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2 Dicembre - Ss. Bibiana e Barbara Martiri.



S.Bibiana, da cui deriva il fresco e augurale nome di Viana, è da annoverarsi tra le vittime dell'ultimo sussulto alla persecuzione anticristiana di Giuliano l'Apostata . In una Passio Sanctae Bibianae, non anteriore al secolo VII, si legge che il governatore Aproniano, dopo aver mandato a morte Fausto e Dafrosa, ormai certo di potersi impossessare del loro patrimonio, cercò di costringere all'apostasia le giovani figlie dei martiri. Rinchiusele in carcere, Demetria cessò di vivere prima della terribile prova. Bibiana, impavida e resoluta, tenne invece testa al governatore, che, per fiaccarne la resistenza, l'affìdò inutilmente a una mezzana. Allora ordinò che Viviana fosse legata a una colonna e colpita con flagelli.

Piagata in tutto il corpo, la giovane martire rese infine l'anima a Dio. Il suo corpo, gettato in pasto ai cani, fu raccolto dai cristiani e sepolto accanto alla tomba dei genitori e della sorella, presso la loro abitazione, dove in seguito fu innalzata una cappella e più tardi l'attuale basilica, sull'Esquilino. Ne dà notizia il biografo di papa Simplicio (468-83), attribuendo a questo pontefice l'erezione della basilica in onore della beata martire Bibiana « iuxta Licinianum ubi corpus eius requiescit ».

Più incerte ancora sono le notizie sulla giovane martire S. Barbara, ricordata il 4 dicembre, il cui culto fu tuttavia assai più diffuso di quello di Bibiana. Nel medioevo Barbara ebbe il privilegio di essere annoverata tra i 14 santi ausiliatori, ai quali si ricorreva in particolari necessità. Barbara veniva invocata contro la morte improvvisa e contro la folgore. Questo particolare attributo di S. Barbara, di cui si ignora perfino l'epoca in cui visse, è legato al racconto leggendario del suo martirio.

Barbara, figlia di un ricco e geloso signore, rinchiusa in una torre durante l'assenza del padre (temeva che l'eccezionale bellezza della figlia attirasse non graditi pretendenti), si convertì alla fede cristiana e poi si sottrasse alle ire paterne con la fuga. Tradotta davanti al giudice, ebbe tra i più irriducibili accusatori il suo stesso padre, che al momento dell'esecuzione volle addirittura sostituirsi al boia. Ma appena la spada ebbe reciso il capo della giovane martire, la folgore si abbatté sul disumano padre, incenerendolo. Da quel momento il fulmine è diventato il tonante richiamo della devozione a S. Barbara, patrona, dopo l'invenzione della polvere da sparo, di quanti maneggiano questo pericoloso elemento, custodito appunto nella « santabarbara », come viene chiamato il deposito di munizioni.






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