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20 Giugno - Ss. Giovanni Fìsher e Tommaso More. Vescovo e martiri.


Nel 1935 Pio XI, canonizzando nello stesso giorno questi due santi, che pagarono con la decapitazione il coraggio di difendere la propria fede, li additò come « due esempi di fedeltà che bisogna proporre ai cristiani del nostro tempo ». La scure del boia, che troncò le loro vite nel 1535, infierì su molti altri cattolici, rei di non aver aderito al cosiddetto « Atto di supremazia », mediante il quale l'anno prima re Enrico VIII si era proclamato capo della Chiesa nazionale inglese perché il papa aveva dichiarato di non potergli concedere il divorzio dalla prima moglie, Caterina d'Aragona, per poter sposare Anna Bolena. I due santi odierni sono le vittime più insigni delle inaccettabili pretese del re.

Giovanni Fisher, nato a Beverley nel 1469, e ordinato sacerdote a ventidue anni, fu, al pari dell'amico Tommaso More, un uomo di grande cultura. Ma alla vasta erudizione, che fece di lui un vero figlio della sua epoca, unì un grande zelo e una totale abnegazione nell'esercizio dei suoi doveri di vescovo della piccola diocesi di Rochester, alla cui sede era stato eletto nel 1504, congiuntamente all'incarico di cancelliere dell'università di Cambridge. Accettò serenamente la condanna a morte, che venne eseguita il 22 giugno 1535, a un mese dalla sua elevazione alla dignità cardinalizia, con cui Paolo III volle onorarlo per la sua fedeltà e coraggio.

Quindici giorni dopo venne decapitato Tommaso More, reo anch'egli di non aver riconosciuto al re la pretesa supremazia spirituale. Nato a Londra nel 1477, in gioventù Tommaso avrebbe voluto consacrarsi totalmente a Dio in un monastero certosino; intraprese invece la carriera legale, toccando l'apice della notorietà con la nomina a cancelliere d'Inghilterra nel 1529. Padre di quattro figli, mantenne sempre una condotta esemplare. Si alzava alle due del mattino per pregare e studiare fino alle sette, recandosi poi a Messa. Neppure una convocazione del re interrompeva i suoi pii esercizi. Rinchiuso nella Torre di Londra, in attesa del processo, che si tenne il 10 luglio 1535, scrisse Il dialogo del conforto contro le tribolazioni, uno dei capolavori della lingua inglese.

Coraggioso e sereno, sul patibolo trovò la forza di scherzare con il suo carnefice: « Mi aiuti a salire; a scendere ci penserò da solo». Recitò il salmo « Miserere », si bendò gli occhi e chinò il capo sul ceppo. La sua testa fu esposta su un palo, al Ponte di Londra, per un mese; poi la figlia prediletta Margaret evitò che fosse gettata nel fiume, pagando una forte somma di riscatto. Celeberrima è la sua Utopia. È pure celebre una sua «preghiera per il buonumore ».


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