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10 Giugno - B. Giovanni Dominici Religioso.


Ammiratore e seguace di S. Caterina da Siena, discepolo e collaboratore del B. Raimondo da Capua, il B. Giovanni Dominici fu maestro del B. Angelico e di S. Antonino di Firenze. Il B. Angelico lo ritrasse in un tondo della Crocifissione nel Capitolo di S. Marco in Firenze, e S. Antonino così lo ricordava: « Voce sonora quasi tuba... adatta non solo ad insegnare e a dilettare, ma anche a piegare e ad ammollire i cuori induriti... Devoto e fervente celebrava ogni giorno. Umile nel vestito, grave nell'incedere, grande di statura, simpatico di aspetto, affabile con i poveri e con gli sconosciuti, trattabile con i popolani, degno di riverenza con i magnati, grande per consiglio su ogni materia, lieto nel volto e grave; pudicissimo e vigilante... semplice... e retto. Tanto amante della povertà da non possedere libri per insegnare e predicare, neppure la Bibbia... Fu il primo suscitatore dell'Osservanza regolare in Italia».

L'Osservanza regolare, avviata sul finire del sec. XIV, aveva come scopo la riforma dei domenicani, entrati in crisi, con scandali e crisi di reclutamento, particolarmente dopo la peste nera del 1348. E appunto l'impegno per l'osservanza, ovvero per la riforma, fu una delle attività più caratteristiche del B. Giovanni Dominici. Questi era nato a Firenze alla fine del 1355 o all'inizio del 1356: sua madre, Paola Zorzi, una nobile veneziana, era rimasta vedova a vent'anni poco prima della sua nascita. A 17 anni, dopo un biennio a Venezia, decise di entrare nel convento domenicano di S. Maria Novella, nonostante la balbuzie, dalla quale venne guarito nel 1381 per intercessione di S. Caterina.

Dopo aver studiato a Pisa e Parigi, divenne stretto collaboratore del B. Raimondo da Capua, che lo inviò a Venezia, dove inaugurò nel 1394 il monastero del Corpus Christi, nel quale entrò anche sua mamma. In seguito a contrasti con la Repubblica Serenissima, rientrò in Toscana e a Fiesole fondò il convento in cui ebbe come discepolo S. Antonino. Fu quindi applaudito predicatore, ambasciatore della signoria fiorentina, arcivescovo di Ragusa, delegato papale e cardinale.

Gregorio XII lo inviò come suo rappresentante al concilio di Costanza. Morì il 10 giugno 1418 a Budapest, dove Martino V lo aveva inviato per tentare la riconciliazione con gli Hussiti. Fu protagonista di una celebre disputa con l'umanista Coluccio Salutati sulla questione dello studio degli autori pagani, che egli, attento e stimolante pedagogo, apprezzava, ma di cui mostrò i rischi nella Lucula noctis, nel Governo di cura familiare e nel Libro d'am,ore di carità.


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