

Crocefisso di
San
Damiano in
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ELIA
INVOCARE
Vieni, Spirito Santo, riempi della tua luce la
nostra mente per capire il vero significato della
tua Parola.
Vieni, Spirito Santo, accendi nei nostri cuori il
fuoco del tuo amore per infiammare la nostra fede.
Vieni, Spirito Santo, riempi la nostra persona
con la tua forza per rinvigorire ciò che in noi
è debole nel nostro servizio a Dio.
Vieni, Spirito Santo, con il dono della prudenza
per frenare il nostro entusiasmo che ci impedisce
ad amare Dio e il prossimo.
LEGGERE (1Re 16,23-34-17,1-6)
16, [23] Nell'anno trentunesimo di Asa re di
Giuda, divenne re di Israele Omri. Regnò dodici
anni, di cui sei in Tirza. [24] Poi acquistò il
monte Someron da Semer
per due talenti d'argento. Costruì sul monte e
chiamò la città che ivi edificò Samaria dal
nome di Semer, proprietario del monte. [25] Omri
fece ciò che è male agli
occhi del Signore, peggio di tutti i suoi
predecessori. [26] Imitò in tutto la condotta di
Geroboamo, figlio di Nebàt, e i peccati che
quegli aveva fatto commettere a
Israele, provocando con le loro vanità a sdegno
il Signore, Dio di Israele. [27] Le altre gesta
di Omri, tutte le sue azioni e le sue prodezze,
sono descritte nel libro
delle Cronache dei re di Israele. [28] Omri si
addormentò con i suoi padri e fu sepolto in
Samaria. Al suo posto divenne re suo figlio Acab.
[29] Acab figlio di Omri divenne re su Israele
nell'anno trentottesimo di Asa re di Giuda. Acab
figlio di Omri regnò su Israele in Samaria
ventidue anni. [30] Acab
figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi
del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori.
[31] Non gli bastò imitare il peccato di
Geroboamo figlio di Nebàt; ma
prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal,
re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal
e a prostrarsi davanti a lui. [32] Eresse un
altare a Baal nel tempio di
Baal, che egli aveva costruito in Samaria. [33]
Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora
altre cose irritando il Signore Dio di Israele,
più di tutti i re di Israele
suoi predecessori. [34] Nei suoi giorni Chiel di
Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta
sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le
porte sopra Segub suo
ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal
Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun.
17, [1] Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di
Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita del
Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto,
in questi anni non ci sarà né rugiada
né pioggia, se non quando lo dirò io".
[2] A lui fu rivolta questa parola del Signore: [3]
"Vattene di qui, dirigiti verso oriente;
nasconditi presso il torrente Cherit, che è a
oriente del Giordano. [4] Ivi berrai
al torrente e i corvi per mio comando ti
porteranno il tuo cibo". [5] Egli eseguì l'ordine
del Signore; andò a stabilirsi sul torrente
Cherit, che è a oriente del Giordano.
[6] I corvi gli portavano pane al mattino e carne
alla sera; egli beveva al torrente.
Percorriamo, con questa lectio, una parte
dellesperienza del profeta Elia partendo
dal suo contesto storico, socio-politico-religioso
che ci fa capire che la chiamata al
servizio di Dio appare in un momento preciso
della storia che viviamo (cfr. 16,23). Infatti, i
versetti 23-34 del cap. 16 del 1Re fanno una
lettura teologica degli eventi
storici.
Il v. 1 inizia ricordandoci il periodo storico
con la ascesa al trono di Omri. Egli, per la
storia, fu un grande re. Unificò con la sua
politica il regno del nord (Israele) e i
popoli siro-fenici stringendo rapporti economici
notevoli, ampliando scambi commerciali. Per
garantire i suoi confini e stabilizzare i
rapporti commerciali con i
sirofenici. Omri fondò Samaria come capitale del
regno del Nord dedicando un tempio a Baal (cfr. 1Re
16,29-32) divinità sirofenicia. Eppure, anche
lui «Fece ciò
che è male agli occhi del Signore, peggio di
tutti i suoi predecessori» (16,25). Ma con la
salita al trono di Acab, figlio di Omri, questa
integrazione cambiò daspetto
raggiungendo lapice: Acab sposò Gezabele
che era di Tiro-Sidone, città sirofenicia.
