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Papa Francesco dal Balcone il 13 Marzo 2013

Preghiamo insieme, nel nome del Signore morto e risorto, e per intercessione di Maria Santissima, perché il Mistero pasquale possa operare profondamente in noi e in questo nostro tempo, perché l’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia. Piazza San Pietro - Lunedì dell'Angelo, 1-4-13

Padre Nostro
che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte.

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen

Papa Francesco - PREGHIERA DELLE CINQUE DITA


Tutte le Video Udienze del Mercoledi' di Papa Francesco


Misericordiae Vultus - BOLLA DI INDIZIONE DEL GIUBILEO STRAORDINARIO DELLA MISERICORDIA

FRANCESCO VESCOVO DI ROMA SERVO DEI SERVI DI DIO

A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA GRAZIA, MISERICORDIA E PACE


1.
Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona[1] rivela la misericordia di Dio.

2. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.

3. Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre. È per questo che ho indetto un Giubileo Straordinario della Misericordia come tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti.

L’Anno Santo si aprirà l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione. Questa festa liturgica indica il modo dell’agire di Dio fin dai primordi della nostra storia. Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio non ha voluto lasciare l’umanità sola e in balia del male. Per questo ha pensato e voluto Maria santa e immacolata nell’amore (cfr Ef 1,4), perché diventasse la Madre del Redentore dell’uomo. Dinanzi alla gravità del peccato, Dio risponde con la pienezza del perdono. La misericordia sarà sempre più grande di ogni peccato, e nessuno può porre un limite all’amore di Dio che perdona. Nella festa dell’Immacolata Concezione avrò la gioia di aprire la Porta Santa. Sarà in questa occasione una Porta della Misericordia, dove chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza.

La domenica successiva, la Terza di Avvento, si aprirà la Porta Santa nella Cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano. Successivamente, si aprirà la Porta Santa nelle altre Basiliche Papali. Nella stessa domenica stabilisco che in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la Chiesa Madre per tutti i fedeli, oppure nella Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si apra per tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia. A scelta dell’Ordinario, essa potrà essere aperta anche nei Santuari, mete di tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione. Ogni Chiesa particolare, quindi, sarà direttamente coinvolta a vivere questo Anno Santo come un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale. Il Giubileo, pertanto, sarà celebrato a Roma così come nelle Chiese particolari quale segno visibile della comunione di tutta la Chiesa.

4. Ho scelto la data dell’8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia. I Padri radunati nel Concilio avevano percepito forte, come un vero soffio dello Spirito, l’esigenza di parlare di Dio agli uomini del loro tempo in un modo più comprensibile. Abbattute le muraglie che per troppo tempo avevano rinchiuso la Chiesa in una cittadella privilegiata, era giunto il tempo di annunciare il Vangelo in modo nuovo. Una nuova tappa dell’evangelizzazione di sempre. Un nuovo impegno per tutti i cristiani per testimoniare con più entusiasmo e convinzione la loro fede. La Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre.
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Catechesi di Papa Francesco Testo Integrale e Video I Sette Doni dello Spirito Santo:

Sapienza - Intelletto - Consiglio - Fortezza - Scienza - Pietà - Timore di Dio




Importanza del congedo - Martedì, 19 maggio 2015

Papa Francesco ha ricordato le sofferenze dei rohingya del Myanmar, abbandonati in mezzo al mare e respinti, e dei profughi cristiani e yazidi «cacciati dalle loro case» in Iraq: tragedie che stanno avvenendo oggi sotto gli occhi di tutti. Celebrando la messa martedì 19 maggio, nella cappella della Casa Santa Marta, il Pontefice ha proposto una riflessione sul senso ultimo che ha ogni congedo, grande o piccolo, con la parola «addio» che esprime sempre un atto di affidamento al Padre. E non ha mancato di raccontare il dolore e l’apprensione di tutte le mamme che vedono partire il loro figlio per il fronte della guerra.

Del resto, ha fatto subito notare il Papa, «l’atmosfera in questi ultimi giorni del tempo pasquale è un’atmosfera di congedo». E «la Chiesa nella liturgia prende il discorso di Gesù nell’ultima cena, dove si congedava prima della Passione, e lo fa rileggere: Gesù si congeda per andare dal Padre e mandarci lo Spirito Santo» (Giovanni, 17, 1-11).

Oggi, ha affermato ancora Francesco, «questa atmosfera di congedo si concentra anche nella prima lettura, una di quelle belle pagine degli Atti degli apostoli: il congedo di Paolo» (20, 17-27). Lui «era a Milèto» e «mandò a chiamare ad Efeso gli anziani della Chiesa» per «una riunione di piccole chiese, grandi come parrocchie». E così «incomincia quel discorso che finirà nella liturgia di domani, dove Paolo ricorda il suo lavoro, cosa ha fatto: “Non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile al fine di predicare a voi e di istruirvi”». Quindi «ricorda loro come ha lavorato, ma non si vanta». È, appunto, un ricordo: «Questa è stata la mia vita fra voi». Poi aggiunge: «Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme».

Paolo «se ne va», ha spiegato il Papa, con «un congedo anche un po’ drammatico». Difatti precisa di non sapere «ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore». E «cioè dare testimonianza al Vangelo della grazia di Dio».

Paolo, poi, «fa un discorso un po’ più lungo, fraterno, e quando finisce incomincia a piangere». E dice: «E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, ma io so anche che non vedrò più il vostro». Poi «piangendo tutti vanno sulla spiaggia, si inginocchiano, pregano piangendo, e congedano Paolo» accompagnandolo «fino alla nave».

