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21 Maggio - S. Caterina da Genova Religiosa.


S.Caterina, chiamata dai contemporanei Caterinetta, nacque a Genova nel 1447 da Francesca di Negro e Giacomo Fieschi, già viceré di Napoli sotto Renato d'Angiò. 1 Fieschi avevano dato alla Chiesa due papi (Innocenzo IV e Adriano V) e con i Grimaldi capeggiavano il partito guelfo. Giunta all'età di 16 anni, i suoi genitori la diedero in sposa al ghibellino Giuliano Adorno, nonostante che tre anni prima ella avesse fatto richiesta di diventare canonichessa lateranense come sua sorella Limbania. La vita dispendiosa e dissoluta di Giuliano (che aveva non meno di cinque figli naturali) influenzò negativamente Caterina, che adombrò i primi anni del suo matrimonio nell'autobiografico Dialogo della detta Madonna Caterinetta tra l'anima et il corpo.

Insieme con l'amor proprio reduto poi al spirito con l'umanità. La santa v'immagin a che un'Anima stringa col Corpo questo patto: «Andremo per il mondo, e se io troverò cosa che mi piaccia, me la godrò, e il simile farai tu, quando troverai cosa che ti piaccia, e chi meglio troverà se lo godrà » (Le opere di S. Caterina da Genova, Ed. Paoline, 1963, p. 77). Ma l'alleanza tra il Corpo e l'Amor proprio riduce ben presto l'Anima a mal partito: « all'Anima non restò più che un piccolo rimorso (stimolo), del quale però faceva pochissimo conto... Questa povera Anima, in poco tempo, si trovò tanti peccati e tanta ingratitudine alle spalle, senza vedere alcun rimedio, tanto che restava fuori di ogni speranza di uscirne » (op. cit., p. 90 e 98); allora esclama: « 0 misera me, chi mai mi trarrà fuori da tanti guai? Solo Dio lo può! Signore, fa' che io veda la luce, acciocché io possa uscire da tanti lacci » (op. cit., p. 99).

Ebbero inizio allora le sue esperienze interiori cui Caterina s'ispirò per un'altra sua celebre opera, il Trattato del purgatorio, il cui prologo la dichiarava « posta nel purgatorio dell'affocato divino amore, il quale tutta la bruciava e purificava di quanto le era da purificare » (op. cit., p. 219). S. Caterina concretizzò il suo desiderio di rinnovamento spirituale nella mortificazione e nella carità.

Fu lei a stimolare Ettore Vernazza a trasformare la Compagnia della Misericordia in Compagnia (e poi Oratorio) del Divino Amore, un'iniziativa che si diffuse anche a Roma e Napoli e che ebbe come « soci » S. Gaetano da Thiene e il futuro Paolo IV. Era l'attuazione di quanto aveva scritto nel Dialogo: « Non si trova via né più breve, né migliore, né più sicura per la nostra salvezza di questa nuziale e dolce veste della carità» (op. cit., p. 191).



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