Era usanza nellantichità ogni
riconoscimento politico-commerciale, concedendo
allaltra parte lesercizio del culto.
Gezabele, infatti, continuò in Israele il culto
fenicio
circondandosi anche dei profeti come
strumenti e ministri del culto di Baal. Così
venne a crearsi una disgregazione socio-religiosa:
nella corte del regno del nord e
nei ceti borghesi della città si adorava Baal,
tra il popolo, invece, si adorava JHWH.
Questa disgregazione dei valori della vita, anche
religiosa, ha creato una situazione di crisi e di
morte (cfr. 16,34).
Ma anche Acab «Fece ciò che è male agli occhi
del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori
[
] si mise a servire Baal e a prostrarsi
davanti a lui. Eresse un altare
a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva
costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo
sacro e compì ancora altre cose irritando il
Signore Dio di Israele, più di
tutti i re di Israele suoi predecessori» (16,30-33).
In questa lettura teologica notiamo la fine dello
jahwismo, cioè la perdita di identità del
popolo di Israele, la fine dellideale
egualitario e fraterno dellAlleanza. Ed è
qui che entra in scena il profeta Elia rendendosi
conto che così non si può andare avanti.
Una cosa che notiamo subito in 17,1 che non viene
narrata la vocazione di Elia così come succede
per altri personaggi biblici, lAutore ci
dice soltanto che Elia è «uno
degli abitanti di Galaad», ed entra in scena
esercitando il ministero di profeta annunciando,
per la situazione di peccato, un tempo di
siccità dalla durata di tre anni.
Quante volte, anche nella nostra vita, prima di
parlare di vocazione abbiamo vissuto
(o viviamo) un periodo di siccità?
In questo annuncio Elia vuole far capire la vita
contrapposta alla situazione di morte e di
violenza e a tutta la situazione di idolatria nei
confronti di JHWH che è il Dio
della vita, che si interessa della vita del
popolo, a differenza di Acab, nonostante il suo
interessamento religioso.
In questi 6 versetti del cap. 17 abbiamo dei
simboli che fanno riferimento a Dio: la pioggia e
la rugiada.
Questi due simboli vogliono indicare la Parola di
Dio (cfr. Dt 32,2; Sir 39,6; Is 55,10-11) che
scende come pace e giustizia (Sal 72,5-7). È
simbolo dellamore di
Dio (in particolare la rugiada) per Israele (Os
14,6), simbolo dellamore fraterno (Sal 133,3).
Ma anche Elia è simbolo, parabola della Parola
di Dio. Dice il Siracide: «Sorse Elia, profeta,
simile al fuoco; la sua parola bruciava come
fiaccola» (48,1), cioè, la
parola non proviene da lui, ma da Dio, per cui la
sua parola è parola di Dio: non parola su Dio ma
parola di Dio.
Quindi la siccità annunciata dal profeta indica
lassenza della Parola di Dio,
lassenza dellamore di Dio. E quando
cè questo tipo di siccità, la nostra vita
si muove tra
il non senso e la ricerca di senso con una
continua disseminazione di perché (cfr.
Dt 11,16-17; Ez 22,24; Am 4,7). Ciò che denuncia
Elia è l atomizzazione della
società.
Si respira nellaria anche nella nostra
società questo fenomeno dove ognuno fa per sé,
si rinchiude nel propria caverna e vive la
propria vita, generando disgregazione
(cfr. Ger 14,1-10).
Elia annunzia la sua lettura teologica della
realtà, che coincide con la visione che Dio ha
di questa realtà. Perché questa coincidenza?
Il nome di Elia (eliyyahu) significa
mio Dio è JHWH. Infatti, egli è
colui che vive di questa presenza, che sta alla
«presenza di Dio», ossia ascolta prega e vive
la
Parola di Dio. Ma il popolo sembra non vivere
sotto il primato della Parola di Dio, è confuso,
si fa abbindolare dalla prima attrazione o
necessità. Ha bisogno di far
ritorno alle sorgenti della fede, di farsi
nutrire da Dio (vv. 2-6).