Insomma, ha riepilogato il Papa riferendosi alle due letture, «Gesù si congeda, Paolo si congeda e questo ci aiuterà a riflettere sui nostri congedi». Infatti «nella nostra vita ci sono tanti congedi: ci sono i piccoli congedi — si sa che torno, oggi o domani — e ci sono i grandi congedi e non si sa come finirà questo viaggio».

Francesco ha riconosciuto che fa «bene pensare a questo», perché «la vita è piena di congedi» e «c’è anche tanta sofferenza, tante lacrime» in alcune situazioni. E ha invitato a pensare «a quei poveri rohingya del Myanmar. Al momento di lasciare la loro terra per fuggire dalle persecuzioni non sapevano cosa sarebbe accaduto loro. Da mesi sono in barca, lì… Arrivano in una città dove, dopo aver dato loro acqua e cibo, gli dicono: “Andatevene via”: è un congedo».

E poi ha ricordato «il congedo dei cristiani e degli yazidi che prevedono di non tornare più nella loro terra perché cacciati via dalle loro case. Oggi!».

Il Pontefice ha quindi fatto presente che «ci sono anche piccoli, ma grandi congedi nella vita: penso al congedo della mamma che saluta, dà l’ultimo abbraccio al figlio che va in guerra, e tutti i giorni si alza col timore che venga un officiale a annunciarle: “Ringraziamo tanto la generosità di suo figlio che ha dato la vita per la patria”». Perché «non si sa come finiranno questi grandi congedi». E poi «c’è anche l’ultimo congedo, che tutti noi dobbiamo fare, quando il Signore ci chiama all’altra riva: io penso a questo».

«Questi grandi congedi della vita, anche l’ultimo, non sono i congedi» che si risolvono dicendo «a presto, a dopo, arrivederci». Congedi, insomma, «nei quali uno sa che torna o subito o dopo una settimana». Nei grandi congedi, invece, «non si sa né quando né come» avverrà il ritorno. E proprio «quell’ultimo congedo lo raffigura anche l’arte, nelle canzoni per esempio». E in proposito Francesco ha ricordato il tradizionale canto degli alpini Il testamento del capitano, che racconta «quando quel capitano si congeda dai suoi soldati». Così ha proposto questo interrogativo: «Penso al grande congedo, al mio grande congedo» e cioè «non quando devo dire “a dopo”, “a più tardi”, “arrivederci”, ma “addio”?».

I due testi della liturgia di oggi «dicono la parola “addio”: Paolo affida a Dio i suoi e Gesù affida al Padre i suoi discepoli, che rimangono nel mondo». Ma proprio «affidare al Padre, affidare a Dio è l’origine della parola “addio”». Infatti «noi diciamo “addio” soltanto nei grandi congedi, siano quelli della vita, sia l’ultimo».

Davanti all’icona «di Paolo che piange in ginocchio sulla spiaggia» e all’icona di «Gesù triste perché andava alla Passione, con i suoi discepoli, piangendo nel suo cuore» il Pontefice ha invitato a «riflettere su noi stessi: ci farà bene». E a domandarci «chi sarà la persona che chiuderà i miei occhi? Cosa lascio?». Il Papa ha fatto notare, infatti, che «Paolo e Gesù, tutti e due, in questi brani fanno una sorta di esame di coscienza: “Io ho fatto questo, questo, questo”». E così è bene chiedere a se stessi, in una sorta di esame di coscienza: «Io cosa ho fatto?». Con la consapevolezza che «mi fa bene immaginarmi in quel momento, quando sarà non si sa, nel quale “a dopo”, “a presto”, “a domani”, “arrivederci” diventerà “addio”». E, dunque ha domandato ancora invitando a riflettere, «io sono preparato per affidare a Dio tutti i miei? Per affidare me stesso a Dio? Per dire quella parola che è la parola dell’affidamento del figlio al Padre?».

Francesco ha anche suggerito un consiglio «se avete un po’ di tempo oggi e, se non l’avete, cercatelo!»: leggere il capitolo 16 del vangelo di Giovanni o il capitolo 19 degli Atti degli apostoli. E cioè «il congedo di Gesù e il congedo di Paolo». Proprio alla luce di questi testi, è importante «pensare che un giorno anche io dovrò dire quella parola: “addio”». Sì, ha aggiunto, «a Dio affido la mia anima; a Dio affido la mia storia; a Dio affido i miei; a Dio affido tutto».

«Adesso — ha concluso il Papa — facciamo il memoriale dell’addio di Gesù, della morte di Gesù». E ha auspicato «che Gesù, morto e risorto, ci invii lo Spirito Santo perché noi impariamo quella parola, impariamo a dirla esistenzialmente, con tutta la forza: l’ultima parola, “addio”».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.112, 20/05/2015)
Archivio Meditazioni del Santo Padre Santa Marta


Vangelo e Commento del mese di MAGGIO 2015
ARCHIVIO VANGELO E COMMENTO

Venerdì 1 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (14, 1-6)
Tempo di Pasqua - San Giuseppe lavoratore


Sabato 2 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (14, 7-14)
Sant'Atanasio


Domenica 3 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 1-8)
Salterio: prima settimana
Santi Filippo e Giacomo


Lunedì 4 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (14, 21-26)


Martedì 5 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (14, 27-31a)


Mercoledì 6 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 1-8)


Giovedì 7 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 9-11)


Venerdì 8 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 12-17)


Sabato 9 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 18-21)


Domenica 10 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 9-17)
Salterio: seconda settimana


Lunedì 11 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 26-16, 4a)


Martedì 12 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (16, 5-11)


