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10 Luglio - Ss. Sette Fratelli Martire.


Ai tempi dell'imperatore Antonino scoppiò una rivolta dei pontèfici e fu arrestata e trattenuta in carcere la nobildonna Felicita con i suoi sette cristianissimi figli ». Così iniziano gli Atti del martirio di S. Felicita e dei suoi sette figli che qualche studioso ritiene non possano essere considerati autentici, benché essi siano molto antichi. È abbastanza evidente infatti in questo documento l'ispirazione a due altri clamorosi casi di martirio collettivo, di una madre insieme a sette figli: quello dei cosiddetti « fratelli Maccabei », di cui parla la Sacra Scrittura al cap. 7 del secondo Libro dei Maccabei, e quello di S. Sinforosa. Sembra, anzi, che non si possa neppure parlare di sette veri «fratelli», benché ciò venga affermato anche da S. Gregorio Magno: questi infatti, accogliendo la richiesta di S. Teodolinda, le inviò alcune gocce dell'olio della lampada che ardeva vicino al sepolcro della martire, e poiché lì accanto vi era pure una pittura murale che rappresentava S. Felicita insieme ad altre sette figure, fu abbastanza ovvio per il grande papa dichiarare che si trattava dei protagonisti degli Atti di Felicita ed identificare le sette figure con altrettanti figli della martire. E in occasione di una celebrazione liturgica nella basilica edificata sulla tomba di S. Felicita da papa Bonifacio I, lo stesso S. Gregorio Magno attinse ampiamente alla Passione per la sua omelia.

Per certo, comunque, che vi furono effettivamente, oltre a S. Felicita, sette martiri, i cui nomi vengono rievocati dal Martirologio Romano insieme all'indicazione della forma del martirio: « A Roma (si festeggia) la passione dei santi sette fratelli Martiri, figli di santa Felicita Martire, cioè Gennaro, Felice, Filippo, Silvano, Alessandro, Vitale e Marziale, al tempo dell'imperatore Antonino, mentre era prefetto della città Publio. Tra essi Gennaro, dopo essere stato percosso con verghe e straziato nel carcere, fu ucciso con flagelli piombati; Felice e Filippo furono ammazzati con bastoni; Silvano fu gettato in un precipizio; Alessandro, Vitale e Marziale furono puniti con sentenza capitale ».

Gli Atti del martirio si concludono con questo grido di trionfo: « Così, morti per diversi supplizi, furono tutti vincitori e martiri di Cristo e, trionfando con la madre, volarono in cielo a ricevere i premi che avevano meritato. Essi che, per amore di Dio, avevano disprezzato le minacce degli uomini, le pene e i tormenti, divennero nel regno dei cieli amici di Cristo, che, con il Padre e lo Spirito Santo, vive e regna nei secoli dei secoli. Amen ».



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