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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)

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Papa Francesco dal Balcone il 13 Marzo 2013Preghiamo insieme, nel nome del Signore morto e risorto, e per intercessione di Maria Santissima, perché il Mistero pasquale possa operare profondamente in noi e in questo nostro tempo, perché l’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia. Piazza San Pietro - Lunedì dell'Angelo, 1-4-13

Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte.

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen


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Ultimo Inserimento: PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 8 Ottobre 2014 - La Chiesa - 8. I cristiani non cattolici


Papa Francesco PREGHIERA DELLE CINQUE DITA - Vai al testo e Video


Catechesi di Papa Francesco Testo Integrale e Video I Sette Doni dello Spirito Santo:

Sapienza - Intelletto - Consiglio - Fortezza - Scienza - Pietà - Timore di Dio




Quelli che andranno prima - Martedì, 16 dicembre 2014


Un «cuore pentito» che sa riconoscere i propri peccati è la condizione fondamentale per incamminarsi sulla «strada della salvezza». Allora il «giudizio» del Signore non farà paura, ma darà «speranza». E le due letture del giorno, sulle quali si è soffermata la riflessione di Papa Francesco nella messa celebrata a Santa Marta martedì 16 dicembre, hanno proprio la «struttura di un giudizio».

La prima, tratta dal Libro del profeta Sofonia (3, 1-2. 9-13) addirittura comincia «con una parola di minaccia: “Guai alla città ribelle e impura». Ecco già il giudizio: «alla città che opprime», la città che «non ha ascoltato la voce, non ha accettato la correzione. Non ha confidato nel Signore, non si è rivolta al suo Dio». Per costoro c’è la «condanna» che si esprime nel termine «guai». Per gli altri, invece, c’è una promessa: «Io darò ai popoli un labbro puro», scrive il profeta. E prosegue: «Da oltre i fiumi di Etiopia coloro che mi pregano mi porteranno offerte. In quel giorno non avrai vergogna di tutti i misfatti commessi contro di me».

Di chi parla Sofonia? Di chi — ha spiegato il Papa — si avvicina «al Signore perché il Signore ha perdonato». Sono questi «i salvati»; gli altri invece sono «i superbi, che non avevano ascoltato la voce del Signore, che non hanno accettato la correzione, non hanno confidato nel Signore».

Ai pentiti, che sono stati capace di riconoscere: «Sì, siamo peccatori» — ha sottolineato Francesco — il Signore ha riservato il perdono e ha rivolto «questa parola, che è una di quelle piene di speranza dell’Antico testamento: “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero, confiderà nel nome del Signore”».

Qui si individuano «le tre caratteristiche del popolo fedele di Dio: umiltà, povertà e fiducia nel Signore». Ed è proprio questa «la strada della salvezza». Gli altri, invece, «non hanno ascoltato la voce del Signore, non hanno accettato la correzione, non hanno confidato nel Signore», perciò «non possono ricevere la salvezza»: si sono «chiusi, loro, alla salvezza».

Lo stesso, ha precisato il Pontefice, accade oggi: «Quando vediamo il santo popolo di Dio che è umile, che ha le sue ricchezze nella fede nel Signore, nella fiducia nel Signore; il popolo umile, povero che confida nel Signore», allora incontriamo «i salvati», perché «questa è la strada» che deve percorrere la Chiesa.

Simile dinamica si incontra nel Vangelo del giorno (Matteo, 21, 28-32) nel quale anche Gesù propone «ai capi dei sacerdoti, agli anziani, del popolo», a tutta quella «“cordata” di gente che gli faceva la guerra», un «giudizio» su cui riflettere. A loro presenta il caso dei due figli ai quali il padre chiede di andare a lavorare nella vigna. Uno risponde: «Non vado per niente al campo. Non ne ho voglia». Ma poi va. L’altro invece dice: «Sì, papà», ma poi riflette: «Il vecchio non ha forza, io faccio quello che voglio, non potrà punirmi». E quindi «non va, non obbedisce».