Mercoledì 13 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (16, 12-15)
Beata Vergine Maria di Fatima


Giovedì 14 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 9-17)
San Mattia


Venerdì 15 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (16, 20-23a)


Sabato 16 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (16, 23b-28)








Domenica 17 maggio 2015
Vangelo secondo Marco (16, 15-20)
Ascensione del Signore


Lunedì 18 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (16, 29-33)
Salterio: seconda settimana


Martedì 19 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (17, 1-11a)


Mercoledì 20 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (17, 11b-19)


Giovedì 21 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (17, 20-26)


Venerdì 22 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (21, 15-19)


Sabato 23 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (21, 20-25)


Domenica 24 maggio 2015
Vangelo secondo Giovanni (15, 26-27;16, 12-15)
Domenica di Pentecoste


Lunedì 25 maggio 2015
Vangelo secondo Marco (10, 17-27)
Tempo ordinario
Salterio: quarta settimana


Martedì 26 maggio 2015
Vangelo secondo Marco (10, 28-31)
San Filippo Neri


Mercoledì 27 maggio 2015
Vangelo secondo Marco (10, 32-45)


Giovedì 28 maggio 2015
Vangelo secondo Marco (10, 46-52)


Venerdì 29 maggio 2015
Vangelo secondo Marco (11, 11-25)


Sabato 30 maggio 2015
Vangelo secondo Marco (11, 27-33)


Domenica 31 maggio 2015
Vangelo secondo Matteo (28, 16-20)
Santissima Trinità
Visitazione della Beata Vergine Maria











LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIOSi è convertito! Conversione è una parola che noi cristiani pronunciamo con estrema facilità. Il termine greco metanoia vuol dire cambiamento del modo di pensare. Il termine latino, conversio, significa cambiamento di direzione. La metanoia viene prima della conversio. Se non si cambia mentalità difficilmente si cambia direzione: che significa il coraggio di scambiare le mille direzioni che imbrogliano la nostra vita con l’unica direzione che porta alla realizzazione piena della persona in Dio. LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIO
Bernhard Haring (Böttingen, 10 novembre 1912 – Gars am Inn, 3 luglio 1998) è stato un teologo tedesco. Bernhard Häring è stato uno dei fondatori dell’Accademia Alfonsiana e viene considerato dai suoi successori il più grande teologo morale cattolico del XX secolo.

Un professore universitario ha fatto ai suoi studenti una domanda: - Tutto che c’è nel mondo è stato creato da Dio?Storia Vera Video e Testo:
Un professore universitario ha fatto ai suoi studenti una domanda: - Tutto che c’è nel mondo è stato creato da Dio?

I DIECI COMANDAMENTI Vivere nella libertà di DioI DIECI COMANDAMENTI



NOVENA DELLE ROSE

NOVENA DELLE ROSE

“Questa novena, se recitata con fede, è una preghiera molto efficace
per ottenere una grazia importante”.



Santissima Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo io Vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della Vostra serva Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa Vostra Santa Serva, concedetemi la grazia che ardentemente desidero: ... indicare la grazia richiesta .... se è conforme alla Vostra Santa Volontà e per il bene della mia anima.

Aiutate la mia fede e la mia speranza , o Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo; realizzate ancora una volta la Vostra promessa di passare il vostro Cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Amen

Si recitano a seguito 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresina nei 24 anni della sua vita terrena.

Ad ogni “Gloria”segue l’invocazione: “Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, prega per noi”.

La storia di questa devozione è del tutto particolare. Prima di andare in paradiso, Santa Teresina ha promesso: “Passerò il mio Cielo a fare del bene sulla terra. Farò scendere una pioggia di rose!”

Pensando a questo, un sacerdote gesuita, il Padre Putigan, il 3 dicembre 1925 cominciò una novena a Santa Teresa di Gesù Bambino chiedendo una grazia importante. Per sapere se veniva esaudito, chiese un segno. Desiderava ricevere una rosa in dono quale garanzia di avere ottenuto la grazia. Non fece parola con nessuno della novena che stava facendo. Al terzo giorno, ricevette la rosa richiesta ed ottenne la grazia. Cominciò un'altra novena. Ricevette un'altra rosa e un'altra grazia. Allora prese la decisione di diffondere la novena "miracolosa" detta delle rose.


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Giganti Dello SpiritoArchivio - Brani di Autori del 900
Inserimento del 25 Maggio 2015

Noi siamo le membra del corpo della Chiesa.

Chi nella Chiesa riceve lo Spirito, deve anche attenersi allo Spirito così come esso governa all’interno del concreto, del corpo: lo spirito di Cristo è necessario allo Spirito della Chiesa. Lo spirito cristiano è però lo Spirito della Madre, è partecipazione al sì e alla fecondità di Maria. Si spegnerebbe e si inaridirebbe subito chi volesse allontanarsi e separarsi dallo Spirito della Chiesa avvalendosi del suo Spirito personale. Costui non si separerebbe solo dal Signore, ma anche dalla Madre che costantemente dà alla luce e nello stesso tempo rappresenta la Chiesa e tutti i suoi membri. Ora, all’interno della Chiesa, l’immensa fecondità della Madre, che già nel corso della vita terrena del Figlio si era ampliata da fisica in spirituale, è divenuta più che mai efficace. Nascono da lei non solo il dogma e la regola, ma scaturisce dalla sua persona soprattutto l’amore che costituisce la più intima essenza della Chiesa. Nell’amore reciproco di tutti i suoi membri la Chiesa è la sposa del Signore, e in Maria si compendia tutta la natura femminile della Chiesa e del suo amore verso il Signore. Ella stabilisce la regola e mitiga contemporaneamente con la sua soave presenza la severità e la freddezza dell’autorità ecclesiastica. Una disposizione d’animo aperta verso la Chiesa, la sottomissione allo Spirito e all’autorità della stessa significano sempre anche amore e devozione alla Madre del Signore. Ella, con la sua radiosa bontà e con il suo celeste fascino, ricolma tutto lo spazio della Chiesa, lo fa apparire confortevole e lo rende un anticipo di paradiso.

