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26 Maggio - S. Filippo Neri Sacerdote.


Prima di morire, ottantenne, Filippo Neri diede alle fiamme i manoscritti dei suoi libri che teneva nel cassetto. Molto tempo prima, all'età di 24 anni, aveva fatto un fascio di tutti i libri in suo possesso (eccetto la Bibbia e la Summa di S. Tommaso) e li aveva portati a vendere al mercato, distribuendo poi il denaro ricavato ai poveri. Da quel momento Dio soltanto avrebbe occupato i suoi pensieri e il suo cuore. « Se vogliamo dedicarci interamente al nostro prossimo, - ripeteva - non dobbiamo riservare a noi stessi né tempo né spazio». Filippo Neri raccoglieva attorno a sé i ragazzi turbolenti delle borgate romane e li educava divertendoli. A chi si lamentava del chiasso che facevano, rispondeva: «Purché non facciano del male, mi accontenterei che mi spaccassero la legna in testa».

Per soccorrere i più bisognosi non esitava a mendicare per le strade. Un giorno un tale, credendosi importunato, gli assestò un ceffone. « Questo è per me - fu la sorridente risposta del santo. - Ora datemi qualche denaro per i miei ragazzi ». In pieno clima di riforma e controriforma, il santo espresse in proposito il suo punto di vista con una frase molto eiffìcace: « È possibile restaurare le umane istituzioni con la santità, non restaurare la santità con le istituzioni ».

Filippo nacque a Firenze nel 1515. Vivace, allegro e ottimista per temperamento (tanto da meritarsi l'appellativo di « Pippo il buono»), intraprese vari mestieri, tra cui quello di commerciante a S. Germano presso Cassino, a diciott'anni. Studente a Roma, per tre anni, abbandonò gli studi, come s'è detto, vendendo i libri, per dedicarsi interamente ad attività benefiche. Ordinato sacerdote a 36 anni, diede vita poco dopo all'Oratorio, una congregazione religiosa di sacerdoti, impegnati in particolar modo nell'educazione dei giovani.

Ad onta delle apparenze, Filippo possedeva una solida cultura; promosse gli studi di storia ecclesiastica, avviando a questa disciplina uno dei suoi sacerdoti, il Baronio. Dopo il anno limitò la sua attività al confessionale e alla direzione spirituale. Possedeva il segreto della simpatia e dell'amicizia. Sul letto di morte provava un senso di colpa al pensiero di poter riposare su un lettino soffìce e pulito, mentre Cristo morì inchiodato alla croce. Dopo la morte, avvenuta il 26 maggio 1595, i medici costatarono sul suo torace una insolita incurvatura delle costole, quasi a dare più spazio ai battiti del grande cuore dell'apostolo di Roma.



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