Gesù chiede ai suoi interlocutori: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? Il primo, quello che aveva detto di no», quel «giovane ribelle» che poi «ha pensato al suo papà» e decide di obbedire, oppure il secondo? A questo punto arriva il giudizio: «In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio». Loro «saranno i primi». E spiega perché: «Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia e non gli avete creduto. Voi non avete ascoltato Giovanni: il battesimo di penitenza... I pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi al contrario avete visto queste cose ma poi non vi siete nemmeno pentiti».

Cosa «ha fatto questa gente» per meritare tale giudizio? «Non ha ascoltato — ha spiegato il Papa — la voce del Signore, non ha accettato la correzione, non ha confidato nel Signore». Qualcuno potrebbe chiedere: «Ma padre, che scandalo che Gesù dica questo, che i pubblicani, che sono traditori della patria perché ricevevano le tasse per pagare i Romani», proprio loro «andranno prima nel regno dei cieli?». E lo stesso avverrà per «le prostitute che sono donne di scarto»? Da qui la conclusione: «Signore tu sei impazzito? Noi siamo puri, siamo cattolici, facciamo la comunione quotidiana, andiamo alla messa». Eppure, ha sottolineato Francesco, proprio loro «andranno prima se il tuo cuore non è un cuore pentito». E «se tu non ascolti il Signore, non accetti la correzione e non confidi in lui, tu hai un cuore non pentito».

Il Signore, ha continuato il Pontefice, «non vuole» questi «ipocriti che si scandalizzavano» di quello che «diceva Gesù sui pubblicani e sulle prostitute, ma poi di nascosto andavano da loro, o per sfogare le loro passioni o per fare affari». Si consideravano «puri», ma in realtà «il Signore non li vuole».

Questo giudizio su cui «la liturgia oggi ci fa pensare» è comunque «un giudizio che ci dà speranza quando guardiamo i nostri peccati». Tutti infatti «siamo peccatori». Ognuno di noi conosce bene la «lista» dei propri peccati, però — ha spiegato Francesco — può dire: «Signore ti offro i miei peccati, l’unica cosa che possiamo offrirti».

Per far comprendere meglio questo, il Pontefice ha richiamato la «vita di un santo che era molto generoso» e offriva tutto al Signore: «Il Signore gli chiedeva una cosa e lui la faceva». Lo ascoltava sempre e seguiva sempre la sua volontà. Eppure il Signore una volta gli disse: «Tu non mi hai dato ancora una cosa». E lui, «che era tanto buono», rispose: «Ma Signore cosa non ti ho dato? Ti ho dato la mia vita, lavoro per i poveri, lavoro per la catechesi, lavoro qui, lavoro là...». Di contro il Signore lo incalzò: «Tu non mi hai dato ancora qualcosa». Ma «che cosa Signore?», ripetè il santo. «I tuoi peccati» concluse il Signore.

Ecco la lezione che ha voluto sottolineare il Papa: «Quando noi saremo in grado di dire al Signore: “Signore, questi sono i miei peccati, non sono di questo, di quello... Sono i miei. Prendili tu. Così io sarò salvo”», allora «saremo quel bel popolo, popolo umile e povero che confida nel nome del Signore».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLIV, n.287, Mer. 17/12/2014)





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LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIOSi è convertito! Conversione è una parola che noi cristiani pronunciamo con estrema facilità. Il termine greco metanoia vuol dire cambiamento del modo di pensare. Il termine latino, conversio, significa cambiamento di direzione. La metanoia viene prima della conversio. Se non si cambia mentalità difficilmente si cambia direzione: che significa il coraggio di scambiare le mille direzioni che imbrogliano la nostra vita con l’unica direzione che porta alla realizzazione piena della persona in Dio. LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIO
Bernhard Haring (Böttingen, 10 novembre 1912 – Gars am Inn, 3 luglio 1998) è stato un teologo tedesco. Bernhard Häring è stato uno dei fondatori dell’Accademia Alfonsiana e viene considerato dai suoi successori il più grande teologo morale cattolico del XX secolo.