Adrienne von Speyr






La fede non si ottiene con il pensiero, ma con l’azione. Non sono le parole e la speculazione che ci insegnano ciò che Dio è, ma l’esperienza. Per lasciar entrare l’aria fresca, bisogna aprire la finestra; per essere abbronzati, bisogna esporsi al sole. Per acquisire la fede, è la stessa cosa; come dicono i santi Padri, non si arriva alla meta standosene comodamente seduti ad aspettare. Imitiamo il figliol prodigo: «Partì e si incamminò verso suo padre» (Lc 15,20). Qualunque sia il peso e il numero delle catene che ti irretiscono alla terra, non è mai troppo tardi. Non senza motivo sta scritto che Abramo aveva settantacinque anni quando partì; e che gli operai dell’undecima ora ricevettero lo stesso salario di quelli che avevano lavorato fin dal mattino. E neanche è mai troppo presto. L’incendio di una foresta non può venire spento troppo presto. Vorresti vedere l’anima tua devastata e bruciata? Al battesimo, hai ricevuto l’ordine di ingaggiare un combattimento invisibile contro i nemici della tua anima. Mettiti all’opera. è già tanto tempo che te ne stai a tentennare. Sprofondato nella noncuranza e nella pigrizia, hai sperperato un tempo prezioso. Non ti rimane che ricominciare da capo, perché hai miseramente lasciato appannarsi la limpidezza ricevuta nel battesimo.

Mettiti dunque fin d’ora al lavoro, senza indugio. Non rimandare la tua decisione a questa sera né a domani, né a più tardi, «quando avrò terminato quello che ora ho da fare». Un ritardo può essere fatale. No. Adesso, nell’istante in cui formuli la decisione, devi dimostrare con gli atti che hai preso congedo dal tuo vecchio «io» e che incominci una nuova vita, per conseguire una nuova meta e per nuovi cammini. Alzati, dunque, arditamente e di’: «Signore, concedimi di incominciare adesso! Aiutami».

Perché hai soprattutto bisogno dell’aiuto di Dio. Persevera nella tua decisione e non voltarti indietro. L’esempio della moglie di Lot ti serva di lezione: per aver guardato indietro fu cambiata in una colonna di sale (cf. Gen 19,26). Hai abbandonato l’uomo vecchio: non riprendere un tale straccio. Come Abramo, hai udito la voce del Signore dirti: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1). È verso questo paese che devi ormai concentrare tutta la tua attenzione.
Entra: 26 Brevi e Semplici Capitoli - Iniziazione alla Vita Spirituale

Esicasmo - la preghiera del cuore o preghiera di Gesù. Signore Gesù Cristo Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore (o peccatrice)

“Verrà un'epoca in cui i monaci giungeranno alla loro salvezza vivendo in mezzo alla gente” (Silvano del Monte Athos)


Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». (Mc 12, 28s)

Enzo Bianchi Priore di Bose
Enzo Bianchi Priore di Bose - LA PREGHIERA DI GESÙ

Dio “dona la preghiera a colui che prega”
- “Il Signore, vedendo il nostro desiderio e il nostro sforzo di pregare, ci dà il suo aiuto, secondo le parole dei santi: a chi prega con semplicità, Dio accorda il dono della preghiera del cuore”.
Filocalia Amore del BelloPiccola Filocalia - Amore del Bello
Entra alcuni testi di: San Giovanni Crisostomo, San Giovanni Cassiano, San Nilo Sinaita, Sant’Isacco di Ninive, San Massimo il Confessore, San Giovanni Climaco, San Simeone il Nuovo Teologo, San Niceforo il solitario, l’Italiano, San Gregorio Palamàs, San Massimo il brucia capanne , Callisto e Ignazio Xanthopuloi, Teofane il Recluso, San Serafim di Sarov, Vescovo Ignatij Brjancianinov, San Giovanni di Kronstadt , Silvano monaco athonita
Preghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino RussoPreghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino Russo

