

Crocefisso di
San Damiano in Argento

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HAGAR
Lectio
(Gen 16,3-4.6-11.15; 21,8-20)
16, [3] Così, al termine di dieci anni da quando
Abram abitava nel paese di Canaan, Sarai, moglie
di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la
diede in moglie ad Abram, suo marito. [4] Egli si
unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa
si accorse di essere incinta, la sua padrona non
contò più nulla per lei. [6] Abram disse a
Sarai: "Ecco, la tua schiava è in tuo
potere: falle ciò che ti pare". Sarai
allora la maltrattò tanto che quella si
allontanò. [7] La trovò l'angelo del Signore
presso una sorgente d'acqua nel deserto, la
sorgente sulla strada di Sur, [8] e le disse:
"Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e
dove vai?". Rispose: "Vado lontano
dalla mia padrona Sarai". [9] Le disse l'angelo
del Signore: "Ritorna dalla tua padrona e
restale sottomessa". [10] Le disse ancora l'angelo
del Signore: "Moltiplicherò la tua
discendenza e non si potrà contarla per la sua
moltitudine". [11] Soggiunse poi l'angelo
del Signore: "Ecco, sei incinta: partorirai
un figlio e lo chiamarai Ismaele, perché il
Signore ha ascoltato la tua afflizione. [15] Agar
partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò
Ismaele il figlio che Agar gli aveva partorito.
21, [8] Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo
fece un grande banchetto quando Isacco fu
svezzato. [9] Ma Sara vide che il figlio di Agar
l'Egiziana, quello che essa aveva partorito ad
Abramo, scherzava con il figlio Isacco. [10]
Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa
schiava e suo figlio, perché il figlio di questa
schiava non deve essere erede con mio figlio
Isacco". [11] La cosa dispiacque molto ad
Abramo per riguardo a suo figlio. [12] Ma Dio
disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo,
per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la
parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua
voce, perché attraverso Isacco da te prenderà
nome una stirpe. [13] Ma io farò diventare una
grande nazione anche il figlio della schiava,
perché è tua prole". [14] Abramo si alzò
di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua
e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle;
le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa
se ne andò e si smarrì per il deserto di
Bersabea. [15] Tutta l'acqua dell'otre era venuta
a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto
un cespuglio [16] e andò a sedersi di fronte,
alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva:
Non voglio veder morire il fanciullo!.
Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la
voce e pianse. [17] Ma Dio udì la voce del
fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal
cielo e le disse: Che hai, Agar? Non temere,
perché Dio ha udito la voce del fanciullo là
dove si trova. [18] Alzati, prendi il fanciullo e
tienilo per mano, perché io ne farò una grande
nazione. [19] Dio le aprì gli occhi ed
essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a
riempire l'otre e fece bere il fanciullo. [20] E
Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel
deserto e divenne un tiratore d'arco.
Riprendiamo una vicenda drammatica, passata tra
le righe, presentando la persona di Sarah.
In queste pagine leggiamo una storia di
esclusione, di violenza, di sofferenza e disagio,
di elezione nella persona di Hagar. Forse non è
facile capire, ma entriamo dentro il mistero,
cercando di stare ricurvi sulla
Parola per poter scavare sulle parole, il
pozzo dellamore di Dio per il
suo popolo.
Anzitutto, subito leggiamo unindicazione di
tempo (16,3), un tempo che vuole dire a ciascuno
di noi che per costruire un futuro, abbiamo
bisogno di fare esperienza, di maturare. Per
arrivare a questo, bisogna avere quella capacità
di saper ascoltare la Parola di Dio e farla
entrare dentro il nostro cuore, perché il
Signore ci guidi nelle Sue vie.
Certo, non è facile fare questo cammino perché
spesso i fatti, la stessa Parola di Dio, non sono
concordi col nostro pensiero e si creano delle
rotture, lacerazioni come la lacerazione tra
Sarah e la sua schiava Hagar.
Notiamo come dietro questa lacerazione vi è una
follia, stoltezza da parte di Sarah così come
descrive il Sapiente: «Donna irrequieta è
follia, una sciocca che non sa nulla» (Sap 9,13;
cfr. Qo 2,2).
Sappiamo benissimo che questi atteggiamenti
conducono solo alla lite e qualcuno deve sempre
subire. Ora, per il brano, questo qualcuno è
Hagar a cui lAngelo del Signore è chiamato
a risanare il pensiero del cuore.