Un professore universitario ha fatto ai suoi studenti una domanda: - Tutto che c’è nel mondo è stato creato da Dio?Storia Vera Video e Testo:
Un professore universitario ha fatto ai suoi studenti una domanda: - Tutto che c’è nel mondo è stato creato da Dio?

I DIECI COMANDAMENTI Vivere nella libertà di DioI DIECI COMANDAMENTI



NOVENA DELLE ROSE

NOVENA DELLE ROSE

“Questa novena, se recitata con fede, è una preghiera molto efficace
per ottenere una grazia importante”.




Santissima Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo io Vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della Vostra serva Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa Vostra Santa Serva, concedetemi la grazia che ardentemente desidero: ... indicare la grazia richiesta .... se è conforme alla Vostra Santa Volontà e per il bene della mia anima.

Aiutate la mia fede e la mia speranza , o Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo; realizzate ancora una volta la Vostra promessa di passare il vostro Cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Amen

Si recitano a seguito 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresina nei 24 anni della sua vita terrena.


Ad ogni “Gloria”segue l’invocazione:
“Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, prega per noi”.

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Inserimento del 17 Dicembre 2014

Ci fa bene rivolgerci a nostro Signore e domandare a noi stessi: «Amo abbastanza Gesù? Accetto veramente la gioia di amare, condividendo la sua passione?».
Perché ancora oggi Gesù continua a cercare qualcuno che gli offra consolazione.
Ricordate ciò che avvenne nell’orto del Getsemani:
Gesù cercava qualcuno che gli facesse compagnia nella sua agonia.
Qualcosa di simile si proietta sulla nostra vita. Gli offriamo la possibilità di dividere con noi la sua tristezza?
Siete disposti a consolarlo?
Viene a voi nell’affamato.
Viene a voi nell’ignudo.
Viene a voi in colui che soffre di solitudine.
Viene a voi nell’alcolizzato.
Viene a voi nella prostituta.
Viene a voi sotto le sembianze del mendicante di strada.
Forse viene a te nel padre solo, nella madre, nel fratello o nella sorella della tua stessa famiglia.
Ti mostri disposto a dividere con loro la gioia di amare?
Per questo abbiamo bisogno dell’eucaristia: per condividere la gioia di amare Gesù.
Per questo abbiamo bisogno di un’intensa vita di preghiera.
Chiediamo dunque a Maria che ci insegni a pregare.

Teresa di Calcutta



La fede non si ottiene con il pensiero, ma con l’azione. Non sono le parole e la speculazione che ci insegnano ciò che Dio è, ma l’esperienza. Per lasciar entrare l’aria fresca, bisogna aprire la finestra; per essere abbronzati, bisogna esporsi al sole. Per acquisire la fede, è la stessa cosa; come dicono i santi Padri, non si arriva alla meta standosene comodamente seduti ad aspettare. Imitiamo il figliol prodigo: «Partì e si incamminò verso suo padre» (Lc 15,20). Qualunque sia il peso e il numero delle catene che ti irretiscono alla terra, non è mai troppo tardi. Non senza motivo sta scritto che Abramo aveva settantacinque anni quando partì; e che gli operai dell’undecima ora ricevettero lo stesso salario di quelli che avevano lavorato fin dal mattino. E neanche è mai troppo presto. L’incendio di una foresta non può venire spento troppo presto. Vorresti vedere l’anima tua devastata e bruciata? Al battesimo, hai ricevuto l’ordine di ingaggiare un combattimento invisibile contro i nemici della tua anima. Mettiti all’opera. è già tanto tempo che te ne stai a tentennare. Sprofondato nella noncuranza e nella pigrizia, hai sperperato un tempo prezioso. Non ti rimane che ricominciare da capo, perché hai miseramente lasciato appannarsi la limpidezza ricevuta nel battesimo.

