

Crocefisso di
San Damiano in Argento

Foderina per la
Liturgia
delle Ore in 4
volumi
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La rinuncia a se
stesso e la purificazione del cuore
Inerme, debole e impotente, devi accingerti alla
più difficile impresa: quella di vincere i tuoi
egoistici desideri. È precisamente da questa
«persecuzione dite stesso» che dipende infine
lesito del tuo combattimento; perché,
finché dominerà la tua volontà egocentrica,
non potrai dire al Signore con cuore puro: «Sia
fatta la tua volontà». Se non puoi sbarazzarti
della tua propria grandezza, non potrai aprirti
alla vera grandezza. Se ti aggrappi alla tua
propria libertà, non puoi aver parte alla vera
libertà che è il regno di un unico Volere.
Il grande segreto dei santi è questo: non
cercare la libertà, e la libertà ti sarà data.
La terra non produrrà che cardi e spine, dice la
Scrittura. È con il sudore della fronte, còn
molta fatica, che luomo deve coltivarla.
Questa terra è luomo stesso, la sua natura.
I santi Padri consigliano di incominciare con
piccole cose; perché, come dice s. Efrem il Siro,
come potresti spegnere un grande incendio se
prima non avrai imparato a soffocare un fuoco di
piccole dimensioni? Se vuoi essere capace di
resistere ad una passione violenta, dicono i
santi Padri, spezza i piccoli desideri. Non
credere che si possano separare gli uni dalle
altre; essi stanno uniti come gli anelli di una
catena o le maglie di una rete.
Per questo, a nulla serve lottare contro i vizi
principali e le cattive abitudini che ti
oppongono una forte resistenza, se
contemporaneamente non ti sforzi di vincere le
tue piccole debolezze innocenti:
piccole golosità, voglia di parlare, curiosità,
abitudine di immischiarsi negli affari altrui.
Tutti i nostri desideri, infatti, grandi e
piccoli, hanno lo stesso fondamento: la nostra
costante abitudine di soddisfare la volontà
propria.
E' quindi la volontà propria che deve essere
messa a morte. Dopo la caduta originale, la
nostra volontà è ad esclusivo servizio del
nostro io. Così loggetto del nostro
combattimento è la morte della volontà propria.
Bisogna impegnarvisi senza indugio e persistere
nella lotta senza tregua. Ti prude di fare una
domanda? Non farla! Hai una gran voglia di bere
due tazze di caffè? Bevine solo una! Ti viene la
tentazione di guardare dalla finestra? Non
affacciarti! Vorresti uscire per una visita?
Rimani a casa.
Questo è perseguitare se stessi. In tale modo,
con laiuto di Dio, si fa tacere la voce
chiassosa della volontà propria.
Forse, ti chiederai se tutto questo sia veramente
necessario! I santi Padri ti rispondono con
unaltra domanda: Credi tu che sia davvero
possibile riempire di acqua pura un vaso pieno di
acqua sudicia, senza prima vuotarlo? o vorresti
accogliere un ospite amato in una stanza ingombra
di roba vecchia e di oggetti di rifiuto? No,
certo! «Chi ha questa speranza (di vedere il
Signore), purifica se stesso, comegli è
puro» (i Gv 3,3).
Purifichiamo dunque il nostro cuore! Gettiamo via
tutto il vecchiume polveroso che vi si è
accumulato; laviamo il pavimento con la
spazzolone, puliamo i vetri e spalanchiamo le
finestre, perché aria e luce entrino nella
stanza di cui vogliamo fare un santuario per il
Signore. Infine, cambiamoci il vestito, perché
il nostro vecchio odore di tanfo non ci si
appiccichi più e non ci succeda di essere
buttati fuori (Lc 13,28).
Ecco il nostro lavoro di ogni giorno e di ogni
momento.
Con questo, non facciamo che mandare ad effetto
quello che il Signore ci ha prescritto per mezzo
del suo santo apostolo Giacomo: «Purificate i
vostri cuori! » (Gc 4,8). Anche lapostolo
Paolo ci esorta a «purificarci da ogni macchia
della carne e dello spirito » (2 Cor 7,1).
Poiché il Cristo dice: «Dal di dentro, infatti,
cioè dal cuore degli uomini, escono le
intenzioni cattive: prostituzioni, furti, omicidi,
adulteri, cupidigie, malvagità, inganno,
impudicizia, invidia, calunnia, superbia,
stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono
fuori dal di dentro e contaminano luomo» (Mc
7,21-23). Per questo ammonisce i farisei:
«Pulisci prima linterno del bicchiere,
perché anche lesterno diventi netto!» (Mt
23,26).
Mettendo in pratica questo precetto di
incominciare dallinterno, dobbiamo tener
presente allo spirito che non è affatto per noi
stessi che purifichiamo il nostro cuore. Non è
per la nostra soddisfazione personale che
ripuliamo e lucidiamo la camera dellospite,
ma perché il nostro ospite ci si trovi bene.
Interroghiamoci: «La troverà di suo gusto? Vi
si fermerà?». Ogni nostro pensiero sia per lui.
Quindi, noi ci ritiriamo, ci teniamo in disparte,
senza aspettare risposta.
Come ci insegna Nicetas Sthetatos, luomo
può trovarsi in una di queste tre situazioni
vitali: cè luomo carnale, che vuole
vivere per il proprio piacere, anche a danno
degli altri; cè luomo naturale, che
vuole piacere a se stesso e agli altri; cè
infine luomo spirituale, che vuole piacere
solo a Dio, anche con proprio svantaggio.
Il primo, vive al di sotto della natura; il
secondo, conforme a natura; il terzo, al di sopra
della natura, e questo è vivere in Cristo.
Luomo spirituale pensa spiritualmente; la
sua speranza è di confidare che un giorno gli
angeli abbiano a rallegrarsi «per un peccatore
pentito» (Lc 15,10), un peccatore che non è
altri che lui stesso. Siano questi i tuoi
sentimenti; lavora animato da questa speranza,
secondo il precetto che il Signore ci ha dato:
«Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro
celeste» (Mt 5,48), e «Cercate prima il Regno
di Dio e la sua giustizia» (Mt 6,33).
Non darti riposo, non concederti tregua, finché
non avrai costretta a morire quella parte dite
stesso che proviene dalla natura carnale. Sii
risoluto a snidare in te ogni manifestazione
delluomo animale, e a braccarla
drasticamente. «Poiché la carne lotta contro lo
Spirito, e lo Spirito contro la carne» (Gal 5,17).
Ma se temi di diventare giusto ai tuoi occhi
lavorando alla tua salvezza, se hai paura di
essere vinto dallorgoglio spirituale,
scrutati bene e di a te stesso che colui
che teme di diventare giusto ai propri occhi
soffre di cecità. Perché non vede di essere
giusto ai propri occhi.
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