

Crocefisso di
San Damiano in Argento

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GIUSEPPE
lectio
(Gen 37,3-8.18.21-22.26-36.45,2-9.46,1-7)
37, [3] Israele amava Giuseppe più di tutti i
suoi figli, e gli aveva fatto una tunica dalle
lunghe maniche. [4] I suoi fratelli, vedendo che
il loro padre amava lui più di tutti i suoi
figli, lo odiavano e non potevano parlargli
amichevolmente. [5] Ora Giuseppe fece un sogno e
lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor
di più. [6] Disse dunque loro: "Ascoltate
questo sogno che ho fatto. [7] Noi stavamo
legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco
il mio covone si alzò e restò diritto e i
vostri covoni vennero intorno e si prostrarono
davanti al mio". [8] Gli dissero i suoi
fratelli: "Vorrai forse regnare su di noi o
ci vorrai dominare?". Lo odiarono ancora di
più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. [18]
Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse
vicino a loro, complottarono di farlo morire. [21]
Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani,
dicendo: "Non togliamogli la vita". [22]
Poi disse loro: "Non versate il sangue,
gettatelo in questa cisterna che è nel deserto,
ma non colpitelo con la vostra mano"; egli
intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a
suo padre. [26] Allora Giuda disse ai fratelli:
"Che guadagno c'è ad uccidere il nostro
fratello e a nasconderne il sangue? [27] Su,
vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non
sia contro di lui, perché è nostro fratello e
nostra carne". I suoi fratelli lo
ascoltarono. [28] Passarono alcuni mercanti
madianiti; essi tirarono su ed estrassero
Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento
vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così
Giuseppe fu condotto in Egitto. [29] Quando Ruben
ritornò alla cisterna, ecco Giuseppe non c'era
più. Allora si stracciò le vesti, [30] tornò
dai suoi fratelli e disse: "Il ragazzo non c'è
più, dove andrò io?". [36] Intanto i
Madianiti lo vendettero in Egitto a Potifar,
consigliere del faraone e comandante delle
guardie. 45, [2] Ma diede in un grido di pianto e
tutti gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu
risaputa nella casa del faraone. [3] Giuseppe
disse ai fratelli: "Io sono Giuseppe! Vive
ancora mio padre?". Ma i suoi fratelli non
potevano rispondergli, perché atterriti dalla
sua presenza. [4] Allora Giuseppe disse ai
fratelli: "Avvicinatevi a me!". Si
avvicinarono e disse loro: "Io sono Giuseppe,
il vostro fratello, che voi avete venduto per l'Egitto.
[5] Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate
per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha
mandato qui prima di voi per conservarvi in vita.
[6] Perché già da due anni vi è la carestia
nel paese e ancora per cinque anni non vi sarà
né aratura né mietitura. [7] Dio mi ha mandato
qui prima di voi, per assicurare a voi la
sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la
vita di molta gente. [8] Dunque non siete stati
voi a mandarmi qui, ma Dio ed Egli mi ha
stabilito padre per il faraone, signore su tutta
la sua casa e governatore di tutto il paese d'Egitto.
[9] Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli:
Dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito
signore di tutto l'Egitto. Vieni quaggiù presso
di me e non tardare. 46, [1] Israele dunque levò
le tende con quanto possedeva e arrivò a
Bersabea, dove offrì sacrifici al Dio di suo
padre Isacco. [2] Dio disse a Israele in una
visione notturna: "Giacobbe, Giacobbe!".
Rispose: "Eccomi!". [3] Riprese: "Io
sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di
scendere in Egitto, perché laggiù io farò di
te un grande popolo. [4] Io scenderò con te in
Egitto e io certo ti farò tornare. Giuseppe ti
chiuderà gli occhi". [5] Giacobbe si alzò
da Bersabea e i figli di Israele fecero salire il
loro padre Giacobbe, i loro bambini e le loro
donne sui carri che il faraone aveva mandati per
trasportarlo. [6] Essi presero il loro bestiame e
tutti i beni che avevano acquistati nel paese di
Canaan e vennero in Egitto; Giacobbe cioè e con
lui tutti i suoi discendenti; [7] i suoi figli e
i nipoti, le sue figlie e le nipoti, tutti i suoi
discendenti egli condusse con sé in Egitto.