Mettiti dunque fin d’ora al lavoro, senza indugio. Non rimandare la tua decisione a questa sera né a domani, né a più tardi, «quando avrò terminato quello che ora ho da fare». Un ritardo può essere fatale. No. Adesso, nell’istante in cui formuli la decisione, devi dimostrare con gli atti che hai preso congedo dal tuo vecchio «io» e che incominci una nuova vita, per conseguire una nuova meta e per nuovi cammini. Alzati, dunque, arditamente e di’: «Signore, concedimi di incominciare adesso! Aiutami».
Perché hai soprattutto bisogno dell’aiuto di Dio. Persevera nella tua decisione e non voltarti indietro. L’esempio della moglie di Lot ti serva di lezione: per aver guardato indietro fu cambiata in una colonna di sale (cf. Gen 19,26). Hai abbandonato l’uomo vecchio: non riprendere un tale straccio. Come Abramo, hai udito la voce del Signore dirti: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1). È verso questo paese che devi ormai concentrare tutta la tua attenzione.
Entra: 26 Brevi e Semplici Capitoli - Iniziazione alla Vita Spirituale

Esicasmo - la preghiera del cuore o preghiera di Gesù. Signore Gesù Cristo Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore (o peccatrice)

“Verrà un'epoca in cui i monaci giungeranno alla loro salvezza vivendo in mezzo alla gente” (Silvano del Monte Athos)


Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». (Mc 12, 28s)

Enzo Bianchi Priore di Bose
Enzo Bianchi Priore di Bose - LA PREGHIERA DI GESÙ

Dio “dona la preghiera a colui che prega”
- “Il Signore, vedendo il nostro desiderio e il nostro sforzo di pregare, ci dà il suo aiuto, secondo le parole dei santi: a chi prega con semplicità, Dio accorda il dono della preghiera del cuore”.
Filocalia Amore del BelloPiccola Filocalia - Amore del Bello
Entra alcuni testi di: San Giovanni Crisostomo, San Giovanni Cassiano, San Nilo Sinaita, Sant’Isacco di Ninive, San Massimo il Confessore, San Giovanni Climaco, San Simeone il Nuovo Teologo, San Niceforo il solitario, l’Italiano, San Gregorio Palamàs, San Massimo il brucia capanne , Callisto e Ignazio Xanthopuloi, Teofane il Recluso, San Serafim di Sarov, Vescovo Ignatij Brjancianinov, San Giovanni di Kronstadt , Silvano monaco athonita
Preghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino RussoPreghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino Russo