Il metodo del pellegrino russo, che si può seguire tappa dopo tappa nei Racconti, sebbene faccia spesso riferimento alla Filocalia non è del tutto uguale a quello insegnato da essa........
Risponde Il teologo - Fare posto alla preghiera nella vita quotidianaRisponde Il teologo - Fare posto alla preghiera nella vita quotidiana
Domanda: Spesso mi rendo conto di non essere molto bravo nella preghiera. La Chiesa ci propone tanti modi di pregare, dalla liturgia delle ore al rosario, dall’adorazione eucaristica alla lectio divina... Io però non ho ancora trovato il mio. Forse anche perché sono tutte forme di preghiera pensate per i preti e i religiosi, che possono mettere la preghiera al centro della loro giornata. Mi chiedo se c’è un modo di pregare che possa adattarsi alla vita dei laici, presi tra i mille impegni quotidiani (il lavoro, la famiglia, i servizi in parrocchia, il bisogno di svago e di riposo...) di: Roberto Vitale
La cella da cui nessuno è lontanoLa Cella da Cui Nessuno è Lontano
I contemplativi sono uomini e donne profetici, “sentinelle”, testimoni della speranza che verrà «il mattino». Sono persone che hanno messo Dio al centro della loro vita e che portano nel «loro cuore e nella loro preghiera» le gioie e le speranze, le difficoltà e sofferenze dell’umanità, «mostrandosi in ogni momento in profonda comunione con essa».......
LE VENTIQUATTRO ORAZIONI di San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali) (1102-1173) Una per ogni ora del giornoLE VENTIQUATTRO ORAZIONI di San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali) (1102-1173) Una per ogni ora del giorno Il poeta e ammiratore di Narsete, P. Alishan, che ha dedicato un voluminoso studio alla vita del santo, non esita a paragonare Narsete « il grazioso » con San Bernardo, suo contemporaneo, ed afferma non senza ragione, che nella Chiesa del XII sec. splendevano due luci, di cui una di Oriente, Narsete, e l'altra in Occidente, San Bernardo.
LA PREGHIERA DEL CUORE - cos'è e come si pregaLA PREGHIERA DEL CUORE - cos'è e come si prega - Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore o peccatrice Nella storia del cristianesimo si constata che, in numerose tradizioni, esisteva un insegnamento sull’importanza del corpo e delle posizioni corporee per la vita spirituale. Grandi santi ne hanno parlato, come Domenico,Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola… Inoltre, fin dal IV secolo, incontriamo consigli a questo proposito nei monaci d’Egitto. Più tardi, gli ortodossi hanno proposto un insegnamento sull’attenzione al ritmo del cuore e sulla respirazione. Se ne è parlato soprattutto a proposito della «preghiera del cuore» (o la «preghiera di Gesù», che si rivolge a lui).
ESICASMO - Introduzione - La vocazione all'esichia - Fuge: esichia come solitudine - Tace: esichia come silenzio - Quiesce: rimani nella pace interiore - La Tradizione e i PadriESICASMO - Introduzione - La vocazione all'esichia - Fuge: esichia come solitudine - Tace: esichia come silenzio - Quiesce: rimani nella pace interiore - La Tradizione e i Padri
ESICASMO LA PREGHIERA - Consigli spirituali dello Starez Ieronimos di EginaLA PREGHIERA - Consigli spirituali dello Starez Ieronimos di Egina
Gregorio il sinaita: ConsigliGREGORIO IL SINAITA: Consigli
Tre sono le qualità della preghiera silenziosa: l'austerità, il silenzio, la non considerazione di se stessi, cioè l'umiltà; queste devono essere praticate con fedeltà; continuamente dobbiamo verificare se sono la nostra dimora, perchè dimenticandole non ci incamminiamo fuori di esse. L'una sostiene e custodisce l'altra, da esse nasce la preghiera e cresce in maniera perfetta.
Niceforo il solitario: Trattato della sobrietà e della custodia del cuoreNICEFORO IL SOLITARIO: Trattato della sobrietà e della custodia del cuore
Quanti desiderate l'illuminazione miracolosa e divina del nostro Salvatore Gesù Cristo, quanti cercate di sperimentare il fuoco divino nel cuore, e vi sforzate di sentire la consolazione del perdono di Dio, e avete rinunciato ai beni del mondo per entrare in possesso del tesoro sepolto nel campo del cuore, e volete accendere gioiosamente le torce dell'anima, e, per questo, rinunciaste alle realtà presenti, e bramate conoscere e ricevere, con consapevole chiarezza, il regno di Dio presente nel vostro intimo, venite. Vi esporrò la scienza della eterna e celeste vita, il metodo.
LA VERA PREGHIERA - Anthony BloomLA VERA PREGHIERA - Anthony Bloom
L'evangelo ci insegna che il regno di Dio si trova prima di tutto in noi. Se non siamo capaci di trovare dentro di noi il regno, se non riusciamo a incontrare Dio interiormente, nelle profondità stesse del nostro essere, le probabilità che abbiamo di incontrarlo al di fuori sono estremamente remote.
Pregare come respirare di P. Antonio Maria SICARI religioso, teologo e scrittore italiano.PREGARE COME RESPIRARE di P. Antonio Maria SICARI religioso, teologo e scrittore italiano.
S. Ignazio insegnava nei suoi Esercizi: "Bisogna chiudere gli occhi per guardare Gesù nel proprio cuore, e mormorare le parole del Pater, sulla misura del proprio respiro".
La preghiera continua e la preghiera di Gesù di: Matta El Meskin, (Matteo il Povero) LA PREGHIERA CONTINUA e la preghiera di Gesù di: Matta El Meskin, (Matteo il Povero)

Credi in Dio? Allora che Dio sia la base di tutti i tuoi comportamenti; con lui accogli tutto ciò che incontri nella vita, felicità o tristezza. Che la tua fede non cambi ogni giorno a seconda delle circostanze. Non lasciare che sia il successo ad aumentare la tua fede, né il fallimento, la perdita e la malattia a indebolirla o ad annientarla.
Vivere della stessa vita di Dio, in Cristo; partecipare al suo mistero, vivere il segreto di Dio che si rivela al nostro cuore.Vivere della Stessa Vita di Dio, in Cristo; partecipare al suo mistero, vivere il segreto di Dio che si rivela al nostro cuore. - Mi è stato chiesto di presentare in quattro parole chiave la vita spirituale. Ho scelto queste quattro parole in coppia: Segreto/Mistero, Lotta/Fatica, Relazione/Comunione, Umiltà/Letizia. Cercherò di declinarle, nel loro significato e nelladinamica che comportano per il nostro cuore, in quattro puntate. Di: p. ELIA CITTERIO - FRATELLI CONTEMPLATIVI DI GESU’ – 15060 CAPRIATA D’ORBA (AL) - Tratto dalla rivista “In caritate Christi”, delle Suore Elisabettine di Padova, anno 2010.
Regole Per Una Vita Devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma)REGOLE Per Una Vita Devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma) Inizia ogni mattino come se avessi appena deciso di diventare un cristiano e di vivere secondo i comandamenti di Dio. Andando a fare i tuoi doveri, sforzati di fare tutto alla gloria di Dio. Non iniziare nulla senza preghiera, perché tutto ciò che facciamo senza pregare alla fine si rivela futile o dannoso. Le parole del Signore sono vere: "Senza di me, non potete fare niente."