Il brano presenta tre segni del risanamento: 1)
lAngelo stesso; 2) la sorgente dacqua;
3) lessere incinta.
Il primo che indica lAngelo, cioé il
messaggero di JHWH, la stessa Parola
di Dio che si manifesta, perché tutto ritorni in
una perfetta armonia.
Il secondo è la sorgente dacqua.
Lacqua è simbolo del caos, per la sua
assenza di forma e questo è un richiamo alla
libro della Genesi, alle condizioni esistenti
prima della creazione del mondo. Ma lacqua
viene anche raffigurata come simbolo della vita
che per i cristiani è Cristo stesso, «Acqua
viva che sgorga da Gerusalemme» (Zc 14,8).
Lultimo elemento indicato è lessere
incinta. Dentro la donna vi è una grande
promessa: una discendenza numerosa che non si
può contare.
Questi tre elementi (ognuno può metterne in
risalto anche altri) sono motivo per Hagar di
ritorno dalla padrona «Imparando in silenzio,
con tutta sottomissione». (1Tm 2,11).
Questatteggiamento sembra un anticipo di
quanto sarà del popolo in Egitto quando erano
schiavi, sottoposti allideale egizio (cfr.
Gen 50,18), e che da «lontano» dovrà far
ritorno alla terra promessa (a Dio).
Hagar vuole andare lontano dalla sua Padrona (16,8),
«Il figlio più giovane, raccolse le sue cose,
partì per un paese lontano» (Lc 15,13). Sono
espressioni che indicano lallontanarsi da
Dio, perdersi. Ma sarà Dio stesso a manifestarsi
nel deserto della vita invitando a far ritorno.
Per Hagar il ritornare dalla sua Padrona diventa
motivo di abbassamento, di «curvare le spalle»
alla Parola ascoltata dallAngelo perché,
«Ecco, dice il Signore: Curvate le spalle,
servite il re di Babilonia e dimorerete nella
terra da me data ai vostri padri» (Bar 2,21).
In qualche modo Hagar sperimenta lesilio,
dove tutto si presenta ostacolo e resistenza e
fiduciosa alle parole dellAngelo per un
affettuoso abbraccio con la sua Padrona, fa
ritorno. Hagar trova forza non solo nelle parole
dellAngelo, ma nel figlio che porta in
grembo (16,11) a cui darà nome Ismaele (= Dio
ascolta) che raccoglie le speranze, proiettandole
nel futuro.
Ismaele nasce, ma quellabbraccio affettuoso
non è avvenuto. Le vie di Dio si sono presentate
più misteriose, ai nostri occhi sempre più
contorti, dolorosi se non entriamo profondamente
nella Sua Parola.
Hagar patisce una triplice violenza. la prima
quella di essere schiava, espropriata della
propria libertà per essere a servizio di Abramo
e di Sarah, esucutrice non del proprio ma del
loro progetto.
La seconda violenza è quella della gelosia che
si trasforma in furia vendicativa, non solo nei
confronti di Hagar ma anche in quello del bambino.
La terza è quella dello stesso Abramo il quale,
invece di prendere le difese di Hagar, la espone
alla vendetta di Sarah e ne diventa
corresponsabile anche se il testo biblico si
accontenta di dare una giustificazione teologica
allaccaduto (21,12-14).
A te che leggi queste pagine ti invito a non
scandalizzarti di questo anche se Paolo definisce
Abramo come «il padre della fede» (Rm 4,11) e
Sarah viene presentata come esempio da imitare (Eb
11,11). Ma anche in questi comportamenti si
nasconde il pensiero di Dio.
Ognuno di noi può trovare risposta nella Bibbia
che non è storia di uomini e donne ideali, ma la
storia dellamore di Dio per lumanità,
per ogni uomo e donna così come sono e che una
volta incontrato Dio, cominciano a cambiare la
loro vita. Infatti, se la Bibbia fosse una
raccolta di storie edificanti, avrebbe poco da
insegnarci. Ecco perché fin dallinizio ho
detto bisogna stare ricurvi sulla
Parola, perché la Parola possa
slegarci dalla nostra schiavitù,
perché Dio sta dalla parte degli sconfitti, da
quanti sono schiacciati dalla macchina della
storia.