Il metodo del pellegrino russo, che si può seguire tappa dopo tappa nei Racconti, sebbene faccia spesso riferimento alla Filocalia non è del tutto uguale a quello insegnato da essa........
Risponde Il teologo - Fare posto alla preghiera nella vita quotidianaRisponde Il teologo - Fare posto alla preghiera nella vita quotidiana
Domanda: Spesso mi rendo conto di non essere molto bravo nella preghiera. La Chiesa ci propone tanti modi di pregare, dalla liturgia delle ore al rosario, dall’adorazione eucaristica alla lectio divina... Io però non ho ancora trovato il mio. Forse anche perché sono tutte forme di preghiera pensate per i preti e i religiosi, che possono mettere la preghiera al centro della loro giornata. Mi chiedo se c’è un modo di pregare che possa adattarsi alla vita dei laici, presi tra i mille impegni quotidiani (il lavoro, la famiglia, i servizi in parrocchia, il bisogno di svago e di riposo...) di: Roberto Vitale
La cella da cui nessuno è lontanoLa Cella da Cui Nessuno è Lontano
I contemplativi sono uomini e donne profetici, “sentinelle”, testimoni della speranza che verrà «il mattino». Sono persone che hanno messo Dio al centro della loro vita e che portano nel «loro cuore e nella loro preghiera» le gioie e le speranze, le difficoltà e sofferenze dell’umanità, «mostrandosi in ogni momento in profonda comunione con essa».......
LE VENTIQUATTRO ORAZIONI di San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali) (1102-1173) Una per ogni ora del giornoLE VENTIQUATTRO ORAZIONI di San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali) (1102-1173) Una per ogni ora del giorno Il poeta e ammiratore di Narsete, P. Alishan, che ha dedicato un voluminoso studio alla vita del santo, non esita a paragonare Narsete « il grazioso » con San Bernardo, suo contemporaneo, ed afferma non senza ragione, che nella Chiesa del XII sec. splendevano due luci, di cui una di Oriente, Narsete, e l'altra in Occidente, San Bernardo.
LA PREGHIERA DEL CUORE - cos'è e come si pregaLA PREGHIERA DEL CUORE - cos'è e come si prega - Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore o peccatrice Nella storia del cristianesimo si constata che, in numerose tradizioni, esisteva un insegnamento sull’importanza del corpo e delle posizioni corporee per la vita spirituale. Grandi santi ne hanno parlato, come Domenico,Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola… Inoltre, fin dal IV secolo, incontriamo consigli a questo proposito nei monaci d’Egitto. Più tardi, gli ortodossi hanno proposto un insegnamento sull’attenzione al ritmo del cuore e sulla respirazione. Se ne è parlato soprattutto a proposito della «preghiera del cuore» (o la «preghiera di Gesù», che si rivolge a lui).
ESICASMO - Introduzione - La vocazione all'esichia - Fuge: esichia come solitudine - Tace: esichia come silenzio - Quiesce: rimani nella pace interiore - La Tradizione e i PadriESICASMO - Introduzione - La vocazione all'esichia - Fuge: esichia come solitudine - Tace: esichia come silenzio - Quiesce: rimani nella pace interiore - La Tradizione e i Padri
ESICASMO LA PREGHIERA - Consigli spirituali dello Starez Ieronimos di EginaLA PREGHIERA - Consigli spirituali dello Starez Ieronimos di Egina
Gregorio il sinaita: ConsigliGREGORIO IL SINAITA: Consigli
Tre sono le qualità della preghiera silenziosa: l'austerità, il silenzio, la non considerazione di se stessi, cioè l'umiltà; queste devono essere praticate con fedeltà; continuamente dobbiamo verificare se sono la nostra dimora, perchè dimenticandole non ci incamminiamo fuori di esse. L'una sostiene e custodisce l'altra, da esse nasce la preghiera e cresce in maniera perfetta.
Niceforo il solitario: Trattato della sobrietà e della custodia del cuoreNICEFORO IL SOLITARIO: Trattato della sobrietà e della custodia del cuore
Quanti desiderate l'illuminazione miracolosa e divina del nostro Salvatore Gesù Cristo, quanti cercate di sperimentare il fuoco divino nel cuore, e vi sforzate di sentire la consolazione del perdono di Dio, e avete rinunciato ai beni del mondo per entrare in possesso del tesoro sepolto nel campo del cuore, e volete accendere gioiosamente le torce dell'anima, e, per questo, rinunciaste alle realtà presenti, e bramate conoscere e ricevere, con consapevole chiarezza, il regno di Dio presente nel vostro intimo, venite. Vi esporrò la scienza della eterna e celeste vita, il metodo.
LA VERA PREGHIERA - Anthony BloomLA VERA PREGHIERA - Anthony Bloom
L'evangelo ci insegna che il regno di Dio si trova prima di tutto in noi. Se non siamo capaci di trovare dentro di noi il regno, se non riusciamo a incontrare Dio interiormente, nelle profondità stesse del nostro essere, le probabilità che abbiamo di incontrarlo al di fuori sono estremamente remote.
Pregare come respirare di P. Antonio Maria SICARI religioso, teologo e scrittore italiano.PREGARE COME RESPIRARE di P. Antonio Maria SICARI religioso, teologo e scrittore italiano.
S. Ignazio insegnava nei suoi Esercizi: "Bisogna chiudere gli occhi per guardare Gesù nel proprio cuore, e mormorare le parole del Pater, sulla misura del proprio respiro".
La preghiera continua e la preghiera di Gesù di: Matta El Meskin, (Matteo il Povero) LA PREGHIERA CONTINUA e la preghiera di Gesù di: Matta El Meskin, (Matteo il Povero)

