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Iniziazione alla vita spirituale

A proposito di Zaccheo

Come Zaccheo, sei salito su un albero per vedere il Signore (cf. Lc 19). Non l’hai fatto usando unicamente le tue facoltà intellettuali, né soltanto con lo spirito. Sei un essere umano, provvisto di un corpo: per questo, come Zaccheo, hai adoperato il vigore delle tue membra e le realtà terrestri per innalzarti al di sopra della terra. E se così hai agito con intelligenza e discernimento, tenendo conto del peso del tuo corpo e della misura delle tue forze, ma senza timore di sembrare ridicolo, hai avuto la felicità di sollevarti abbastanza al di sopra dell’agitazione della folla — cioè dei tuoi impulsi terreni — per cogliere un istante lo sguardo del Signore che ti cercava.

Tu lo constati: dopo che hai preso maggiormente coscienza della tua oscurità, non sei più attratto come prima dalle distrazioni e dalla vita di società, e hai intravisto, come in un lampo, il tuo uomo interiore quale è veramente. Forse, hai l’impressione che il tuo cuore sia stato finora come un guscio di noce sballottato dalle onde, senza meta e senza pilota. Adesso, il viaggio ha uno scopo, e questo è importante. Tuttavia, sei sempre il piccolo guscio di noce sperduto nell’oceano desertico; se hai navigato come dovevi, scoprirai ora, per la prima volta, fino a qual punto il tuo scafo sia fragile e minuscolo.

Basta che noi manifestiamo la nostra buona intenzione, dice l’arcivescovo Teofilo di Bulgaria, perché il Signore si faccia lui stesso costantemente nostra guida. Gesù ha detto a Zaccheo: «Presto, scendi — cioè, umiliati —, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5). La ‘tua casa’, qui, può essere intesa come il tuo cuore.

Va bene, dice il Signore, sei salito su un albero e hai vinto una parte dei tuoi desideri terreni, perché volevi vedermi. Volevi essere in grado di scorgermi quando sarei passato per il tuo cuore. Ma ora, affrettati ad umiliarti, invece di restare là, pensando di essere in una situazione migliore degli altri; perché è nel cuore dell’umile che io devo dimorare. Ed egli, «scese in fretta e lo accolse pieno di gioia» (Lc 19,6).

Zaccheo, capo dei pubblicani, riceve dunque il Cristo. E la prima cosa che egli fa è di rinunciare a tutti i suoi beni. Poiché ne dona immediatamente la metà ai poveri, e il resto fu certamente distribuito in fretta per restituire al quadruplo ciò che aveva frodato. «Anch’egli è figlio di Abramo» (Lc 19,9): ha udito la voce del Signore, ed ha subito lasciato il suo paese e la casa di suo padre (cf. Gen 12,1), in cui l’egoismo e le passioni regnavano da padroni.

Zaccheo ha scoperto che un cuore che accoglie il Cristo deve svuotarsi di tutto il resto, deve dare tutto ciò che possiede di ricchezze ingiustamente acquisite: «La concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita» (1 Gv 2,16). Ha capito che colui che è ricco in questo mondo, è povero nel mondo da venire, poiché essere ricco materialmente, è essere spiritualmente povero, secondo s. Giovanni Crisostomo. Infatti, se il ricco non fosse tanto povero, non cercherebbe di essere tanto ricco.

Come è impossibile che la salute stia insieme alla malattia, altrettanto è impossibile conciliare l’amore con il possesso, dichiara s. Isacco il Siro. Poiché chi ama il prossimo, abbandona senza condizione tutto ciò che possiede: tale è la natura dell’amore. Ma senza amore è assolutamente impossibile entrare nel Regno di Dio. Questo, Zaccheo pure l’ha constatato. Ma meno si possiede, più la vita si semplifica. Ogni superfluo è rigettato, e il cuore si raccoglie nel proprio centro. A poco a poco, l’uomo interiore si sforza di penetrare nella sua cella più interna, dove ci sono quei gradini che salgono verso il cielo. Anche la preghiera diventa allora più semplice. Le preghiere si raccolgono attorno al centro del cuore e vi penetrano. E in queste profondità, si scopre la sola preghiera che sia veramente necessaria: l’appello alla misericordia.

Che cosa può desiderare un peccatore, e il primo di essi (cf. 1 Tim 1,10), se non che il Signore abbia pietà di lui? Ha qualche cosa da offrirgli? Ha delle forze, una volontà, una sicurezza, che gli siano proprie? Può intraprendere qualche cosa da se stesso? Può sapere qualche cosa? Può comprendere, afferrare qualcosa, lui che non ha niente in proprio, niente che possa chiamare suo?

Egli non ha nulla, poiché il peccato non ha esistenza positiva: il peccato non è che una privazione, un’opacità, un rifiuto. È qui che si trova il peccatore, in questo niente. Egli si vede tale; e meno possiede, più è ricco. Poiché la cella vuota che è nel suo cuore, rigurgita non di beni transitori, ma della pienezza della vita eterna, della sua luce e delle sue certezze: l’amore e la misericordia. E questo perché è il Signore l’Ospite della sua casa.

Ma come può il peccatore meritare la venuta del Signore? Come può immaginare che il Signore voglia guardarlo, immerso com’è nelle sue tenebre? Ha un belfare sforzi per purificarsi, combattere e lavorare, seguire i comandamenti del Vangelo, vegliare, digiunare, applicarsi in tutti i modi a rinnegarsi per il Signore; egli si vede soccombere, nonostante tutto questo, al cattivo umore e alla collera, alla mancanza di amore e alla pigrizia, all’impazienza e all’ingratitudine e a tutti i vizi immaginabili. Come può sperare che il Signore venga in una simile dimora?

Per questo prega nei seguenti termini: «Signore, abbi pietà. Abbi pietà di me, peccatore; poiché, in verità, ho cercato di fare quello che mi ero prescritto per servirti. Ho lavorato il campo del mio cuore, di cui mi avevi affidato la cura, e ho custodito il gregge (cf. Lc 17,7-10). Ma io non sono che il tuo umile servo, e senza di te non posso far niente. Perciò abbi pietà di me e riempimi della tua grazia».

Usando della sua libertà egli cresce nella fede (cf. Lc 17,5) e ottiene, mediante la preghiera, le energie necessarie per agire. Allora, azione personale e preghiera sono strettamente collegate fino al punto che le loro acque si mescolano del tutto e l’azione personale diventa preghiera, e la preghiera il proprio agire. È quello che i santi chiamano ‘attività spirituale’, ‘preghiera del cuore’, e ‘preghiera di Gesù’.





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