

Crocefisso di
San Damiano in Argento

Quadri Sacri
realizzati con lastre di Argento 925% Clic per Info |
SARAH
Lectio
Dal Libro della Genesi (16,1-2; 18,1-2.9-15; 21,1-2)
16,[1] Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato
figli. Avendo però una schiava egiziana chiamata
Agar, [2] Sarai disse ad Abram: "Ecco, il
Signore mi ha impedito di aver prole; unisciti
alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli".
18,[1] Poi il Signore apparve a lui alle Querce
di Mamre, mentre egli sedeva all'ingresso della
tenda nell'ora più calda del giorno. [2] Egli
alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in
piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro
incontro dall'ingresso della tenda e si prostrò
fino a terra, [9] Poi gli dissero: "Dov'è
Sara, tua moglie?". Rispose: "E' là
nella tenda". [10] Il Signore riprese:
"Tornerò da te fra un anno a questa data e
allora Sara, tua moglie, avrà un figlio".
Intanto Sara stava ad ascoltare all'ingresso
della tenda ed era dietro di lui. [11] Abramo e
Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato
a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne.
[12] Allora Sara rise dentro di sé e disse:
"Avvizzita come sono dovrei provare il
piacere, mentre il mio signore è vecchio!".
[13] Ma il Signore disse ad Abramo: "Perché
Sara ha riso dicendo: Potrò davvero partorire,
mentre sono vecchia? [14] C'è forse qualche cosa
impossibile per il Signore? Al tempo fissato
tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un
figlio". [15] Allora Sara negò: "Non
ho riso!", perché aveva paura; ma quegli
disse: "Sì, hai proprio riso". 21,[1]
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece
a Sara come aveva promesso. [2] Sara concepì e
partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel
tempo che Dio aveva fissato.
La lettura di queste pagine della Genesi,
racchiude le vicende di Sarai moglie di Abramo
anche se le pagine citate, riportano le vicende
di Agar.
La storia di Sarai si presenta, a ciascuno di noi,
con un duplice aspetto: sterilità e gratuità.
La Bibbia non dice tanto sulla sterilità di
Sarai, ma in penombra noi possiamo vedere la sua
sofferenza e la sofferenza dogni sterilità:
«Ecco, il Signore mi ha impedito
» (16,2).
Questa donna, sterile, incarna la sofferenza per
la maternità mancata, ma al contempo ha dentro
di sé una grande forza di volontà a non
rassegnarsi e ricorre ai metodi allora consentiti.
Sara non è lunica donna nella Bibbia che
si trova impedita, sterile: vedi per esempio Anna
moglie di Elkana (Cfr. 1Sam 1,1ss).
Per questa sua grande fortezza gli viene mutato
il nome: «Dio disse ancora ad Abramo: non
chiamare più tua moglie Sarai; dora in poi
il suo nome è Sarah. per mezzo di lei ti darò
un figlio» (Gen 17,15-16).
Qui abbiamo un gioco di parole che nella lingua
ebraica assume vari significati: da Sarai a Sarah.
Il nome che termina con la lettera i, come in
ebraico terminano certi suffissi di possesso,
sembra sottolineare la presunzione di Sarai nel
momento in cui decise in cuor suo di dare la sua
ancella al marito per aiutarlo a garantire la
discendenza, che tanto desidera e che Dio
promette. Ma non era quello laiuto che
Sarai poteva dare a suo marito, ma da una Sarah
capace di rinunciare a ogni possessiva
presunzione di sé a vantaggio della propria
uterina ( il significato della lettera h) natura
di donna e di madre responsabile di figli
autentici.
Il cambiamento del nome, nella Bibbia indica il
progetto di Dio sulla persona, sul popolo;
infatti, il nome Sarah significa Mia
principessa. Sarah, infatti, sarà madre di
numerosi re. Questa forza di volontà il Signore
la benedice, visita Abramo e fa una promessa
inaudita.
L«Inaudito» si rende presente nella vita
di questa coppia, diventa un punto d'incontro
perché la sterilità sia feconda, perché Sara
dia frutto: generi!
Lannuncio che Dio fa è inaudito perché
sfida lordine naturale, ma «cè
forse qualcosa impossibile per il Signore?».
Nella Bibbia, queste sono parole che si ripetono
quando Dio chiama qualcuno per realizzare il suo
disegno damore (cfr Lc 1,19-20.37). Queste
sono parole che ogni volta si ripetono quando Dio
fa visita a ciascuno di noi e trova qualche
ostacolo, quando la nostra vita è come un
deserto senza vita, infeconda: «come una terra
arida senza acqua» (Sal 62,2), come un deserto
bruciato, come un vicolo cieco, come un orizzonte
chiuso senza speranza, come un vuoto incolmabile
senza attesa, come un grembo di donna incapace di
generare. Avere sete di Dio è già un dono di
Dio. Lasciata a se stessa, la carne non è altro
che rifiuto, occhi chiusi, orecchie turate, cuore
indurito (Mt 13,10-15).
Spesso, questa è la nostra vita! Non ha senso
vivere per vivere; ha senso vivere se si loda Dio:
la grazia divina non solo sorpassa infinitamente
la vita fisica, ma è quella che le conferisce
significato.
È una pagina di fede quella che abbiamo davanti,
una fede che diventa rischio. «Si tratta di due
orizzonti lontani verso i quali luomo si
deve incamminare con un lungo e defatigante
itinerario che raffigura la dialettica della fede,
sempre sospesa ala promessa e al rischio» (G.
Ravasi).
