1. Nel programma di
questanno giubilare non poteva mancare la
dimensione del dialogo ecumenico e di quello
interreligioso, come già indicavo nella Tertio
millennio adveniente (cfr nn. 53 e 55). La linea
trinitaria ed eucaristica che abbiamo sviluppato
nelle precedenti catechesi ci conduce ora a
sostare su questo versante, prendendo in
considerazione innanzitutto il problema della
ricomposizione dellunità tra i cristiani.
Lo facciamo alla luce della narrazione evangelica
sui discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35),
osservando il modo in cui i due discepoli, che si
allontanavano dalla comunità, furono spinti a
fare il cammino inverso e a ritrovarla.
2. I due discepoli voltavano le spalle al luogo
in cui Gesù era stato crocifisso, perché questo
evento era per loro una delusione crudele. Per lo
stesso fatto, si allontanavano dagli altri
discepoli e tornavano, per così dire,
allindividualismo. Conversavano di
tutto quello che era accaduto (Lc 24,14),
senza capirne il senso. Non capivano che Gesù
era morto per riunire insieme i figli di
Dio che erano dispersi (Gv 11,52). Vedevano
soltanto laspetto tremendamente negativo
della croce, che rovinava le loro speranze:
Noi speravamo che fosse lui a liberare
Israele! (Lc 24,21). Gesù risorto si
accosta e cammina con loro, ma i loro occhi
erano incapaci di riconoscerlo (Lc 24,16),
perché dal punto di vista spirituale, si
trovavano nelle tenebre più oscure. Gesù allora
simpegna con ammirevole pazienza a
rimetterli nella luce della fede per mezzo di una
lunga catechesi biblica: Cominciando da
Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte
le Scritture ciò che si riferiva a lui (Lc
24,27). Il loro cuore cominciò a ardere (cfr Lc
24,32). Pregarono il loro misterioso compagno di
restare con loro. Quando fu a tavola con
loro, prese il pane, disse la benedizione, lo
spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro
gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla
loro vista (Lc 24, 30-31). Grazie alla
spiegazione luminosa delle Scritture, erano
passati dalle tenebre dellincomprensione
alla luce della fede ed erano divenuti capaci di
riconoscere Cristo risorto nello spezzare
il pane (Lc 24,35). Leffetto di
questo cambiamento profondo fu un impulso a
ripartire senza indugio e a fare ritorno a
Gerusalemme per raggiungere gli Undici e
gli altri che erano con loro (Lc 24,33). Il
cammino di fede aveva reso possibile
lunione fraterna.
3. Il nesso tra linterpretazione della
parola di Dio e lEucaristia appare anche
altrove nel Nuovo Testamento. Giovanni nel suo
Vangelo intreccia questa parola
allEucaristia quando nel discorso di
Cafarnao ci presenta Gesù che evoca il dono
della manna nel deserto reinterpretandolo in
chiave eucaristica (cfr Gv 6,32-58). Nella Chiesa
di Gerusalemme, lassiduità ad ascoltare la
didaché, cioè linsegnamento apostolico
basato sulla parola di Dio, precedeva la
partecipazione alla frazione del pane
(At 2,42). A Troade, quando i cristiani si
riunirono attorno a Paolo per spezzare il
pane, Luca riferisce che il raduno
cominciò con lunghi discorsi dellApostolo
(cfr At 20,7), certamente per nutrire la fede, la
speranza e la carità. Da tutto questo risulta
chiaro che lunione nella fede è la
condizione previa alla partecipazione comune
allEucaristia.
Con la Liturgia della Parola e lEucaristia
- come ci ricorda il Concilio Vaticano II citando
san Giovanni Crisostomo (In Joh. hom. 46) -
i fedeli uniti col Vescovo hanno accesso a
Dio Padre per mezzo del Figlio, Verbo incarnato,
morto e glorificato, nelleffusione dello
Spirito Santo, ed entrano in comunione con la
Santissima Trinità, fatti partecipi della
natura divina (2Pt 1,4). Perciò per mezzo
della celebrazione dellEucaristia del
Signore in queste singole Chiese, la Chiesa di
Dio è edificata e cresce, e per mezzo della
celebrazione si manifesta la loro comunione
(Unitatis redintegratio, n. 15). Questo legame
col mistero dellunità divina genera,
dunque, un vincolo di comunione e di amore tra
coloro che sono assisi allunica mensa della
Parola e dellEucaristia. Lunica mensa
è segno e manifestazione dell'unità. Di
conseguenza, la comunione eucaristica è
inseparabilmente legata alla piena comunione
ecclesiale e alla sua espressione visibile
(La ricerca dell=unità - Direttorio ecumenico1993,
n. 129).
4. In questa luce si comprende come le divisioni
dottrinali esistenti tra i discepoli di Cristo
raccolti nelle diverse Chiese e Comunità
ecclesiali limitino la piena condivisione
sacramentale. Il Battesimo è, tuttavia, la
radice profonda di ununità fondamentale
che lega i cristiani nonostante le loro divisioni.
Se pertanto la partecipazione alla medesima
Eucaristia rimane esclusa per i cristiani ancora
divisi, è possibile introdurre nella
Celebrazione eucaristica, in casi specifici
previsti dal Direttorio ecumenico, alcuni segni
di partecipazione che esprimono lunità
già esistente e vanno nella direzione della
piena comunione delle Chiese attorno alla mensa
della Parola e del Corpo e Sangue del Signore.
Così, in occasioni eccezionali e per una
giusta causa il Vescovo diocesano può permettere
che un membro di unaltra Chiesa o Comunità
ecclesiale svolga la funzione di lettore durante
la Celebrazione eucaristica della Chiesa
cattolica (n. 133). Similmente
ogniqualvolta una necessità lo esiga o una
vera utilità spirituale lo consigli e purché
sia evitato il pericolo di errore o di
indifferentismo, tra cattolici e cristiani
orientali è lecita una certa reciprocità per i
sacramenti della penitenza, dellEucaristia
e dellunzione degli infermi (cfr nn. 123-131).
Giovanni Paolo II
UDIENZA GENERALE - Mercoledì, 15 novembre 2000
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