

Crocefisso di
San Damiano in Argento

Foderina per la
Liturgia
delle Ore in 4
volumi
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La sobrietà del corpo e
dello spirito condizione della preghiera
È importante, quando ci si dà in questo modo
alla preghiera, non lasciare al corpo la briglia
sciolta. S. Isacco il Siro ci dice che una
preghiera in cui il corpo non sia nel disagio e
il cuore nellafflizione, resta embrionale,
senzanima. Essa porta in sé i germi della
fiducia in se stessi e dellorgoglio, che
inclina il nostro cuore a ritenere che noi
facciamo parte, non soltanto dei «chiamati», ma
anche del «piccolo numero degli eletti» (Mt 22,14).
Diffida di questo genere di preghiera: è la
radice di molte illusioni. Poiché il tuo cuore
è rimasto attaccato alla carne, anche il tuo
tesoro rimane nellordine carnale; e mentre
tu forse credi di raggiungere il cielo, non
afferri se non ciò che è ancora della carne. La
gioia che provi manca di purezza e si manifesta
in un modo esuberante; ti senti spinto a parlare,
provi la smania di indottrinare e di convertire
gli altri, senza essere stato chiamato dalla
Chiesa ad esercitare lufficio di maestro.
Interpreti la Scrittura secondo la tua mentalità
carnale e non puoi sopportare che ti si
contraddica; ti accalori per difendere il tuo
punto di vista. Tutto questo perché hai
trascurato di disciplinare il tuo corpo e quindi
di umiliare il tuo cuore.
La vera gioia è tranquilla e stabile; per questo
lapostolo ci esorta ad essere «sempre
lieti» (i Tess 5,16). Essa procede da un cuore
che versa lacrime sul mondo e su se stesso,
perché tutti si sono distolti dalla Luce che non
tramonta. La vera gioia è procurata dalle
lacrime. Per questo sta scritto: «Beati quelli
che piangono» (Mt 5,4) e «Beati voi, che ora
piangete, affliggendo il vostro io
carnale, perché sarete nella gioia, quanto al
vostro io spirituale» (cf. Lc 6,21).
La vera gioia è una gioia corroborante, una
gioia che scaturisce dalla conoscenza della
nostra debolezza e da quella della misericordia
del Signore, ed essa non ha bisogno di un riso
chiassoso per esprimersi.
Pensa anche a questo: chi è attaccato alle cose
della terra può trovarvi una certa gioia, ma
può anche ricavarne agitazione, turbamento e
afflizione; il suo spirito è esposto a continue
fluttuazioni. Al contrario, la «gioia del tuo
Signore» (Mt 25,21) ~ stabile, perché Dio è
immutabile.
Così dunque, sorveglia la tua lingua e
disciplina il tuo corno con il digiuno e una vita
austera. Le chiacchiere sono il grande nemico
della preghiera. Per questo noi dovremo rendere
conto di ogni parola sconsiderata (Mt 12,36).
Quando si vuoi tener pulito un appartamento, si
sta attenti che non vi entri la polvere della
strada. Preserva il tuo cuore dalle chiacchiere e
dai pettegolezzi sugli avvenimenti del giorno.
«Vedete un piccolo fuoco quale grande foresta
può incendiare! Anche la lingua è un fuoco» (Gc
3,5-6). Ma se non si dà aria alla fiamma, essa
muore. Così, non dare più aria alle tue
passioni, ed a poco a poco si spegneranno. Se
avverti che la collera si accende dentro di te,
taci e non lasciar trapelare nulla al di fuori.
Non parlarne che a Dio. Spegnerai così il
tizzone appena acceso. Se sei turbato dagli
errori altrui, segui lesempio di Sem e
Jafet, e coprili con il mantello del silenzio (Gen
9,23); soffocherai così il tuo desiderio di
giudicare, prima che sgorghino le fiamme. Il
silenzio è prontissimo a riempirsi di preghiera
attenta, come un vaso vuoto a riempirsi
dacqua.
Ma non è solo la lingua che deve sorvegliare chi
vuole praticare larte della vigilanza
spirituale. Egli deve controllare se stesso (Gai
6,i), in maniera minuziosa, ed estendere la sua
sollecitudine fino alle profondità del proprio
essere. In queste profondità, egli scoprirà
immensi spazi interiori in cui si agita una
moltitudine di ricordi, di pensieri, di
immaginazioni che bisogna reprimere. Non destare
un ricordo che rischia di seppellire la tua
preghiera nel fango, non rimuovere le impressioni
che hanno lasciato in te i tuoi vecchi peccati.
Non fare come il cane «che ritorna al suo
vomito» (Prov 26,1 i). Non lasciare la tua
memoria soffermarsi su soggetti che
rischierebbero di rianimare i tuoi cattivi
desideri, non permettere alla tua immaginazione
di uscire dal seminato. Il bastione preferito dal
demonio è precisamente la nostra immaginazione.
Per essa ci attira al «legamento», cioè a
discutere con lui, e di là, al consenso e al
peccato attuale. Egli semina lincertezza e
lagitazione nei tuoi pensieri, ti
suggerisce ogni specie di ragionamenti, di prove,
di questioni vane e di risposte per giustificare
noi stessi. Opponi a tutto questo la parola del
salmista: «Allontanatevi da me, o malvagi,
osserverò i precetti del mio Dio» (Sal 119,115)
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