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Iniziazione alla vita spirituale

La preghiera - seconda parte

Quanto abbiamo detto, lascia intendere che, quando i santi Padri parlano di preghiera, non si tratta per essi di preghiera occasionale, né delle preghiere del mattino e della sera, né di quelle che precedono e seguono i pasti; per essi, preghiera è sinonimo di preghiera incessante, di vita di preghiera. Essi hanno preso alla lettera il comandamento di «pregare incessantemente» (1 Tess 5,17).

Così compresa, la preghiera è la scienza delle scienze e l’arte delle arti. L’artista lavora con l’argilla o i colori, con parole o suoni, conferendo loro armonia e bellezza, nella misura del suo talento. La materia su cui lavora l’uomo di preghiera è vivente, è la natura umana stessa. Con la sua preghiera, egli la modella, le conferisce armonia e bellezza; egli stesso ne è il primo beneficiano, ma attraverso lui, questa trasfigurazione si propaga a molti altri.

Lo scienziato studia le cose create e le apparenze; l’uomo di preghiera s’innalza fino al Creatore di tutte le cose Egli si appassiona, non per il calore, ma per il Principio del calore; non per le funzioni vitali, ma per l’Origine della vita, non per il suo «io», ma per Colui che gli ha dato la coscienza del suo «io», il suo Creatore.

L’artista e lo studioso devono spendere molta fatica e grande sforzo prima di giungere alla maturità della propria arte o del proprio sapere, e mai essi raggiungono tutta la perfezione a cui mirano.

Se essi aspettassero sempre l’ispirazione per mettersi al lavoro, non potrebbero mai apprendere nemmeno i rudimenti del loro mestiere. Al violinista è necessaria una pratica perseverante per iniziarsi ai segreti del suo strumento così delicato. Facciamo così anche noi: quanto più delicato è il cuore umano!

«Avvicinatevi a Dio ed Egli si avvicinerà a voi» (Gc 4,8). A noi metterci all’opera. Se noi facciamo un passo verso di Lui, egli ne farà dieci verso di noi, lui che, scorgendo il figlio prodigo mentre era ancora lontano, fu preso da compassione, corse a gettarsi al suo collo e l’abbracciò a lungo (cf. Lc 15,20).

Bisogna dunque che ti decidi una buona volta a fare i primi passi, sebbene ancora incerti, verso Dio, se vuoi veramente avvicinarti a lui. Non ti turbi la goffaggine dei tuoi inizi in questa via della preghiera. Non cedere al rispetto umano, all’indecisione, alle risa beffarde dei demoni che cercano di persuaderti che la tua condotta è ridicola e la tua impresa non è che un frutto della tua immaginazione e una corbelleria. Sappi bene che il nemico nulla teme quanto la preghiera.

Nel bambino, il desiderio di leggere si accresce nella misura in cui fa dei progressi nella lettura; colui che apprende una lingua straniera, tanto più ha voglia di parlana quanto meglio la possiede. Il piacere cresce con il progresso. Il progresso viene con l’esercizio. L’esercizio diventa più facile con il progresso.

Lo stesso avviene per la preghiera. Non aspettare, dunque, qualche ispirazione straordinaria per metterti al lavoro.

L’uomo è stato creato per pregare, come è stato creato per parlare e per pensare. Ma, in modo speciale, per pregare, perché «il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse» (Geii 2,15). E dove troverai il giardino di Eden, se non nel tuo cuore? Come Adamo, tu devi piangere sull’Eden perduto per la tua intemperanza.

Tu sei rivestito di foglie di fico e di tuniche di pelle (cf. Gen 3,21), che sono la tua condizione mortale con le sue passioni. Fra te e l’entrata angusta del sentiero che conduce all’albero della vita, s’interpongono le oscure fiamme dei desideri terrestri, e soltanto coloro che hanno vinto questi desideri sono ammessi a «mangiare il frutto dell’albero della vita che sta nel paradiso di Dio» (Ap 2,7).

Adamo non infranse che uno solo dei comandamenti di Dio, e tu, dice s. Andrea di Creta, tu li infrangi tutti, ogni giorno e ad ogni momento. La tua preghiera deve elevarsi dalle profondità del tuo stato di peccato e di indurimento, per raggiungere le altezze.

Spesso, un criminale indurito non ha coscienza della sua colpevolezza; questo è proprio dell’indurimento. È il tuo caso. Ma l’indurimento del tuo cuore non ti spaventi: la preghiera, a poco a poco, lo renderà tenero





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