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I Quattro Peccati Che Gridano Vendetta Al Cospetto Di Dio









 

OPPRESSIONE DEI POVERI

Chi sono i poveri?

Nella seconda parte della preghiera che il Signore ci ha insegnato, noi diciamo: Padre nostro, dacci oggi il nostro pane quotidiano. Gesù ci mette nel cuore e sulle labbra la richiesta più umana di tutte, quella degli affamati: Abbiamo fame, chiediamo un boccone di pane. È il grido dei bambini: Mamma, ho fame.
In questa supplica al Padre, il Signore mette l’accento su ciò che è essenziale alla vita dell’uomo sulla terra: il pane, che comprende anche il companatico e l’acqua, il vestito e le medicine, il lavoro e la casa, senza dimenticare l’istruzione e la sicurezza. Queste sono le cose necessarie per vivere e coloro che, in parte o tutte, non le hanno, sono poveri.

Dunque noi ci rivolgiamo a Dio come figli. Diciamo infatti: Padre nostro. E osiamo dirgli con molta confidenza: Dacci oggi il nostro pane quotidiano, quel pane che ci è dovuto da un Padre buono come sei tu.

Questa richiesta rivolta a Dio, viene ribaltata, in ogni famiglia, sul padre e sulla madre. A loro infatti i figli chiedono il cibo quotidiano. Il dramma scoppia quando essi non hanno nulla da dare ai loro figli. Ricordo: eravamo bambini e più di una volta in casa nostra, a mezzogiorno, il fuoco era spento e la tavola spoglia e noi ci guardavamo in faccia, silenziosi. Ma a sera abbiamo sempre trovato, appesa al portone, una sporta con il necessario per quel giorno.

Dio bussa con insistenza al cuore di chi ha in abbondanza, perché doni il superfluo a chi non ha. Siamo tutti responsabili, gli uni gli altri, infatti preghiamo così: dacci il nostro pane.
Allarghiamo l’orizzonte: coloro che hanno fame si rivolgono ai responsabili della cosa pubblica. A loro la richiesta pressante di pane e di lavoro e anche della casa, perché gli affitti sono troppo cari. Questa non è prepotenza ma giustizia e quanti non fanno di tutto per alleviare la condizione dei poveri, meritano il nome di oppressori della gente.

Oggi un grosso rischio colpisce la nostra terra: all’interno di molte nazioni si stanno evidenziando regioni ricche, molto industrializzate e quelle povere. La stessa cosa avviene a raggio mondiale: nazioni ricche e ben sviluppate e nazioni sottosviluppate, quasi o del tutto ridotte alla fame.
Il grido dei poveri sale al cielo e le loro rivendicazioni toccano la coscienza dei ricchi, dei responsabili delle grandi concentrazioni del potere economico, senza mancare di scuotere i capi delle nazioni industrializzate. Bisogna fare giustizia, perché avvenimenti irreparabili non avvolgano la nostra terra.
Noi invochiamo Dio: “Padre nostro”, e non “Padre mio”, così chiediamo il “pane nostro” e non il “pane mio”.

Dio non ci ha creati come tante isole, ma ci ha legati insieme, l’uno all’altro. Così non posso pensare solo a me stesso, egoisticamente, dicendo: “oggi ho mangiato e tutto va bene, gli altri s’arrangino”. Chi ha pane in abbondanza deve in coscienza pensare concretamente alla condivisione.
San Giovanni Crisostomo dice che ogni boccone di pane è in qualche modo un boccone di quel pane che appartiene a tutti.

Che cosa dice la Bibbia

Opprimere i poveri è un peccato gravissimo di fronte a Dio. Un peccato che grida vendetta, come si esprime il Catechismo di Pio X: Un peccato che è un abominio al cospetto del Creatore, il quale offre i prodotti della terra a tutti gli uomini.
La difesa dei poveri e la condanna di ogni oppressione stanno sommamente a cuore al Dio d’Israele. Lo dimostra la visione del Roveto ardente. Mosè si prostrò a terra e udì una voce che diceva: “Ho udito il lamento degli Israeliti asserviti dagli Egiziani e mi sono ricordato della mia alleanza. Per questo di’ agli Israeliti: Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai gravami degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi libererò con braccio teso e con grandi castighi” (Es 6,5-6).
Il Profeta Isaia (6,17) usa parole chiare e forti in favore dei poveri: “Imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova”.
Dice ancora Isaia che l’oppressione del forestiero, della vedova e dell’orfano provoca l’ira di Dio e attira la sua punizione (cf Is 1,10-17).
Credenti e non credenti, tutti i responsabili della cosa pubblica devono prendersi cura, prima di tutto e in modo pratico e serio, dei poveri, dei senza lavoro, dei senza tetto, degli anziani e dei bambini, dei malati, delle famiglie che non sanno come arrivare alla fine del mese: si tratta sempre di oppressione dei poveri: un grido che dalla terra sale verso Dio.

Preghiamo con il Salmo 71

Rit.: Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

Dio, da’ al re il tuo giudizio,
al figlio del re la tua giustizia;
regga con giustizia il tuo popolo
e i tuoi poveri con rettitudine. Rit.

Nei suoi giorni fiorirà la giustizia
e abbonderà la pace,
finché non si spenga la luna.
E dominerà da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. Rit.

Egli libererà il povero che grida
e il misero che non trova aiuto,
avrà pietà del debole e del povero
e salverà la vita dei suoi miseri. Rit.

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole persista il suo nome.
In lui saranno benedette
tutte le stirpi della terra
e tutti i popoli lo diranno beato. Rit.

Il pensiero dei Padri della Chiesa

Non possiamo dunque negare che la povertà sia un male, un grande male e anche una grande ingiustizia: in questo mondo ci sono ancora famiglie senza tetto, senza lavoro o con un lavoro da fame, senza medicine, con i bimbi laceri e sporchi e nudi, in balia di se stessi. In favore di tutti i bisognosi possiamo riascoltare le parole che San Basilio (320-379) rivolgeva ai ricchi del suo tempo:

Il pane che a voi sopravanza
è il pane dell’affamato;
la tunica appesa al vostro armadio
è la tunica di colui che è nudo;
le scarpe che voi non portate
sono scarpe di chi è scalzo;
il denaro che tenete nascosto
è il denaro del povero;
le opere di carità che voi non compite
sono altrettante ingiustizie che voi commettete.
Queste parole sono il commento pratico delle parole del profeta Amos (8,4-7), il quale precisa che l’attaccamento al denaro e ai beni terreni inaridisce il cuore, lo chiude davanti alle sofferenze degli altri e provoca delle ingiustizie a danno dei più poveri.

Preghiamo

O Padre nostro, guarda benigno i papà e le mamme che non sanno come sfamare i loro figli e sono in arretrato nel pagamento dell’affitto e senza lavoro. Aiutali a risolvere questi problemi assillanti. / Noi ti preghiamo.
O Padre di misericordia, i responsabili delle multinazionali hanno sfruttato e sfruttano ancora le terre del terzo mondo: fa’ che provvedano a quella gente, cibo, casa, lavoro e medicinali.
Noi ti preghiamo.
O caro Papà, ti presentiamo i bimbi abbandonati di tutto il mondo, troppi sono nudi, affamati, colpiti da brutte malattie e lacerati dagli insetti, e non pochi sono vittime della violenza. Abbracciali e salvali. Noi ti preghiamo.

D. Timoteo Munari sdb


Il Vangelo
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