In Hagar troviamo la storia di una donna perdente,
ma troviamo anche lo stesso Dio di Abramo che
capovolge la sua storia di morte in storia di
vita (21,13). È in queste righe che possiamo
individuare il senso profondo della Bibbia e di
accoglierla come Parola di Dio.
«Abramo carica sulle spalle di Hagar pane e
acqua
» (21,14). Sono i simboli della vita
che lumanità carica ogni giorno sulle sue
spalle, che è chiamata a portare, simboli della
fatica, simboleggiati dal peso sulle spalle.
I simboli del pane e dellacqua, nella
Bibbia, raffigurano la presenza di Dio che
continua a prendersi cura anche nella
disperazione, in situazione di morte per
realizzare il suo disegno: Abramo consegna ad
Hagar il figlio perché da questi, anche se il
cammino conduce alla morte, il deserto fiorirà (cfr.
Is 32,15), nascerà una grande nazione (cfr. Is
49,15). Questa sicurezza il brano la racchiude
nelle parole che lAngelo comunica ad Hagar:
«Che hai? non temere!» (21,17).
Sono parole che il nostro cuore accoglie ogni
volta volta che la nostra storia si presenta
esclusa, sono parole di sostegno per la vita.
Nei simboli che Abramo consegna possiamo leggere
i simboli della cristianità, frutto
dellamore di Dio che consegna il Figlio
unigenito mettendo sulle spalle un
nuovo pane e una nuova acqua (il patibolo),
perché anche da Lui, «sorgente zampillante»
nasca un nuovo popolo.
Dio può fare che questo succeda. Egli che con la
sua forza può fare tutto, e ce ne ha dato prova
con Cristo, liberandolo dalla morte lo fece
rivivere, oggi continua a liberarci dalla nostra
situazione di morte per ricondurci alla vita: è
il passaggio dalla stagione invernale alla
stagione primaverile che tutti siamo chiamati a
fare, dove tutto sboccia, la resurrezione
cammina, il futuro è garantito.
È lamore singolare e universale di Dio:
nel senso che Dio ama ciascuno personalmente,
nella sua realtà individuale e non in quanto
appartenente a un gruppo, ad un popolo, ad una
nazione, ad una religione. Dio ama in modo
universale, nel senso che il suo amore si estende
a tutti in modo gratuito, senza distinzioni o
preferenze perché il Dio di Abramo di Isacco e
di Giacobbe è anche il Dio di Ismaele di cui
ascolta il gemito.
Il brano termina nella prospettiva del futuro di
Ismaele: un cacciatore, un capostipite di una
tribù nomade.
Anche il cristiano è chiamato ad essere nomade,
cacciatore: «Da ora sarai cacciatore di uomini»
(Lc 5,10). È una investitura che rende partecipe
della stessa missione di Gesù, perché abilitato
per conquistare al Vangelo molti, anzi tutti gli
uomini così come fa il cacciatore che prende al
laccio gli uccelli e il pescatore con la rete i
pesci.
interrogarsi
1. Nella vita ognuno di noi vive una storia di
esclusione, quali sono stati i momenti in cui ti
sei sentito/a messo/a da parte ed escluso/a?
2. Anche oggi, Dio ti viene incontro con le
parole: Che hai? non temere!, quale
la tua reazione di fronte a Lui che ti sostiene?
3. Dio ama singolarmente e universalmente, come
vivi dentro di te questo immenso amore di Dio?
4. Forse anche tu sei in un paese lontano,
lontano da Dio, sei pronto/a ad alzarti in piedi,
a curvare le spalle e metterti in marcia verso
Dio?
5. Nella tua situazione, ti senti pronto/a ad
essere «cacciatore»?
preghiera
Grazie o Signore perché il tuo amore si riversa
su tutti gratuitamente senza nessuna preferenza.
Ascolta la mia voce e dacci la forza di saper
rispondere sempre all'odio con l'amore, all'ingiustizia
con un totale impegno per la giustizia, alla
miseria con la condivisione, alla guerra con la
pace.
Donami o Signore il rinnovato coraggio di
seguirti nelle tue vie anche se mi sembrano
impraticabili. Amen.
actio
Medita oggi queste parole e portale nella tua
vita quotidiana: «Sostienimi secondo la tua
Parola e avrò vita; non deludermi nella mia
speranza» (Sal 119,116) «Non temere, perché io
sono con te» (Is 43,5).
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