Credi in Dio? Allora che Dio sia la base di tutti i tuoi comportamenti; con lui accogli tutto ciò che incontri nella vita, felicità o tristezza. Che la tua fede non cambi ogni giorno a seconda delle circostanze. Non lasciare che sia il successo ad aumentare la tua fede, né il fallimento, la perdita e la malattia a indebolirla o ad annientarla.
Vivere della stessa vita di Dio, in Cristo; partecipare al suo mistero, vivere il segreto di Dio che si rivela al nostro cuore.Vivere della Stessa Vita di Dio, in Cristo; partecipare al suo mistero, vivere il segreto di Dio che si rivela al nostro cuore. - Mi è stato chiesto di presentare in quattro parole chiave la vita spirituale. Ho scelto queste quattro parole in coppia: Segreto/Mistero, Lotta/Fatica, Relazione/Comunione, Umiltà/Letizia. Cercherò di declinarle, nel loro significato e nelladinamica che comportano per il nostro cuore, in quattro puntate. Di: p. ELIA CITTERIO - FRATELLI CONTEMPLATIVI DI GESU’ – 15060 CAPRIATA D’ORBA (AL) - Tratto dalla rivista “In caritate Christi”, delle Suore Elisabettine di Padova, anno 2010.
Regole Per Una Vita Devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma)REGOLE Per Una Vita Devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma) Inizia ogni mattino come se avessi appena deciso di diventare un cristiano e di vivere secondo i comandamenti di Dio. Andando a fare i tuoi doveri, sforzati di fare tutto alla gloria di Dio. Non iniziare nulla senza preghiera, perché tutto ciò che facciamo senza pregare alla fine si rivela futile o dannoso. Le parole del Signore sono vere: "Senza di me, non potete fare niente."


La Notizia Cattolica in EvidenzaInserimento del 17 Dicembre 2014 Tratto da AVVENIRE


Papa, compleanno in San Pietro

Papa Francesco domani, mercoledì, spegne 78 candeline e sarà festeggiato da fedeli e pellegrini che arriveranno in piazza San Pietro per assistere all'udienza generale, l'ultima dell'anno. Ci saranno, dunque, gli auguri dei pellegrini per Bergoglio, poi, a casa Santa Marta, sarà festeggiato in maniera molto sobria. A fine pranzo, certamente, la torta preparata dalle suore che lo accudiscono.

Il compleanno "low profile" di papa Francesco, come appartiene al suo stile, sarà movimentato dai ballerini di tango che stanno arrivando nella capitale da tutto il mondo per dedicare una maxi milonga al Papa argentino. "Domani - racconta Cristina Camorani, ideatrice della maxi milonga - saremo all'udienza in piazza San Pietro. Avremo un foulard bianco al collo". Poi, al termine dell'udienza, come racconta, "se non ci sgrideranno troppo ci sposteremo a passi di tango tra via della Conciliazione e piazza Pio XII". Qui daranno vita alla maxi milonga per il Papa. "Sarà il nostro modo per fare il buon compleanno al Papa".

Di tutt'altro tenore l'iniziativa dell'Associazione dei Papaboys: 24 ore di preghiera no-stop dei giovani e di molte comunità e associazioni al Centro San Lorenzo in Vaticano. All'iniziativa denominata - Auguri Francesco - che nasce sui social network Facebook e Twitter - collaborano, oltre al Centro Internazionale Giovanile San Lorenzo, anche l'Ordine dei Cavalieri Templari Cattolici, e i gruppi collegati dal network delle Adunanze Eucaristiche, e anche Telepace e Canção Nova. La giornata - riporta una nota - comincerà a mezzanotte di oggi con la Messa, seguiranno il Rosario e l'adorazione per tutta la notte, mercoledì mattina l'udienza con il Papa a piazza San Pietro, per riprendere le preghiere fino alla mezzanotte di domani.






