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28 Agosto - S. Agostino Vescovo e dottore della Chiesa.


Del santo che più di ogni altro ha parlato di se stesso - ma lo ha fatto con sincerità e semplicità, convertendo in confessione, cioè in lode a Dio, tutto ciò che gli appartiene - non è facile parlare.

Uomo e maestro, teologo e filosofo, moralista e apologista, santo e polemista: tutte immagini che traspaiono come in filigrana, e tutte valide, a chi osservi da vicino Agostino di Ippona, vescovo e dottore della Chiesa. L'uomo, anzitutto, con le inquietudini, le debolezze, le ansie, quale ci si presenta alla lettura delle sue Confessioni, nelle quali mette a nudo la sua anima con sincerità e candore.

Sulle soglie della giovinezza (era nato a Tagaste in Tunisia nel 354 dal pagano Patrizio e dalla cristiana Monica), Agostino sperimenta le contraddizioni del suo spirito, che ha sete di verità e si lascia sedurre dall'errore. Lo studio di una certa filosofia lo porta all'eresia manichea. Avverte il richiamo della perfezione morale, ma si sente « involto nella caligine della carne ». Impara retorica a Cartagine, poi insegna grammatica a Tagaste finché a 29 anni prende la via del mare e dopo una breve tappa a Roma raggiunge Milano, dov'è vescovo il grande S. Ambrogio.

La sua conversione al cristianesimo, propiziata dalle amorose premure e dalle lacrime della madre, che riesce perfino a convincerlo a separarsi dalla donna con la quale convive da quattordici anni e gli ha dato un figlio, Adeodato, giunge a maturazione in un episodio singolare e misterioso per lo stesso Agostino che, accogliendo l'invito «Prendi e leggi», trova nelle parole dell'Apostolo la sferzata decisiva: « non vi fate travolgere dalla carne e dalle sue concupiscenza ». Agostino chiede il battesimo al vescovo Ambrogio, poi torna in veste di penitente in Africa, dov'è consacrato sacerdote e poi vescovo di Ippona, trovando nella sincera adesione alla verità cristiana e nella multiforme attività pastorale la pace del cuore alla quale anelava il suo spirito tormentato dagli affetti terreni e dalla sete di verità: «Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore non ha pace, finché non riposa in te».

Amato e venerato, per le umanissime doti di cuore e di intelligenza, muore il 28 agosto del 430 a Hippo Regius, antica città presso la moderna Bona in Algeria, mentre i Vandali la cingono d'assedio. Vent'anni prima la Roma imperiale aveva conosciuto l'umiliazione inflittale dal re barbaro Alarico e questo evento inaudito per quanti erano convinti della incrollabilità della città eterna spinse il vescovo di Ippona a scrivere l'altro suo capolavoro, la Città di Dio.


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