

Crocefisso di
San
Damiano in
Argento

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ELIA
Invocare
«Concedimi, o Signore, un po di tempo per
le mie meditazioni sui segreti della tua
scrittura. Non chiuderla a me che busso alla sua
porta. Non senza uno scopo
certamente tu, o Signore, facesti scrivere tante
pagine piene di misteri. Non mancano certo gli
amanti della parola santa che quali cervi si
rifugiano in essa come in una
foresta. In essa si ristorano. Scorazzano in essa
da un angolo allaltro come in un prato. Vi
pascolano. trovano riposo e ruminano.
O Signore, fa che anchio giunga a
tanto: rivelami la tua scrittura. Ecco, la tua
voce è la mia gioia. La tua parola è il
desiderio mio oltre ogni desiderio. dammi ciò
che
amo. Tu sai che io amo: tu mi hai dato di amare.
Non abbandonarmi, Signore. Non trascurare questo
filo derba che ha sete di te. Quando
scoprirò i segreti dei tuoi
libri, allora ti loderà lanima mia» (SantAgostino).
Lectio (1Re 17,7-16)
17, [7] Dopo alcuni giorni il torrente si seccò,
perché non pioveva sulla regione. [8] Il Signore
parlò a lui e disse:
[9] "Alzati, và in Zarepta di Sidòne e ivi
stabilisciti. Ecco io ho dato ordine a una vedova
di là per il tuo cibo". [10] Egli si alzò
e andò a Zarepta. Entrato nella porta
della città, ecco una vedova raccoglieva la
legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un
pò d'acqua in un vaso perché io possa bere".
[11] Mentre quella andava a
prenderla, le gridò: "Prendimi anche un
pezzo di pane". [12] Quella rispose: "Per
la vita del Signore tuo Dio, non ho nulla di
cotto, ma solo un pugno di farina nella
giara e un pò di olio nell'orcio; ora raccolgo
due pezzi di legna, dopo andrò a cuocerla per me
e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo".
[13] Elia le disse: "Non
temere; su, fà come hai detto, ma prepara prima
una piccola focaccia per me e portamela; quindi
ne preparerai per te e per tuo figlio, [14]
poiché dice il Signore: La
farina della giara non si esaurirà e l'orcio
dell'olio non si svuoterà finché il Signore non
farà piovere sulla terra". [15] Quella
andò e fece come aveva detto Elia.
Mangiarono essa, lui e il figlio di lei per
diversi giorni. [16] La farina della giara non
venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì,
secondo la parola che il Signore aveva
pronunziata per mezzo di Elia.
Dopo aver presentato la vocazione del profeta
Elia come una irruzione di Dio nella storia che
viviamo, lasciandoci nel momento in cui Elia
beveva al torrente.
Col presentare la vedova di Sarephta, ci fa da
introduzione la secca del torrente, la siccità
che aumenta. Quel poco carne, pane,
acqua finiscono, ed il profeta per
continuare il suo ministero, la sua esperienza di
Dio, deve essere educato dai poveri a Sarephta,
città della Fenicia e quindi terra pagana.
Ci incamminiamo in punta di piedi in questo brano,
con una espressione paolina: «Ma Dio ha scelto
ciò che nel mondo è stolto per confondere i
sapienti, Dio ha scelto
ciò che nel mondo è debole per confondere i
forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è
ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per
ridurre a nulla le cose che sono,
perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a
Dio» (1Cor 1,27-29).
In queste parole possiamo leggervi la vocazione
di ciascuno di noi, anche della persona che, come
Geremia, risponde al Signore così: «Ahimè,
Signore Dio, ecco io
non so parlare, perché sono giovane» (1,6). È
una debolezza che viene premiata, poiché, come
è detto, il Signore «rende giustizia agli
oppressi, dà il pane agli
affamati [
] protegge lo straniero, egli
sostiene lorfano e la vedova, ma sconvolge
le vie degli empi» (Sal 146,7.9).
Dal Testo leggiamo che il piano di Acab viene
sconvolto ed Elia trova rifugio e sostentamento
assieme alla vedova e al figlio di lei.
La vedova si presenta con abiti da lutto, che
raccoglie legna e alle parole del profeta che la
invita a prendergli dellacqua per
dissetarlo, ella si presenta accogliente, si
mette in movimento, la Parola stessa mette in
movimento questa povera donna. Ma il profeta gli
chiede insieme allacqua anche del pane.
Certo adesso si presenta una difficoltà per la
situazione che la vedova sta vivendo insieme al
figlio: «Per la vita del Signore tuo Dio, non ho
nulla di cotto, ma solo un
pugno di farina nella giara e un pò di olio nell'orcio;
ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a
cuocerla per me e per mio figlio: la mangeremo e
poi moriremo» (v.
12). Il profeta la conforta.
La vedova è una donna pagana che mostrandosi
nella sua semplicità e spontaneità nella più
ardua disperazione, trova motivo di fiducia nella
parola del profeta, nella
Parola del Signore tanto da mettere in atto
quanto dice il profeta.
Lobbedienza di questa donna ha permesso di
anteporre la ragione a quanto le veniva detto,
tutto ha permesso lincontro con Dio, tanto
che alla fine, la vedova farà
la sua professione di fede: «Ora so che tu sei
un uomo di Dio e che la vera parola del Signore
è sulla tua bocca» (1Re 17,24).
Questa donna diventa modello di obbedienza,
modello di ascolto di colei che accoglie la
Parola con fede, perché «La fede è fondamento
delle cose che si sperano e
prova di quelle che non si vedono» (Eb 11,1).
