

Crocefisso di
San Damiano in Argento

Foderina per la
Liturgia
delle Ore in 4
volumi
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Bisogna trasferire
il nostro amore da noi stessi al Cristo
«Se usciamo da noi stessi, chi incontriamo?»,
chiede il vescovo Teofano il Recluso. E dà
subito egli medesimo la risposta: «Incontriamo
Dio e il prossimo». Questa è la vera ragione
per la quale il rinnegamento di sé è una
condizione e la principale che deve
porre colui che cerca la salvezza nel Cristo:
così il centro di gravità del nostro essere si
sposta da noi al Cristo che è, ad un tempo, Dio
e il nostro prossimo.
Questo significa che tutta la sollecitudine,
tutta la cura, tutto lamore che noi
prodighiamo verso noi stessi, è allora
completamente e come naturalmente, senza che noi
neppure ce ne accorgiamo, riportato su Dio, e con
ciò, sul prossimo. Soltanto allora tu potrai
fare il bene in modo che «non sappia la tua
sinistra ciò che fa la tua destra», e «la tua
elemosina resti segreta» (Mt 6,3-4).
Finché ciò non sarà fatto, non potrete essere
«colmi di ogni conoscenza, capaci di rendervi
servizio a vicenda» (cf. Rom 15,14), in modo
autentico, non solo materiale.
Tutti i nostri tentativi in tale senso sono
falsati alla base, perché sono «nostri» e
procedono dal desiderio di piacere a noi stessi.
~ assolutamente necessario capire bene questo,
altrimenti rischiamo di andare con facilità
fuori di strada, impegnandoci nella via di una
cosiddetta dedizione agli altri e in opere bene
intenzionate, ma che ci riportano inevitabilmente
nella palude della nostra personale soddisfazione.
Evita quindi di impastoiarti in vendite di
beneficenza, riunioni di opere pie e altre
attività del genere. Lindaffararsi, sotto
tutte le forme, è un terribile veleno.
Scandaglia il tuo cuore, esaminati con diligenza,
e dovrai riconoscere che molte di queste
attività in cui ti sembra di profonderti per gli
altri, in realtà provengono dal bisogno di
stordire la coscienza; la loro vera fonte è la
nostra invincibile tendenza a cercare quello che
ci piace e ci soddisfa (cf. Rom 15,1).
No! Il Dio damore, di pace e di totale
sacrificio non può essere là dove si cerca
la propria soddisfazione
nellagitazione e nel darsi da fare, anche
sotto nobili pretesti. Ecco un principio di
discernimento: se la pace del tuo spirito è
turbata, se sei scoraggiato o un po
irritato perché una ragione qualunque ti ha
obbligato a rinunciare ad unopera buona che
avevi progettato, questo ti mostra che la
sorgente era torbida. .
Forse ti chiederai: perché? Gli uomini che hanno
esperienza della vita spirituale, ti
risponderanno che gli ostacoli e le opposizioni
esteriori non possono scaffire se non coloro che
non hanno consegnato la propria volontà a Dio.
È impensabile che Dio incontri un ostacolo. Ora,
un atto veramente disinteressato non è «mio»;
è di Dio. Quindi non può trovare intralci. Sono
soltanto i miei piani, le mie volontà
studiare, lavorare, riposarmi, mangiare, rendere
un servizio al prossimo che possono essere
contrastati da circostanze esterne. E allora io
mi rattristo. Ma per colui che ha scoperto la via
stretta che conduce alla vita, cioè a Dio, non
rimane che un solo ostacolo possibile: la propria
volontà peccatrice. Se egli vuol fare qualche
cosa e non riesce a condurla in porto, perché
dovrebbe rattristarsi? Del resto, egli non fa
più progetti (cf. Gc 4,13-16).
Ma questo è un altro segreto dei santi.
Non farti illusioni. Un cristiano «deve
comportarsi come Lui si è comportato» (i Gv 2,6),
Lui che non ha mai cercato la volontà propria (Gv
5,30), ma è nato sulla paglia, ha digiunato
quaranta giorni, ha passato lunghe notti in
preghiera, ha guarito gli ammalati, scacciato i
demoni, non aveva dove posare il capo e, infine,
fu coperto di sputi, flagellato e crocifisso.
Pensa quanto ne sei lontano! Interpellati
incessantemente: ho passato una sola notte a
vegliare e pregare? ho digiunato un solo giorno?
ho scacciato un solo demonio? mi sono lasciato
insultare e colpire senza resistenza? ho
veramente crocifisso la mia carne? (cf. Gai 5,24)
ed ho rinunciato a cercare la mia volontà?
Abbi questo sempre molto presente allo spirito.
Perché bisogna rinnegare se stessi? Perché
colui che si è veramente rinnegato non si
chiederà più: Sono felice? Sono contento?
Simili domande non si porranno più per te dal
momento che avrai veramente rinnegato te medesimo.
In effetti, facendo così, avrai nello stesso
tempo abbandonato ogni desiderio di cercare la
tua soddisfazione sulla terra o in cielo.
La volontà ostinata di trovare la propria
soddisfazione è la causa del turbamento e della
divisione della tua anima. Abbandonala e lotta
contro di essa: il resto ti verrà dato senza
fatica.
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