Ma proprio perché la fede si trasforma in
rischio, la fede di Sarah davanti alle parole
dellInaudito conosce il dubbio, il sospetto,
lesitazione, la sospensione: «Allora Sarah
rise dentro di sé e disse: "Avvizzita come
sono dovrei provare il piacere, mentre il mio
signore è vecchio!"» (18,21).
Vi è un po d'ironia
nellatteggiamento di Sarah e una reazione
da parte dellInaudito, dei Tre personaggi (Dio).
La storia di questa donna insegna che non esiste
situazione disperata che Dio non sappia
capovolgere: «Tornerò da te alla stessa data e
Sarah avrà un figlio» (18,14). Alla reazione di
Dio vi è paura e imbarazzo e una certa
autodifesa: «"Non ho riso!"» (18,15).
Nella Bibbia il riso ha vari significati, ma nel
riso di Sarah e nella sua autodifesa possiamo
leggere il nostro riso, le nostre finzioni
dinanzi alla Parola di Dio, dinanzi alla sua
Parola che continuamente chiama; ma è un riso
che Dio sa trasformare in nuova umanità,
promessa, certezza, vita, dono per laltro
perché il Signore «non ti chiamerà più
Abbandonata, né la tua terra Devastata, ma tu
sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra,
Sposata» (Is 62,4); il figlio che nasce
prenderà nome Isacco, cioè JHWH ha
riso.
Sì, Dio ride dinanzi agli ostacoli. Il Suo riso
spazza ogni nostra perplessità, paura, ogni male
degli uomini: «Colui che è assiso nei cieli se
ne ride, il Signore si fa beffe» (Sal 2,4; cfr
anche Sal 37,13; 59,9).
«È un riso che disarma nel senso più vero,
privando della sua forza lapparente potente
predominio dellincredulità e
dellarroganza» (Gerhard Ebeling).
«Nel tempo che Dio aveva fissato» (21,2).
Cè un tempo che Dio fissa per Sarah, per
ciascuno di noi, per farci visita. Nel tempo
stabilito, il riso di Dio visita Sarah portando
vittoria sulla sua sterilità, portando il dono
di generare, il miracolo della nascita, il
passaggio dallessere infecondo ad essere
fecondo: la vita; perché essere visitati da Dio
è incontrare la vita.
Generare, per la Bibbia, non è
lespressione di una legge naturale ma
levento dellamore di Dio personale
dove tutto si trasforma in dono.
Nellincontro con la vita Sarah scopre
un di più che viene dallamore
personale di Dio dove per Sarah, inizia un nuovo
rapporto, un nuovo cammino.
Nellatteggiamento di Sarah, sembra
ricordare le parole di Gesù: «Chi rimane in me,
fa molto frutto. Chi non rimane in me viene
gettato via» (Gv 15,5-6).
Questo è il dilemma posto da Gesù ai discepoli:
accettare di essere innestati in Lui o essere
soppressi, perché «senza di me non potete fare
nulla» (Gv 15,5).
Chi rimane «in me». Gesù pone laccento
in questo rimanere in Lui perché fonte e mèta
della vita personale e comunitaria, è
lunico sentiero di fecondità evangelica e
pastorale perché ha in sé la fecondità di
Cristo che ha dato se stesso per amore. Il
portare frutto dipende dal rapporto personale dei
discepoli con Gesù. Diversamente si è sterili,
secchi, inutili a se stessi e agli altri.
«Allora sarete miei discepoli» (Gv 15,8). È
una conclusione significativa. Si è discepoli
solo in conseguenza del rimanere in Cristo ed è
da questo rimanere in Lui che scaturisce il
dovere della testimonianza.
Anche Sarah, nella sua vita, scoprendo il
di più, ha dimorato nella Parola
dellEterno dando senso e valore alla sua
stessa vita e a quella degli altri generando a
tutti Isacco, il sorriso di Dio, divenendo madre
dIsraele.
Questa sua maternità si fa gratuità fino alla
morte, fino al raggiungimento della Terra che Dio
promise di dare.
Sarah muore a centoventisette anni la sua
gratuità fu di esempio per tutti, anche in terra
straniera e Abramo acquista nella terra Ittita,
da Efron figlio di Zocar, la caverna di Macpela
per seppellirvi Sarah (Gen 23).
Interrogarsi
1. Quali situazioni di infecondità
riscontri nella tua vita e nella società in cui
vivi?
2. Qual è il senso della visitazione di Dio a
Sara
di Dio nella tua vita?
3. Nella tua vita, cè lapertura
personale verso Dio dove vi incontrate e parlate
da amici?
4. Come ti rapporti, nella società in cui vivi,
in modo sterile o gratuito?
5. Quale è il tempo che Dio ha fissato per te?
Preghiera
Hai un compito, anima mia, un grande compito, se
vuoi. Scruta seriamente te stessa, il tuo essere,
il tuo destino; donde vieni e dove dovrai posarti;
cerca di conoscere se è vita quella che vivi o
se cè qualcosa di più.
Hai un compito, anima mia, purifica, perciò, la
tua vita: considera, per favore, Dio e i suoi
misteri, indaga cosa cera prima di questo
universo e che cosa esso è per te, da dove è
venuto e qual sarà il suo destino.
Ecco il tuo compito, anima mia, purifica, perciò,
la tua vita. Accostati al Dio che ti parla nel
Figlio suo e saprai la via della gioia. (S.
Gregorio di Nazianzo, 410)
Actio
Medita oggi queste parole e portale nella tua
vita quotidiana:
«Noi siamo liuti, tu il suonatore. Non sei tu
che emetti sospiri attraverso essi? Noi siamo
flauti, ma il soffio è tuo, o Signore! Noi siamo
dei monti, ma leco è tua, o Signore!».
|