Anche in questi versetti abbiamo dei simboli
della Parola di Dio: carne, pane, acqua, gli
stessi che ebbe il popolo nel deserto (Es 16,8.12).
Saranno i corvi a portare il cibo a Elia, cioè
quellanimale impuro (Dt 14,14), non adatto
ai sacrifici sullaltare di JHWH e che
simboleggia il soggiorno di Elia in terra
pagana, fuori di Israele.
In questo tempo particolare Elia deve vivere nel
nascondimento, facendo ritorno alle fonti della
fede, là dove è nato un popolo libero dalla
schiavitù
(Giordano-Passaggio-Pasqua).
In questo nascondimento si sente protetto da Dio
(cfr. Sal 32,21) e nello stesso tempo sperimenta
lassenza di Dio, il peccato del popolo
simboleggiato dal corvo.
Col suo nascondimento, Elia rende visibile la
siccità e le sue gravi conseguenze: assenza di
valori, di amore fraterno, di solidarietà,
presenza di morte.
Anche Gesù, col suo nascondimento di Nazareth
sperimenta questa situazione, ma sarà la sua
morte a far risorgere il popolo.
Elia ci insegna che in ogni nostra situazione, vi
è un suo significato nascosto che spesso non
siamo capaci di decifrare. Egli è convinto che
la vita e la creazione intera è
governata da regole e leggi segrete. Di qui,
linvito a scoprire il senso profondo delle
cose. Non basta però scoprirlo.
Ogni conoscenza delluomo e del mondo
comincia dalla conoscenza di Dio. Infatti, Elia
«beveva al torrente» (17,6), cioè presso Dio
«che dà la guarigione agli infermi
con laspersione delle acque» (Pseudo-Ephrem).
Questo non distoglie dalla realtà, ma fa proprio
il contrario: nella luce di Dio, luomo e il
mondo acquistano la loro vera dimensione.
Insieme al profeta, siamo chiamati a coltivare
larte di farci domande per
trovare senso alla vita, per scoprire ogni giorno
il segreto della felicità e la realizzazione
personale.
Il Regno di Dio, dice il profeta, è
lultima strada percorribile per evitare di
correre verso la catastrofe, per trasformare la
convivenza umana (anche quella religiosa) in
un inno alla vita.
INTERROGARSI
1. Il profeta Elia insegna che la vita è un dono.
Di quale dono personale vai particolarmente fiero?
2. Anche tu come Elia vivi alla «presenza di
Dio» ossia, ascolti preghi e vivi la Parola di
Dio?
3. Hai mai pensato che la Parola di Dio inabita
anche le tue parole?
4. Da quale realtà ti senti particolarmente
interpellato?
- situazioni di ingiustizia e sfruttamento;
- situazioni di paura, di fallimento;
- situazioni di lontananza da Dio;
- situazioni di non senso di fronte alla vita;
- situazioni di non amore;
- situazioni di testimonianza e di donazione
gioiosa.
5. Ti senti chiamato nella tua situazione di
siccità ad essere profeta portando
la Parola di Dio a tutti?
PREGHIERA
Signore, non sono migliore degli altri e mi hai
collocato a salvezza degli altri. La mia luce è
così tenue che a fatica vedo la strada per me, e
devo diventare un segnale
per tutti.
Sono anchio farina del sacco comune, sono
un uomo come gli altri e vuoi che la mia
debolezza sia forza dei deboli; che la mia
povertà sia ricchezza dei poveri; che la
mia infermità sia speranza per tutti.
Signore, io non sono migliore degli altri.
Purifica le mie labbra con i carboni ardenti
della tua santità e la mia tenebra sarà luce e
la mia parola messaggio. Amen.
AZIONE
Prova a metterti davanti a questa Parola
ascoltata, falla bruciare dentro di
te e obbedisci a quanto ti chiede.
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