La Riflessione di Oggi

Messaggio da Medjugorje di Martedì 2 Dicembre 2014

Cari figli, tenetelo a mente, perché vi dico: l’amore trionferà! So che molti di voi stanno perdendo la speranza perché vedono attorno a sé sofferenza, dolore, gelosia e invidia ma io sono vostra Madre. Sono nel Regno, ma anche qui con voi. Mio Figlio mi manda nuovamente affinché vi aiuti, perciò non perdete la speranza ma seguitemi, perché il trionfo del mio Cuore è nel nome di Dio. Il mio amato Figlio pensa a voi, come ha sempre fatto: credetegli e vivetelo! Egli è la vita del mondo. Figli miei, vivere mio Figlio vuol dire vivere il Vangelo. Non è facile. Comporta amore, perdono e sacrificio. Questo vi purifica e apre il Regno. Una preghiera sincera, che non è solo parola ma preghiera pronunciata dal cuore, vi aiuterà. Così pure il digiuno, poiché esso comporta ulteriore amore, perdono e sacrificio. Perciò non perdete la speranza, ma seguitemi. Vi chiedo nuovamente di pregare per i vostri pastori, affinché guardino sempre a mio Figlio, che è stato il primo Pastore del mondo e la cui famiglia era il mondo intero. Vi ringrazio

Dato a Mirjana Dragicevic, il 2 Dicembre 2014

Entra Testo Integrale Imitazione di CristoImitazione di Cristo Archivio Imitazione di Cristo

Libro III
INCOMINCIA IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE


Capitolo I
CRISTO PARLA INTERIORMENTE ALL'ANIMA FEDELE


"Darò ascolto a quello che stia per dire dentro di me il Signore" (Sal 84,9). Beata l'anima che ascolta il Signore che le parla dentro, e accoglie dalla sua bocca la parola di consolazione. Beate le orecchie che colgono la preziosa e discreta voce di Dio, e non tengono alcun conto dei discorsi di questo mondo. Veramente beate le orecchie che danno retta, non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi, che, chiusi alle cose esteriori, sono attenti alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che è interiore e si preoccupano di prepararsi sempre più, con sforzo quotidiano, a comprendere le cose arcane del cielo. Beati coloro che bramano di dedicarsi a Dio, sciogliendosi da ogni impaccio temporale.

Comprendi tutto ciò, anima mia, e chiudi la porta dei sensi, affinché tu possa udire quello che ti dice interiormente Iddio, tuo signore. Questo dice il tuo diletto: "Io sono la tua salvezza" (Sal 34,3), la tua pace, la tua vita; stai accanto a me e troverai la pace; lascia tutte le cose che passano, cerca le cose eterne. Che altro sono le cose corporali, se non illusioni? E a che gioveranno tutte le creature, se sarai abbandonata dal Creatore? Oh, anima mia, rinuncia a tutto e fatti cara e fedele al tuo Creatore, così da poter raggiungere la vera beatitudine.



Archivio preghiere per ogni occasione

Preghiamo
Inserimento 17 Dicembre 2014


Prima di tuffarmi nel giorno


Eccomi davanti a te, Signore!
Attendo le tue mani sul mio capo
prima di tuffarmi nel giorno.

Tieni i tuoi occhi su di me!
Venga con me la certezza
della tua preziosa amicizia.
La tua musica calmi i miei pensieri
nel rombo frettoloso della strada.

Il sole del tuo amore,
anche nei giorni di bufera,
renda generosa la mia mente
e alimenti di luce la mia vita
perché maturi come frumento.

RABINDRANATH TAGORE








Gianfranco Ravasi è un cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, teologo, ebraista ed archeologo. Dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.


LANTERNA - Archivio Riflessioni Eucaristiche
Archivio Riflessioni Eucaristiche

Luce Dei Miei Passi,
Guida Al Mio Cammino, È La Tua Parola

UN GESTO PROFETICO

L’Eucaristia conferisce un significato al mondo. Da parte di Cristo essa è un gesto profetico. Il gesto compiuto da Gesù la sera del giovedì santo, quando istituisce l’Eucaristia, impegna l’avvenire. Gesù ne è perfettamente cosciente. Il gesto infatti non è qualcosa di esteriore, ma l’espressione più piena della sua vita, che sarà sanzionato dal dono della vita stessa, sul calvario. Cristo offre totalmente se stesso. Questo gesto, anche se compiuto la sera della vita terrestre di Cristo, anche se iscritto e limitato nel tempo e per i discepoli, non si lascia chiudere in questo limitato orizzonte. Esso sfugge al dominio dell’uomo, per riferirsi direttamente a un Dio più grande del cuore dell’uomo.