La storia di Giuseppe (Gen 37,39-50; Es 1,1-7) è
inserita tra quelle storie esemplari di
esperienza di Dio di coloro che «Erano giusti
agli occhi di Dio, osservando in modo
irreprensibile tutti i comandamenti e i precetti
del Signore» (Lc 1,6). Ma la storia di Giuseppe
ha in sé un significato più profondo. Si
presenta come una storia completa, a differenza
degli altri racconti che la precedono.
In questa storia ognuno può leggere la propria
storia, perché la persona di Giuseppe con le sue
vicende è molto simbolica, specialmente con
fatti riguardanti la passione di Cristo Gesù.
Il testo inizia col dire: «Israele amava
» (37,3), sono parole piene di tutto
lamore di un padre verso il proprio figlio,
come se fosse lunigenito. Giuseppe era il
figlio della vecchiaia, il suo bastone. In lui
Giacobbe aveva riposto, forse, le sue speranze
tanto da fargli una tunica dalle lunghe maniche,
cioé rivestirlo delle cose più belle.
Ma in questa storia vi è anche lidea della
preferenza di Dio per il minore (cfr. Abele su
Caino; Giacobbe su Esaù).
Questatteggiamento di Giacobbe nei riguardi
di Giuseppe ha portato odio nei suoi confronti e
in particolare per i sogni strani che Giuseppe
andava raccontando.
Quante volte nelle scene di vita familiare,
ancora oggi, troviamo questi dissensi, nei figli,
tra fratelli
ma forse anche attraverso
questo vi è un disegno di Dio? Nello sfondo di
questa scena biblica vi è una carezza-dono di
Dio che non riusciamo a percepire, perché ci
troviamo in uno scenario fatto di odio e sogni,
cioé in una scena buia.
Forse la Parola non ci dice nulla, però qualcosa
sta per nascere nel cuore di ciascuno, ma è
notte è non riusciamo a vedere e a leggere i
segni: i nostri occhi e il nostro cuore non hanno
quella capacità di andare verso la luce verso la
vita, come i fratelli di Giuseppe che coltivavano
su di lui minacce di morte e nientaltro.
In questo brano anche la persona di Giacobbe è
significativa, egli da una parte rimprovera
Giuseppe, forse con dolcezza, dallaltra
invece cerca di comprendere (v. 8) con quella
acutezza che il Signore gli aveva dato.
Anche Maria, la madre di Gesù, cercava di capire
nel suo cuore i fatti a cui ogni giorno andava
incontro (Cfr. Lc 2,51), ricordando quella
carezza-dono di Dio nella sua stessa vita.
Proviamo allora anche noi di fermarci per
comprendere il testo con quella acutezza
spirituale che via via si va affinando, sì che
ora in ogni parola, riga, frase, fatto,
personaggio del testo, siamo capaci di scorgere
Cristo Gesù, spaccando il guscio della noce per
mangiarne il contenuto (Cfr. S. Girolamo, Lettera
58,9).
Anche qui abbiamo una storia di odio e di
violenza, dove dietro le parole ognuno legge sua
storia, legge i fatti di ogni giorno che in
qualche modo lo conducono alla vita, lo conducono
allincontro con il Signore della storia e
della vita.
Giuseppe e minacciato di morte come Gesù.
Giuseppe è minacciato di morte come Don Giuseppe
Diana ( 19-03-1994), Don Pino Puglisi (
15-09-1993. E' in corso il suo processo di
beatificazione come martire: già conclusa la
fase diocesana, la documentazione è ora all'esame
della Congregazione per le cause dei Santi in
Vaticano) e tanti altri come loro, per la scelta
di vita che hanno fatto. Ma il loro sangue ha
portato altri germogli di speranza nel cuore e
nella vita di tanta gente, proprio come dice la
famosa frase di Tertulliano «Il sangue dei
martiri è seme di nuovi cristiani».
Il cammino della vita procede, ma ogni tanto
bisogna fermarsi per capire questa frase del
salmista: «La pietra che i costruttori hanno
scartata, è diventata pietra angolare, è questa
è lopera meravigliosa del Signore» (Sal
118,22-23).
Giacobbe, vecchio, in questa vicenda si ferma e
ripercorre la sua storia. Nel ricordo di aver
ingannato suo fratello, ora i suoi figli rifanno
la stessa storia ingannando lui, facendo credere
che il figlio della sposa prediletta, è morto
sbranato da un animale feroce.
