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22 Aprile - Ss. Sotere, Caio e Agapito Papi.



Questi tre papi, commemorati nello stesso giorno nel Martirologio Romano, non hanno molto in comune. Come accade di solito per i papi dei primi secoli, bisogna esercitare una critica severa sulle (poche) notizie che ce ne sono state tramandate. È il caso specifico di Sotere e Caio: una nota degli estensori del nuovo calendario dichiara infatti: « La memoria di S. Sotere (circa l'anno 175) e di S. Caio (22 aprile 296), introdotta nel Calendario romano nel secolo XIII, viene abolita: a nessun titolo infatti S. Sotere e S. Caio sono da annoverare nel numero dei martiri. S. Caio è ricordato nella Depositio episcoporum (354), mentre si ignora il giorno natale di S. Sotere ». Di S. Sotere sappiamo tuttavia che fu papa dal 166 al 175 e che scrisse una lettera per incoraggiare i perseguitati di Corinto: Eusebio di Cesarea riporta l'entusiastica risposta di Dionigi che ringraziava il papa « per l'abbondanza con cui aveva inviato soccorsi ai santi, e per la consolazione che aveva offerto con parole di conforto ai fratelli che erano ricorsi a lui, così come un padre amoroso farebbe con i suoi figli». E anzi comunicava che la lettera del papa era stata letta nella pubblica riunione domenicale e sarebbe stata consultata con la stessa cura tributata alla lettera inviata a quella comunità da S. Clemente.

Di S. Caio si diceva che fosse parente dello stesso Diocleziano e fosse altresì zio di una non meglio identificata S. Susanna. A lui inoltre si faceva risalire la definitiva strutturazione degli ordini inferiori all'episcopato; ma sono notizie non verificabili, mentre sembra da escludere il suo martirio, perché essendo stato papa dal 283 al 296 morì prima che Diocleziano scatenasse (nel 303) la persecuzione.

Parente di S. Gregorio Magno, S. Agapito fu papa e geloso difensore della tradizione cattolica per poco meno d'un anno, morendo a Costantinopoli il 22 aprile 536. Nella capitale dell'impero romano d'Oriente il papa si era recato nella speranza, rimasta però delusa, di far cessare la disastrosa guerra greco-gotica in Italia, scoppiata nel 535. I suoi furono «funerali quali non vi aveva mai avuti (a Costantinopoli) alcun vescovo. o imperatore ». Esito positivo ebbe invece il suo intervento contro il patriarca Antimo che parteggiava per il monofisismo e che egli sostituì con il vescovo cattolico Mena. Come rilevò lo stesso Agapito in una sua lettera a Pietro, vescovo di Gerusalemme, era la prima volta dai tempi di S. Pietro che una chiesa orientale riceveva un vescovo consacrato dal vescovo di Roma.






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