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17 Giugno - S. Gregorio Barbarigo Vescovo.


A chi gli chiedeva chi fosse il nuovo vescovo di Bergamo, il card. Carafa, legato papale a Bologna, rispondeva: « Leggi S. Carlo Borromeo e lo saprai». Gregorio Barbarigo, consacrato vescovo il 29 luglio 1657, per alleggerire il carico del trasloco da Roma a Bergamo, si privò di gran parte della sua roba e degli amati libri, ad eccezione degli Acta di S. Carlo, « essendo quel libro - scrisse - il solo, si può dire, del quale ho bisogno a Bergamo ». Nato a Venezia il 16 settembre 1625 da nobile famiglia originaria dell'Istria, ebbe nel padre Gianfrancesco un autentico maestro di vita e di scienza e anche di spiritualità, prendendo da lui l'abitudine di recitare quotidianamente l'ufficio della Madonna.

Dopo aver conseguito la laurea a Padova il 25 settembre 1655, il 21 dicembre successivo fu ordinato sacerdote, stabilendosi due mesi dopo a Roma su invito di Alessandro VII, che l'aveva conosciuto a Múnster, dove il Barbarigo si era recato come segretario dell'ambasciatore veneziano al congresso di pace di Westfalia. Voleva una mensa sobria, ma molti libri per arricchirsi intellettualmente. A Roma venne sorpreso dall'epidemia della peste: « Avevo una paura al principio che mi sentivo morire »; ciononostante accettò l'incarico di organizzatore della pubblica sanità, mostrandosi attivissimo e coraggioso.

Nominato vescovo di Bergamo, vi fece il suo ingresso, privatamente, il 27 marzo 1658. La sua attenzione andò soprattutto alle scuole della dottrina cristiana e alla formazione dei candidati al sacerdozio. Creato cardinale nel 1660 e destinato quattro anni dopo alla importante sede episcopale di Padova, concludeva il suo programma pastorale così: « Il vedere certe occasioni di scandali, di peccati, senza sapere che ripiego prendere: questi, fratelli, saranno imiei crepacuori, questi i miei guai, queste le mie lacrime ».

Nelle frequenti visite pastorali alle trecentoventi parrocchie, l'infaticabile vescovo amava confondersi in mezzo a folle di irrequieti bambini per spiegare il catechismo. La sua preoccupazione principale fu la formazione delle nuove leve del clero. Vendendo l'argenteria del palazzo, acquistò un vecchio monastero che trasformò in seminario; poi non badò a spese per reclutare insegnanti a Milano e perfino all'estero.

Si recava quotidianamente tra gli alunni, perché, come scrisse al granduca Cosimo III, « il seminario è un poco di spasso, o per dir meglio l'unico spasso che trovo fra le spine del governo episcopale ». Nei due ultimi conclavi ai quali partecipò per poco non fu eletto papa. Alla fine del maggio 1697 partì per la sua ultima visita pastorale. Morì il 18 giugno dello stesso anno. Nel 1960 Giovanni XXIII lo incluse nell'elenco dei santi.


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