Il profeta sperimenta a casa di questa pagana, di
questa vedova laccoglienza e la
solidarietà e la Parola e la Carità non si
esauriscono.
La vedova è simbolo di una realtà piccola,
povera (infatti Sareptha è una piccola città),
dove ognuno può collocarsi, trovare il senso
della sua vocazione: lamore di
Dio e lamore del prossimo e il profeta, ha
trovato senso alla sua vocazione.
La vedova per ciascuno di noi è esempio di
condivisione dei valori che non si esauriscono
mai, nonostante la siccità dominante
allesterno.
Anche Gesù presenta questo esempio di vita (cfr.
Mc 12,41-44; cfr. anche Lc 4,25-26), ad andare
alla sua scuola: ella è come Gesù
dona
tutto se stessa (cfr. Lc
10,33-37). Anche in questa povera donna si
manifesta una chiamata, un dono del Signore:
essere profeta. Infatti, «Chi accoglie un
profeta
avrà la ricompensa del
profeta, e chi accoglie un giusto come giusto
avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato
anche un solo bicchiere di acqua fresca auno di
questi piccoli, perché è
mio discepolo, in verità io vi dico: non
perderà la sua ricompensa» (Mt 10,41-42).
Da queste parole traspare che Gesù non si
aspetta che i suoi discepoli, i suoi profeti
vengano accettati in patria (cfr. Lc 4,24-26), ma
cé una missione che Lui ha
ricevuto e per la quale è disposto a offrire la
sua vita.
In qualche modo, anche la vedova di Sareptha
offre la sua vita partendo dallascolto
della parola del profeta nella condivisione della
propria esistenza. Lespressione
«non temere
» (v. 13) è la stessa parola
di Dio che passa nella vita di tante persone che
troviamo nella Bibbia, ma anche al di fuori di
essa, perché è la carezza di
Dio che tocca il cuore e chiama alla vita e alla
donazione di sé.
La vedova è segno di una continua presenza di
Dio nella storia di chi a Lui si affida per
camminare, accogliere la Sua parola nella propria
esistenza anche quando la
vita si presenta dura, «Con tutta la tua anima e
con tutta la tua forza» (Dt 6,4-5). Nella
Mishnà, una parte del Talmud (sec. II d.C.),
troviamo abbozzata una risposta:
«Con tutta lanima» vuol dire «perfino se
Egli ti strappa lanima», cioé fino al
martirio; «con tutta la tua forza» significa
«con tutti i tuoi beni», cioé con tutte le tue
sostanze, alla vedova viene chiesto anche il
figlio, il suo bene più prezioso, come lo fu per
Abramo: «
prendi tuo figlio, il tuo unico
figlio che ami, Isacco, va nel
territorio di Moria e offrilo in olocausto su di
un monte che io ti indicherò» (Gen 22,2).
La vedova è colei che si fida di Dio senza
riservare niente per sé e senza aspettarsi da
lui alcun miracolo, perché capace di giocare la
propria vita su Dio, con un
atteggiamento di fiducia, di apertura e di
disponibilità completa alle sue vie e alla sua
provvidenza. Ella è come la vedova del Vangelo
che «nella sua povertà, vi ha
messo tutto quello che aveva, tutto quanto aveva
per vivere» (Mc 12,43-44) per divenire icona di
una fede vissuta.
Interrogarsi
1. Nella tua precarietà o condizione di miseria,
trovi spazio per accogliere la Parola di Dio?
2. Sei capace di obbedire, anteponendo la ragione
a quanto ti viene chiesto dalla Parola di Dio,
per conoscere il Dio di Elia?
3. Sei pronto anche tu, come la vedova, a
condividere quel poco che hai senza difficoltà a
credere in Dio che ha cura dei poveri?
4. Alle parole «non temere
», anche tu sei
pronto a rispondere come la vedova con una sorta
di giuramento, di fiducia in Dio, che ispira e
guida a scelte di
abbandono totale a lui?
Preghiera
Nella nostra povertà, Signore, gridiamo a te
allestremo delle nostre forze. Tu ci hai
guariti, ci hai sollevati dal fango molle della
nostra condizione. Labbondanza di
prima si è cambiata in carestia; la città santa
e il suo tempio sono diventati Zareptha, città
pagana. Siamo rimasti soli; soli con i nostri
figli unici, senza altro che non
sia siccità e fame. Al colmo della solitudine,
tu vieni e ci chiedi ancora una volta il
tutto ciò che abbiamo per vivere.
Tu bussi nuovamente alla porta del nostro cuore e
ci ricordi che solo Dio è il Signore.
Ci chiedi lacqua della tribolazione e
il pane dellafflizione e non possiamo
darti altro che un pugno di farina e un
po dolio.
Sentiamo, Signore, sulla nostra pelle
lincapacità di dare; non è più come
prima quando vivevamo nella ricchezza, ora quel
poco che ci resta lo mangeremo e poi
moriremo.
Riempi o Signore la fragile giara della nostra
vita, perché ne possiamo mangiare a sazietà e
non venir meno alla tua Parola.
Actio
Per agire nella vita devi sapere che il discepolo
del Signore è colui che rende testimonianza non
per un ideale astratto ma aderisce pienamente al
vangelo secondo
linsegnamento di san Paolo: «Io non mi
vergogno del vangelo, perché è potenza di Dio
per la salvezza» (Rm 1,16-17).
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