di sesso maschile di cui s'ignorasse tutto o quasi. Dei nostri tre santi, dunque, la Passione del secolo V narrava che essi erano riusciti a sfuggire al massacro generale di Agaunum. La loro fuga però non passò inosservata e vennero perciò immediatamente inseguiti.

La caccia terminò nei pressi di Torino: Avventore e Ottavio, raggiunti, vennero trucidati sul posto. Solutore invece, forse perché più giovane e perché ferito più leggermente, riuscì a proseguire nella fuga. Giunto sulle rive della Dora Riparia, trovò rifugio in una cava di sabbia. Scoperto, fu decapitato anch'egli nel bel mezzo di una palude che si prosciugò miracolosamente: ciò consentì alla matrona cristiana Giuliana di recuperare anche il suo corpo, come aveva già ricuperato quelli di Avventore e Ottavio. Seppellìtili nei pressi di Torino, costruì sul sepolcro una «cellula oratoria», cioè una cappellina che venne ampliata in basilica con un atrio dal vescovo Vittore, attivo a Torino verso la fine del secolo V.

Più tardi il vescovo Gezone rinnovò tale basilica e la incorporò in un monastero benedettino intitolato a S. Solutore e che ebbe come primo abate un certo Romano, cui successe S. Goslino (o Goselino). Quando i Francesi ordinarono la demolizione del monastero nel 1536, i corpi dei tre martiri vennero trasferiti alla Consolata e finalmente nel 1575 fu innalzata la «Chiesa dei martiri», che ne ospita ancor oggi le reliquie.


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