

Crocefisso di
San Damiano in Argento

Foderina per la
Liturgia
delle Ore in 4
volumi
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A proposito di Zaccheo
Come Zaccheo, sei salito su un albero per vedere
il Signore (cf. Lc 19). Non lhai fatto
usando unicamente le tue facoltà intellettuali,
né soltanto con lo spirito. Sei un essere umano,
provvisto di un corpo: per questo, come Zaccheo,
hai adoperato il vigore delle tue membra e le
realtà terrestri per innalzarti al di sopra
della terra. E se così hai agito con
intelligenza e discernimento, tenendo conto del
peso del tuo corpo e della misura delle tue forze,
ma senza timore di sembrare ridicolo, hai avuto
la felicità di sollevarti abbastanza al di sopra
dellagitazione della folla cioè dei
tuoi impulsi terreni per cogliere un
istante lo sguardo del Signore che ti cercava.
Tu lo constati: dopo che hai preso maggiormente
coscienza della tua oscurità, non sei più
attratto come prima dalle distrazioni e dalla
vita di società, e hai intravisto, come in un
lampo, il tuo uomo interiore quale è veramente.
Forse, hai limpressione che il tuo cuore
sia stato finora come un guscio di noce
sballottato dalle onde, senza meta e senza pilota.
Adesso, il viaggio ha uno scopo, e questo è
importante. Tuttavia, sei sempre il piccolo
guscio di noce sperduto nelloceano
desertico; se hai navigato come dovevi, scoprirai
ora, per la prima volta, fino a qual punto il tuo
scafo sia fragile e minuscolo.
Basta che noi manifestiamo la nostra buona
intenzione, dice larcivescovo Teofilo di
Bulgaria, perché il Signore si faccia lui stesso
costantemente nostra guida. Gesù ha detto a
Zaccheo: «Presto, scendi cioè, umiliati
, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc
19,5). La tua casa, qui, può essere
intesa come il tuo cuore. Va bene, dice il
Signore, sei salito su un albero e hai vinto una
parte dei tuoi desideri terreni, perché volevi
vedermi. Volevi essere in grado di scorgermi
quando sarei passato per il tuo cuore. Ma ora,
affrettati ad umiliarti, invece di restare là,
pensando di essere in una situazione migliore
degli altri; perché è nel cuore dellumile
che io devo dimorare. Ed egli, «scese in fretta
e lo accolse pieno di gioia» (Lc 19,6). Zaccheo,
capo dei pubblicani, riceve dunque il Cristo. E
la prima cosa che egli fa è di rinunciare a
tutti i suoi beni. Poiché ne dona immediatamente
la metà ai poveri, e il resto fu certamente
distribuito in fretta per restituire al quadruplo
ciò che aveva frodato. «Anchegli è
figlio di Abramo» (Lc 19,9): ha udito la voce
del Signore, ed ha subito lasciato il suo paese e
la casa di suo padre (cf. Gen 12,1), in cui
legoismo e le passioni regnavano da padroni.
Zaccheo ha scoperto che un cuore che accoglie il
Cristo deve svuotarsi di tutto il resto, deve
dare tutto ciò che possiede di ricchezze
ingiustamente acquisite: «La concupiscenza della
carne, la concupiscenza degli occhi e lorgoglio
della vita» (i Gv 2,16). Ha capito che colui che
è ricco in questo mondo, è povero nel mondo da
venire, poiché essere ricco materialmente, è
essere spiritualmente povero, secondo s. Giovanni
Crisostomo. Infatti, se il ricco non fosse tanto
povero, non cercherebbe di essere tanto ricco.
Come è impossibile che la salute stia insieme
alla malattia, altrettanto è impossibile
conciliare lamore con il possesso, dichiara
s. Isacco il Siro. Poiché chi ama il prossimo,
abbandona senza condizione tutto ciò che
possiede: tale è la natura dellamore. Ma
senza amore è assolutamente impossibile entrare
nel Regno di Dio. Questo, Zaccheo pure lha
constatato.
Ma meno si possiede, più la vita si semplifica.
Ogni superfluo è rigettato, e il cuore si
raccoglie nel proprio centro. A poco a poco,
luomo interiore si sforza di penetrare
nella sua cella più interna, dove ci sono quei
gradini che salgono verso il cielo. Anche la
preghiera diventa allora più semplice. Le
preghiere si raccolgono attorno al centro del
cuore e vi penetrano. E in queste profondità, si
scopre la sola preghiera che sia veramente
necessaria: lappello alla misericordia.
Che cosa può desiderare un peccatore, e il primo
di essi (cf. i Tim i,i~), se non che il Signore
abbia pietà di lui? Ha qualche cosa da offrirgli?
Ha delle forze, una volontà, una sicurezza, che
gli siano proprie? Può intraprendere qualche
cosa da se stesso? Può sapere qualche cosa? Può
comprendere, afferrare qualcosa, lui che non ha
niente in proprio, niente che possa chiamare suo?
Egli non ha nulla, poiché il peccato non ha
esistenza positiva: il peccato non è che una
privazione, unopacità, un rifiuto. È qui
che si trova il peccatore, in questo niente.
Egli si vede tale; e meno possiede, più è ricco.
Poiché la cella vuota che è nel suo cuore,
rigurgita non di beni transitori, ma della
pienezza della vita eterna, della sua luce e
delle sue certezze: lamore e la
misericordia. E questo perché è il Signore
lOspite della sua casa.
Ma come può il peccatore meritare la venuta del
Signore? Come può immaginare che il Signore
voglia guardarlo, immerso comè nelle sue
tenebre? Ha un belfare sforzi per purificarsi,
combattere e lavorare, seguire i comandamenti del
Vangelo, vegliare, digiunare, applicarsi in tutti
i modi a rinnegarsi per il Signore; egli si vede
soccombere, nonostante tutto questo, al cattivo
umore e alla collera, alla mancanza di amore e
alla pigrizia, allimpazienza e
allingratitudine e a tutti i vizi immagina-
bili. Come può sperare che il Signore venga in
una simile dimora?
Per questo prega nei seguenti termini: «Signore,
abbi pietà. Abbi pietà di me, peccatore;
poiché, in verità, ho cercato di fare quello
che mi ero prescritto per servirti. Ho lavorato
il campo del mio cuore, di cui mi avevi affidato
la cura, e ho custodito il gregge (cf. Lc 17,7-Io).
Ma io non sono che il tuo umile servo, e senza di
te non posso far niente. Perciò abbi pietà di
me e riempimi della tua grazia».
Usando della sua libertà egli cresce nella fede
(cf. Lc 17,5) e ottiene, mediante la preghiera,
le energie necessarie per agire. Allora, azione
personale e preghiera sono strettamente collegate
fino al punto che le loro acque si mescolano del
tutto e lazione personale diventa preghiera,
e la preghiera il proprio agire. È quello che i
santi chiamano attività spirituale,
preghiera del cuore, e
preghiera di Gesù.
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