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L'obbedienza




L’obbedienza è un altro strumento indispensabile nella lotta contro la volontà propria. Secondo s. Giovanni Climaco, l’obbedienza è la condanna a morte delle membra del nostro corpo a vantaggio della vita dello spirito. È ancora la tomba della volontà propria e la risurrezione dell’umiltà (Scala, grad. 3,3).

Ricordati che, liberamente, ti sei dato al Signore come schiavo: la croce che porti al collo te lo deve ricordare. È mediante questa schiavitù che accederai alla vera libertà. Ma uno schiavo può avere volontà propria? Egli deve imparare ad obbedire.

Forse mi chiederai: A chi devo obbedire? I santi rispondono: obbedisci ai tuoi capi (
Eb 13,17). E tu riprendi: Chi sono i miei capi? Dove ne troverò uno, mentre oggi è così difficile scoprire un autentico capo? I santi padri ti rispondono: La Chiesa vi ha provveduto. Dal tempo degli apostoli, essa ci ha dato un maestro che supera tutti gli altri e che ci può raggiungere dovunque, dovunque noi siamo e in qualunque situazione ci troviamo. Sia che noi viviamo in città che in campagna, che siamo sposati o celibi, poveri o ricchi, questo maestro è sempre con noi e noi abbiamo sempre delle occasioni per obbedirgli. Vuoi conoscere il suo nome? È il santo digiuno.

Dio non ha bisogno del nostro digiuno. Non ha nemmeno bisogno della nostra preghiera. Egli è perfetto, non manca di niente, e non può aver bisogno di qualunque cosa che noi, povere creature, gli possiamo offrire. Noi non abbiamo niente da donargli, ma, ci dice s. Giovanni Crisostomo, egli vuole che gli presentiamo le nostre offerte, in vista della nostra salvezza.

L’offerta più preziosa che noi possiamo presentare al Signore, siamo noi stessi e non lo possiamo fare che consegnandogli la nostra volontà. Questo lo impariamo mediante l’obbedienza, e impariamo ad obbedire attraverso la pratica. Il modo migliore per praticare l’obbedienza è quello che la Chiesa ci fornisce prescrivendoci dei giorni e dei periodi di digiuno. Ella, in certo modo, ci dice come Dio ad Adamo: «Tu puoi mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare» (
Gen 2,16-17).

Oltre al digiuno, abbiamo altri maestri a cui dobbiamo obbedire. Noi li incontriamo ad ogni passo, nel dettaglio della nostra vita quotidiana; basta che sappiamo riconoscere la loro voce. La tua donna ti dice di prendere l’impermeabile: fa’ come lei desidera, e praticherai l’obbedienza. Uno dei tuoi compagni di lavoro ti domanda di fare un tratto di strada con lui: accompagnalo, e praticherai l’obbedienza. Ti accorgi che un bambino ha bisogno che ci si occupi di lui e che gli si tenga compagnia:
fallo quanto puoi, e praticherai l’obbedienza. Un novizio nel suo monastero non ha più numerose occasioni di praticare l’obbedienza, dite nella tua casa. E ne troverai altrettante nel tuo lavoro e nei rapporti con i tuoi vicini.

L’obbedienza apre molte porte. Tu giungerai alla libertà e alla pace nella misura in cui il tuo cuore praticherà la non-resistenza. Mostrati obbediente, e siepi di spine si apriranno davanti a te. Allora l’amore avrà sufficiente spazio per dilatarsi. Mediante l’obbedienza, distruggerai il tuo orgoglio, il tuo spirito di contraddizione, la tua pretesa saggezza e la tua testardaggine, che ti imprigionano in una corazza impenetrabile. Finché ti rannichierai in questa corazza, non potrai incontrare il Dio dell’amore e della libertà.

Prendi dunque l’abitudine di rallegrarti quando ti si presenta un’occasione di obbedire. È del tutto superfluo cercare di creartene; potresti cadere in un servilismo artificioso e andresti fuori strada compiacendoti nella tua personale virtù. Sta’ sicuro, troverai tante occasioni di obbedire quanto ti sarà necessario, e saranno esattamente quelle di cui hai bisogno. Se ti accorgi che ti sei lasciato scappare un’occasione, rimproverati questa negligenza. Ti sei comportato come un marinaio che non approfitta del vento favorevole.


 
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I Sette doni dello Spirito Santo: Sapienza Intelletto Consiglio Fortezza Scienza Pietà Timore di Dio

I «sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i peccati umani

«superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia».




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