La Notizia Cattolica in EvidenzaInserimento del 25 Maggio 2015 Tratto da AVVENIRE
Preghiera senza confini per martiri di fede

È stata la notte della preghiera per i cristiani perseguitati. Una notte nel segno della Chiesa “martire” che ieri ha mobilitato l’Italia, ma ha varcato anche i confini della Penisola trovando sponda in numerose comunità cristiane sparse per il mondo. La Cei aveva chiesto di dedicare la Veglia di Pentecoste ai «martiri nostri contemporanei». E la risposta della Chiesa italiana è stata corale. Da Nord a Sud, il Paese ha vissuto un’unica, grande Veglia come gesto concreto di «vicinanza» ai «fratelli» e alle «sorelle» vessati e uccisi a causa della fede in Cristo e come monito a «rompere il muro dell’indifferenza e del cinismo». Un’iniziativa che ha avuto eco anche nella Rete grazie all’hashtag #free2pray («liberi di pregare») lanciato per raccogliere le testimonianze e presentare le proposte.

Lo stile scelto da diocesi e parrocchie per questo momento di comunione è stato simile. Intorno ai vescovi e ai sacerdoti, la preghiera è stata primo di tutto un’invocazione ad accrescere «nei cuori i doni» del Spirito Santo per essere «fedeli custodi della Parola che salva e coraggiosi testimoni di Cristo crocifisso e risorto» sull’esempio dei martiri di oggi. Ma è stata anche una richiesta di perdono per «tutte le forme di violenza che rovinano in modo irreparabile l’esistenza umana», per «ogni repressione della libertà civile e religiosa di cui migliaia di persone vengono private», per «quanti infrangono la pacifica convivenza di popoli e nazioni con la prepotenza delle armi». Parole che rimandano ai ripetuti moniti di papa Francesco a ricordare quanti sono «esiliati o uccisi per il solo fatto di essere cristiani», aveva sottolineato nell’udienza generale di mercoledì scorso, esortando ad «aumentare la sensibilizzazione sul dramma dei cristiani perseguitati nel nostro tempo» e a porre «fine a questo inaccettabile crimine». E lo scorso 30 aprile, di fronte alla Commissione internazionale anglicana-cattolica, era tornato a evidenziare un tema a lui caro: l’ecumenismo del sangue. «Esiste un legame forte che già ci unisce, al di là di ogni divisione – aveva detto –: è la testimonianza dei cristiani, appartenenti a Chiese e tradizioni diverse, vittime di persecuzioni e violenze solo a causa della fede che professano».

Un’intuizione che ha ispirato la Veglia celebrata ieri sera nella Cattedrale di Perugia insieme con i rappresentanti delle comunità ortodosse ed evangeliche presenti nel capoluogo umbro. «In questo nostro tempo – ha spiegato l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti – il legame più forte fra le diverse confessioni è rappresentato dalla martyria. Essa è seme di unità fra i discepoli del Risorto perché rimanda all’unica fede in Cristo». Bassetti ha denunciato anche un «accanimento a livello mondiale nei confronti dei cristiani». «Però questo – ha aggiunto – è anche indice della vitalità del cristianesimo. Il Signore ci ha invitato a essere suoi testimoni “fino agli estremi confini della terra”. E ha specificato: “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto”. Ciò significa che il corpo potrà perire, ma la testimonianza resterà integra e darà frutto». Poi ha chiesto un intervento della comunità internazionale. «La nostra è una religione della non-violenza, del “porgere l’altra guancia” e del perdono del nemico. Quindi ha bisogno che i cristiani siano protetti». Al termine della Veglia sono stati collocati nella piazza davanti al Duomo cinquanta lumini, uno per ciascun Paese nel quale i cristiani subiscono discriminazioni e persecuzioni.

Nella Cattedrale di Bologna la preghiera è stata animata dalle aggregazioni laicali. «La vittoria di Cristo, già accaduta sulla Croce – ha affermato il cardinale arcivescovo Carlo Caffarra – continua nel tempo e si rende presente oggi attraverso i martiri». E poi ha ricordato che «il martirio è la definizione della normalità della vita cristiana» in quanto ciascuno è chiamato a far «risuonare nella propria vita la testimonianza alla verità che Gesù ha dato». In alcune località le Veglie sono state accompagnate da voci specifiche. È il caso dell’appuntamento al Sacro Monte di Varese guidato dal nunzio apostolico in Libano, l’arcivescovo Gabriele Giordano Caccia. Testimone delle persecuzioni dei cristiani in Medio Oriente, il presule cresciuto a Cavaria, nel Varesotto, ha ripercorso la tragedia delle migliaia di profughi siriani che cercano rifugio in Libano: «Sono stati sradicati dai miliziani dello Stato Islamico. Le loro chiese e i loro luoghi di culto sono stati violati, le case fatte saltare in aria, le strade imbottite di mine». Durante il cammino sul viale delle Cappelle, che ha visto ben mille partecipanti, sono state presentate le storie e le voci dei martiri contemporanei. «Esse accentuano quel paradosso tra l’opulenza occidentale e la forza di chi, non tenendo la vita per sé, dona tutto», hanno detto don Mauro Barlassina e don Carlo Garavaglia. A Chioggia, invece, sono stati protagonisti gli “ultimi” che dall’Africa sbarcano nel nostro Paese. E durante la Veglia il vescovo Adriano Tessarollo ha invitato all’accoglienza e a essere «scuola di comunione».