Quante volte ci nascondiamo dietro una bestia
feroce, per non dire la verità, per non fare la
Verità! Anche qui possiamo leggere la storia di
Dio che cammina con noi, che ci chiama a servirlo,
anche in modo strano perché il suo amore è
grande e senza confini. Infatti, lAutore
sacro fa notare in maniera discreta che dovunque
Giuseppe si trova Dio è con lui, che dal cuore
del perdono continua a chiamare molti a seguirlo.
Infatti, in questa esperienza da cui viene
ispirata tutta la vicenda, quello a cui si ispira
Giuseppe verso i suoi fratelli è la legge del
perdono, cuore di ogni storia.
Questa storia è la storia di Gesù, è il
prolungamento di quella di Giuseppe: è il figlio
rifiutato, crocifisso, che diventa «Il
primogenito tra i morti» (Ap 1,5).
In questa vicenda Dio, come a Giacobbe, ci spinge
a metterci in viaggio (Gen 46,1-7) su strade
sconosciute, straniere, nuove.
Nella vita di ogni giorno anche noi abbiamo un
sì da dire a Dio, bisogna partire e ricominciare.
La vicenda della sequela non pone età, anzi
sembra di sfuggita di ripercorre con Gen 46,4 un
episodio dellApostolo Pietro: «In verità,
in verità ti dico: quando eri più giovane ti
cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi;
ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e
un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove
tu non vuoi". Questo gli disse per indicare
con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E
detto questo aggiunse: "Seguimi"»
Quando eravamo bambini, alle domande che facevamo
alle persone adulte si otteneva questa risposta:
quando sarai grande capirai!.
Giuseppe anche lui, nonostante scelto da Dio ha
atteso attraverso tribolazioni per capire che
dietro i suoi sogni, dietro a quanto i suoi occhi
vedevano, vi era loperato di Dio e quindi
poteva affermare: «Dunque non siete stati voi a
mandarmi qui, ma Dio» (45,8).
Forse, anche noi come Giuseppe, in questo momento
non riusciamo a capire il pensiero di Dio, non
riusciamo a vedere i suoi disegni su di noi, ma
«Nella Bibbia, come nella vita - scrive
Kierkegaard - si cammina in avanti e si comprende
allindietro».
In questa lunga vicenda di Giuseppe, possiamo
vedere la trasformazione che Dio opera in noi,
quando camminiamo insieme a Lui.
Dio capovolge qualsiasi storia perché vive
dietro e dentro la nostra storia per ridarci vita,
infatti il Signore non gode della nostra morte,
ma della vita (cfr. Ez 18,32).
In questo cammino insieme al Signore si rinasce a
vita, siamo gli uomini nuovi, che piano piano
apprenderemo di essere gli eletti,
chiamati a lottare contro ogni tipo di carestia,
per andare incontro alla vita vera.
La vita di Giuseppe che esce da una situazione
buia (la cisterna) è simbolo di luce e salvezza
per tutti, perché è luomo nuovo che
risponde affermativamente alla chiamata, perché
raduna, raccoglie spinto dallamore, sotto
ununica tenda: «Abiterai nella terra di
Gosen
» (Gen 45,10), cioé la parte
migliore del paese.
Giuseppe è luomo che da rifiutato viene
salvato e da salvato diviene il salvatore: è
colui che comincia a dare speranza, vita a un
popolo.
E tu
?
interrogarsi
1. Hai mai riflettuto sul potere distruttivo
dellodio e della gelosia, sentimenti che
crescono sopratutto nellambito delle
relazioni parentali?
2. Hai mai cercato di capire chi è Dio nella tua
vita?
3. Ti lasci trasformare dallamore di Dio
per essere suo strumento, oppure continui a
soccombere al male?
4. Ti senti più salvato o salvatore? perché?
preghiera
Il forte che schiaccia il debole, il furbo che
inganna il semplice, il ricco che affama il
povero, luomo che domina luomo: è
questa Signore la storia. Ma tu, Signore, sei
dentro la storia e ogni giorno, dal di dentro,
capovolgi la mia storia, la trasformi e la
rinnovi con la potenza del tuo Amore che
continuamente mi chiama ad amare.
actio
Prova a riflettere dentro la tua vita con le
parole di un saggio: «I miei occhi hanno visto
la salvezza preparata da Te» (Gv 21,18-19).
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