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12 Aprile - S. Zeno (o Zenone) Vescovo.



Verona, antichissima e celeberrima città a cavallo dell'Adige, è stata nei secoli la prima tappa dei popoli germanici che, lasciatisi alle spalle le gelide foreste nordiche, varcarono le Alpi per crogiolarsi ai raggi dorati della gaia Italia. Alcuni proseguirono, ad altri il luogo piacque e vi si stabilirono come a casa propria, e misero seriche vestaglie, e andarono pacificamente a spasso tra fiori e cipressi, finché nuovi venuti, ancora bardati di gelido ferro, calarono dal nord a soppiantarli; storia che si ripeté più volte, e che gli storici chiamano niigrazione dei popoli» (Heinrich Heine, Impressioni di viaggio).

Non dal nord, tuttavia, ma dal sud era venuto un personaggio il cui nome è ora inestricabilmente collegato con quello di Verona, la quale gli ha dedicato un autentico gioiello di architettura: S. Zeno o Zenone. Nativo della Mauritania, questi fu vescovo di Verona per una decina d'anni, dal 362 al 372. 1 problemi con i quali dovette confrontarsi furono il paganesimo non ancora definitivamente sconfitto, l'arianesimo proposto dai fotiniani e i disordini scoppiati nella chiesa veronese.

Dotato di una buona preparazione retorica, il suo stile testimonia l'influsso dei modelli africani come Apuleio di Madaura, Tertulliano, Cipriano e Lattanzio. Ci sono rimasti 16 suoi sermoni (o trattati) lunghi e 77 brevi: alcuni di questi sono semplici abbozzi e pochi altri sono autentici doppioni. 1 temi sono quelli affrontati nella predicazione: la genuinità della dottrina trinitaria, la mariologia, l'iniziazione sacramentale (il battesimo, cui egli ammetteva i pagani solo dopo un'accurata preparazione e un serio esame, e l'Eucarestia), la liturgia pasquale, le virtù cristiane (tra le quali particolarmente l'umiltà, la povertà, la carità e la liberalità verso i poveri e i bisognosi).

Nel trattato 15, proposto dalla Liturgia delle Ore il sabato dell'VIII settimana, si traccia un interessante parallelo tra Cristo e Giobbe sofferente: « Giobbe fu privato di tutte le ricchezze che possedeva; anche il Signore, per amor nostro, si privò di tutti i beni celesti e si fece povero, per fare ricchi noi. Il diavolo uccise nel suo furore i figli di Giobbe. Anche il popolo fariseo nel suo pazzo odio uccise i profeti, figli del Signore... Giobbe riacquistò la salute del suo corpo e dei suoi beni. Il Signore con la sua risurrezione da morte ha donato a quanti credono in lui non soltanto la salvezza, ma anche l'immortalità e ha ripreso il dominio su tutte le cose, secondo quanto egli stesso afferma: "Tutto mi è stato dato dal Padre mio" (Mt 11,27) ».






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