La Riflessione di Oggi

Messaggio da Medjugorje di Mercoledì 2 Maggio 2015

"Cari figli, aprite i vostri cuori e provate a sentire quanto vi amo e quanto desidero che amiate mio Figlio. Desidero che Lo conosciate di più perché è impossibile conoscerlo e non amarLo, perché Lui è l’amore. Figli miei, io vi conosco: conosco i vostri dolori e le vostre sofferenze perché le ho vissute. Gioisco con voi nelle vostre gioie. Piango con voi nei vostri dolori. Non vi abbandonerò mai. Vi parlerò sempre con mitezza materna e, come madre, ho bisogno dei vostri cuori aperti, affinché con la sapienza e la semplicità diffondiate l’amore di mio Figlio. Ho bisogno di voi aperti e sensibili verso il bene e la misericordia. Ho bisogno della vostra unione con mio Figlio, perché desidero che siate felici e Lo aiutiate a portare la felicità a tutti i miei figli. Apostoli miei, ho bisogno di voi, affinché mostriate a tutti la verità divina, affinché il mio cuore, che ha sofferto e soffre anche oggi immensamente, possa nell’amore trionfare. Pregate per la santità dei vostri pastori, affinché nel nome di mio Figlio, possano operare miracoli, perché la santità opera miracoli. Vi ringrazio. "

2 maggio 2015 Apparitions to Mirjana

Entra Testo Integrale Imitazione di CristoImitazione di Cristo Archivio Imitazione di Cristo

Libro III
INCOMINCIA IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE


Capitolo I
CRISTO PARLA INTERIORMENTE ALL'ANIMA FEDELE


"Darò ascolto a quello che stia per dire dentro di me il Signore" (Sal 84,9). Beata l'anima che ascolta il Signore che le parla dentro, e accoglie dalla sua bocca la parola di consolazione. Beate le orecchie che colgono la preziosa e discreta voce di Dio, e non tengono alcun conto dei discorsi di questo mondo. Veramente beate le orecchie che danno retta, non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi, che, chiusi alle cose esteriori, sono attenti alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che è interiore e si preoccupano di prepararsi sempre più, con sforzo quotidiano, a comprendere le cose arcane del cielo. Beati coloro che bramano di dedicarsi a Dio, sciogliendosi da ogni impaccio temporale.

Comprendi tutto ciò, anima mia, e chiudi la porta dei sensi, affinché tu possa udire quello che ti dice interiormente Iddio, tuo signore. Questo dice il tuo diletto: "Io sono la tua salvezza" (Sal 34,3), la tua pace, la tua vita; stai accanto a me e troverai la pace; lascia tutte le cose che passano, cerca le cose eterne. Che altro sono le cose corporali, se non illusioni? E a che gioveranno tutte le creature, se sarai abbandonata dal Creatore? Oh, anima mia, rinuncia a tutto e fatti cara e fedele al tuo Creatore, così da poter raggiungere la vera beatitudine.


Archivio preghiere per ogni occasione

Preghiamo
Inserimento 25 Maggio 2015


Questo mio cuore

Prendi, o Signore,
questo mio cuore
pieno di speranze,
e rendilo paziente nell'aspettare.
Prendi ogni mio pensiero
perché impari a cercare la verità,
libero dall'errore.
Prendi la mia gioiosa
volontà di vita,
accendila di fede,
di speranza,
di amore,
perché io sia pronto
per il mio domani.

ELSA LANDI






Gianfranco Ravasi è un cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, teologo, ebraista ed archeologo. Dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.


LANTERNA - Archivio Riflessioni Eucaristiche
Archivio Riflessioni Eucaristiche

Luce Dei Miei Passi,
Guida Al Mio Cammino, È La Tua Parola

UN GESTO PROFETICO

L’Eucaristia conferisce un significato al mondo. Da parte di Cristo essa è un gesto profetico. Il gesto compiuto da Gesù la sera del giovedì santo, quando istituisce l’Eucaristia, impegna l’avvenire. Gesù ne è perfettamente cosciente. Il gesto infatti non è qualcosa di esteriore, ma l’espressione più piena della sua vita, che sarà sanzionato dal dono della vita stessa, sul calvario. Cristo offre totalmente se stesso. Questo gesto, anche se compiuto la sera della vita terrestre di Cristo, anche se iscritto e limitato nel tempo e per i discepoli, non si lascia chiudere in questo limitato orizzonte. Esso sfugge al dominio dell’uomo, per riferirsi direttamente a un Dio più grande del cuore dell’uomo.

Esso è il gesto del Verbo fatto carne, vero uomo e vero Dio: un Dio risoluto a rimanere con i suoi, presente fra di loro, in tutto lo spessore del carnale e del quotidiano, consapevole insieme che tutto ciò gli è impossibile materialmente. Egli infatti deve ritornare dal Padre: ma ciò è l’unico modo e l’unica possibilità per poter continuare ad essere presente non solamente a un popoio e ad un’epoca, ma a tutti i popoli di tutte le epoche.

