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19 Maggio - S. Celestino V Papa.


Pietro da Morrone, penultimo di dodici figli di umili contani di Isernia, dove nacque nel 1215, è una figura emblematica del secolo di grandi santi, come S. Francesco di S. Domenico, ma anche di profonde lacerazioni nel tessuto della Chiesa. Ai cardinali ci vollero infatti due anni di conclave a Perugia per trovare un accordo sulla elezione del papa nell'umile persona dell'eremita Pietro da Morrone, che assunse il nome di Celestino V. L'ottantenne pontefice, eletto il 5 luglio 1294, il 13 dicembre dello stesso anno depose la tiara, compiendo un gesto variamente interpretato dai contemporanei.

Dante collocherà addirittura Celestino V nel suo Inferno, additandolo come « colui che fece per viltade il gran rifiuto ». Al contrario, proprio in questa occasione, il pio pontefice aveva mostrato una straordinaria fermezza d'animo, rinunciando alla tiara quando si era accorto delle pericolose manovre politiche condotte da prìncipi e cardinali attorno alla sua persona. Cresciuto nella serena pace della campagna molisana, dapprima nel monastero di S. Maria di Faifoli (1231-32) poi in una grotta del Monte Pelleno in completa solitudine, compì il primo viaggio a Roma nel 1238, e qui fu ordinato sacerdote col permesso di condurre vita eremitica.

Si stabili infatti sul monte Morrone, presso Sulmona, poi sul monte Maiella dove nel 1246 fondò la prima comunità eremitica, che nel 1263 papa Urbano IV approvò, inserendola tuttavia nell'ordinamento monastico benedettino. Per difendere il nuovo ordine dei Fratelli dello Spirito Santo (meglio conosciuti come Celestini), Pietro da Morrone non esitò a recarsi, nel 1274, al concilio di Lione, ottenendo la riconferma da papa Gregorio X.

Rientrato in Italia, il santoeremita, spinto dal desiderio di solitudine, si spostò da un luogo all'altro per visitare le varie comunità monastiche, ma soprattutto per sottrarsi alle visite di devoti ammiratori, che accorrevano a lui attratti dalla fama della sua santità. Nel 1286 convocò il capitolo generale della sua Congregazione e in quell'assemblea si dimise da priore scegliendo come dimora dapprima l'cremo di S. Bartolomeo di Logio, poi quello di S. Giovanni di Orfente, quindi l'eremo di S. Onofrio, dove lo raggiunse l'inattesa elezione al pontificato cui rinunziò cinque mesi dopo.

Non poté far ritorno alla sospirata pace dell'eremo, poiché il suo successore, Bonifacio VIII, temendo che i sostenitori di Celestino V creassero nuove difficoltà alla Chiesa, lo tenne sotto custodia nel castello di Fumone, ove l'ex papa visse gli ultimi mesi della sua vita in completo isolamento. Qui lo colse la morte il 19 maggio 1296. Clemente VI lo proclamò santo il 5 maggio 1313.



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