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10 Aprile - S. Gemma Galgani Vergine.



La storia di questa santa, così vicina a noi nel tempo (1878-1903) e nelle abitudini della vita quotidiana, ha dell'incredibile, per i fenomeni mistici di cui fu protagonista. In certi periodi della sua tormentata esistenza sopportò vessazioni di ogni genere. Il demonio le appariva persino nelle sembianze del confessore per suggerirle delle oscenità. Altre volte le compariva come un angelo luminoso; smascherato, svaniva in una grande fiamma rossa che lasciava a terra un mucchio di cenere. Spesso la picchiava, lasciandola poi esanime sul pavimento, dove la trovavano col volto tumefatto e le ossa slogate.

Era tuttavia confortata sovente dalla compagnia di Cristo, della Vergine e del suo Angelo custode. Così raccontò lei stessa, per obbedienza, gli avvenimenti che presiedettero al misterioso fenomeno della ricezione delle stimmate: « Eravamo alla sera dell'8 giugno 1899, quando, tutt'ad un tratto, mi sento un intenso dolore dei miei peccati... Comparve Gesù, che aveva tutte le ferite aperte; ma da quelle ferite non usciva più sangue, uscivano come fiamme di fuoco, che vennero a toccare le mie mani, i miei piedi, il mio cuore. Mi sentii morire... ».

Le piaghe apèrtesi riapparivano ogni settimana dalle ore 20 del giovedì alle 15 del venerdì, accompagnate dall'estasi. Davanti a questi misteriosi fenomeni, divenuti presto motivo di curiosità, la gente del rione, a Lucca, in via de' Borghi dove Gemma abitava, coniò subito un'espressione molto pertinente: « la ragazzina della grazia ». Era una ragazzina cresciuta molto presto, maturata dall'esperienza del dolore.

Figlia del farmacista di Camigliaio, in provincia di Lucca, a otto anni, mòrtale la mamma, dovette accudire ai sette fratelli. Pochi anni dopo le morì anche il padre e lei, guarita prodigiosamente da una malattia che da tanto la affliggeva, domandò di entrare in convento, ma la sua richiesta venne respinta. Accolta in casa del cavaliere Matteo Giannini, vi condusse vita molto ritirata, serena e obbediente alle direttive del padre spirituale e delle suore passioniste che si presero cura di lei. Celava sotto i guanti e il modestissimo abito i segni della sua partecipazione alla passione di Cristo.

Intanto le manifestazioni della sua santità avevano varcato i confini del rione e della cittadina. Molti, che avevano bussato alla sua casa spinti solo dalla curiosità, ne uscirono mutati nell'animo. La malattia ossea che l'aveva colpita in giovane età riprese a farla soffrire atrocemente. Comprese che ormai il suo calvario stava per finire. Ma nella sua umiltà non riteneva di aver sufficientemente pagato con la moneta della sofferenza il privilegio di essere associata alla passione di Cristo. Morì a 25 anni, nel 1903. Era la mattina del sabato santo.






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