Il gesto di Gesù è quello dell’amore che va fino alle estreme conseguenze. Un amore che ha bisogno di giungere alla massima espressione per non rimanere incompleto, ma anche un amore che non accetta di essere sottratto all’affetto dei suoi. È un gesto che si ripercuote sulla vita intera del singolo e dell’universo; un gesto che racchiude in sé tutta la storia per farla convergere, in qualche modo, in un punto dove si concentra la potenza della vita. Concentrazione di vita che non è un ricupero, bensì una fioritura, un erompere, in quanto di lì la vita si diffonde a tutto l’universo.


RAYMOND JOHANNY in L’Eucaristia cammino di risurrezione, Elledici 1976, pp. 97-98



La Riflessione di OggiLa Riflessione di Oggi - 25 Maggio 2015
Archivio Autori Antichi o Moderni

Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare anche il male?

Paolo, osservando in se stesso le ricchezze della sapienza interiore e vedendo che all’esterno egli era corpo corruttibile, disse: «Abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (2 Cor 4, 7).
Ecco che nel beato Giobbe il vaso di creta sentì all’esterno i colpi e le rotture, ma questo tesoro internamente rimase intatto. Al di fuori si screpolò a causa delle ferite, ma il tesoro della sapienza all’interno rinasceva inesauribilmente, tanto da manifestarsi all’esterno in queste sante espressioni: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?» (Gb 2, 10).
Chiama beni i doni di Dio sia temporali che eterni; mali invece i flagelli presenti, dei quali il Signore dice per bocca del profeta: «Io sono il Signore e non c’è alcun altro; fuori di me non c’è dio. Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura» (Is 45, 5a. 7).
«Io formo la luce e creo le tenebre», perché, mentre con i flagelli si creano all’esterno le tenebre del dolore, si accende all’interno la luce delle grandi esperienze spirituali. «Faccio il bene e provoco la sciagura», perché alla pace con Dio veniamo riportati quando le cose create bene, ma non bene desiderate, si mutano, per noi, in flagelli e sofferenze. Noi entrammo in conflitto con Dio a causa della colpa. È giusto dunque che torniamo in pace con lui per mezzo dei flagelli. Quando infatti ogni cosa creata bene si volge per noi in sofferenza, siamo ricondotti sulla retta via, e l’anima nostra è rigenerata con l’umiltà alla pace del Creatore.
Ma nelle parole di Giobbe bisogna osservare attentamente con quanta abilità di ragionamento egli sappia concludere contro le affermazioni di sua moglie, dicendo: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».
È certamente un grande conforto nelle tribolazioni richiamare alla memoria i benefici del nostro Creatore, mentre si sopportano le avversità. Né ciò che viene dal dolore ci può scoraggiare, se subito richiamiamo alla mente il conforto che i doni ci recano. Per questo è stato scritto: Nel tempo della prosperità non dimenticare la sventura e nel tempo della sventura non dimenticare il benessere (cfr. Sir 11, 25).
Chiunque gode prosperità, ma nel tempo di essa non ha timore anche dei flagelli, a causa del benessere cade nell’arroganza. Chi invece, oppresso da flagelli, non cerca al tempo stesso di consolarsi con la memoria dei doni ricevuti, è annientato dai sentimenti di sconforto o anche di disperazione. Bisogna dunque unire assieme le due cose, in modo che l’una sia sempre sostenuta dall’altra: il ricordo del bene mitigherà la sofferenza del flagello; la diffidenza circa le gioie terrestri e il timore del flagello freneranno la gioia del dono.
L’uomo santo perciò, per alleviare il suo animo oppresso in mezzo alle ferite, nella sofferenza dei flagelli consideri la dolcezza dei doni, e dica: «Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male?».

Dal «Commento al Libro di Giobbe» di san Gregorio
Magno, papa (Lib. 3, 15-16; PL 75, 606-608)

Ogni Giorno Con I Padri della ChiesaAlcuni Brani: Padri della Chiesa

La medicina dell’umiltà

Qual rimedio sarebbe stato più appropriato a ridare salute ai malati, luce ai ciechi, vita ai morti, del fatto che le ferite della superbia fossero curate con la medicina dell’umiltà?
Adamo, trasgredendo i precetti di Dio, introdusse il dominio del peccato; Gesù, nato sotto la legge, ci ha restituito la libertà della giustizia; quello, ossequiente al diavolo fino alla trasgressione, ha meritato che tutti morissero in lui: Questi, « ubbidiente al Padre fino alla morte in croce » (Fil 2,8), ha fatto sì che in lui tutti ricevessero vita.
Quello, desideroso dell’onore degli angeli, perdette la dignità della sua natura, Questi, assumendo lo stato della nostra infermità, ripose fra i celesti coloro per i quali era disceso all’inferno.
Infine: a quello, caduto a causa dell’alterigia, fu detto: « Tu sei terra, e alla terra ritornerai » (Gn 3,19), a Questi, esaltato per la sottomissione, fu detto: « Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi » (Sal 109,1).


Leone Magno, Sermone 25,5

Archivio Padri Della Chiesa: Febbraio - Marzo - Aprile - Maggio - Giugno - Luglio - Agosto - Settembre


RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù - 7 Video RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù 7 Video
Voglio Confessarmi BeneVOGLIO CONFESSARMI BENE!
"Ti aiuti la Madonna a riconciliarti con Dio, col tuo prossimo, con te stesso, con la vita" dal Santuario di Montenero
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I Sette doni dello Spirito Santo

I Sette Doni Dello Spirito Santo:
Sapienza Intelletto Consiglio Fortezza Scienza Pietà Timore di Dio


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Il Mattutino di Gianfranco Ravasi anno 2011