Esso è il gesto del Verbo fatto carne, vero uomo e vero Dio: un Dio risoluto a rimanere con i suoi, presente fra di loro, in tutto lo spessore del carnale e del quotidiano, consapevole insieme che tutto ciò gli è impossibile materialmente. Egli infatti deve ritornare dal Padre: ma ciò è l’unico modo e l’unica possibilità per poter continuare ad essere presente non solamente a un popoio e ad un’epoca, ma a tutti i popoli di tutte le epoche.

Il gesto di Gesù è quello dell’amore che va fino alle estreme conseguenze. Un amore che ha bisogno di giungere alla massima espressione per non rimanere incompleto, ma anche un amore che non accetta di essere sottratto all’affetto dei suoi. È un gesto che si ripercuote sulla vita intera del singolo e dell’universo; un gesto che racchiude in sé tutta la storia per farla convergere, in qualche modo, in un punto dove si concentra la potenza della vita. Concentrazione di vita che non è un ricupero, bensì una fioritura, un erompere, in quanto di lì la vita si diffonde a tutto l’universo.


RAYMOND JOHANNY in L’Eucaristia cammino di risurrezione, Elledici 1976, pp. 97-98



La Riflessione di OggiLa Riflessione di Oggi - 17 Dicembre 2014
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Sacramento della nostra riconciliazione

Non giova nulla affermare che il nostro Signore è figlio della beata Vergine Maria, uomo vero e perfetto, se non lo si crede uomo di quella stirpe di cui si parla nel vangelo. Scrive Matteo:
«Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo» (Mt 1, 1). Segue l’ordine della discendenza umana con tutte le generazioni fino a Giuseppe, al quale era sposata la Madre del Signore. Luca invece, percorrendo a ritroso la successione delle generazioni, risale al capo stesso del genere umano per dimostrare che il primo Adamo e l’ultimo sono della stessa natura.
Certo, l’onnipotenza del Figlio di Dio, per istruire e giustificare gli uomini, avrebbe potuto manifestarsi come già si era manifestata ai patriarchi e ai profeti, sotto l’aspetto di uomo, come quando affrontò la lotta con Giacobbe, o dialogò, o accettò l’accoglienza di ospite, o mangiò persino il cibo imbanditogli. Ma quelle immagini erano soltanto segni di questo uomo che, come preannunziavano i mistici segni, avrebbe assunto vera natura dalla stirpe dei patriarchi che lo avevano preceduto.
Nessuna figura poteva realizzare il sacramento della nostra riconciliazione, preparato da tutta l’eternità, perché lo Spirito Santo non era ancora disceso sulla Vergine, né la potenza dell’Altissimo l’aveva ancora ricoperta della sua ombra. La Sapienza non si era ancora edificata la sua casa nel seno immacolato di Maria. Il Verbo non si era ancora fatto carne. Il Creatore dei tempi non era ancora nato nel tempo, unendo in sé in una sola persona la natura di Dio e la natura del servo. Colui per mezzo del quale sono state fatte tutte le cose, doveva egli stesso essere generato fra tutte le altre creature.
Se infatti questo uomo nuovo, fatto a somiglianza della carne del peccato (cfr. Rm 8, 3), non avesse assunto il nostro uomo vecchio ed egli, che è consostanziale con il Padre, non si fosse degnato di essere consostanziale anche con la Madre e se egli, che è il solo libero dal peccato, non avesse unito a sé la nostra natura umana, tutta quanta la natura umana sarebbe rimasta prigioniera sotto il giogo del diavolo. Noi non avremmo potuto aver parte alla vittoria gloriosa di lui, se la vittoria fosse stata riportata fuori della nostra natura.
In seguito a questa mirabile partecipazione alla nostra natura rifulse per noi il sacramento della rigenerazione, perché, in virtù dello stesso Spirito da cui fu generato e nacque Cristo, anche noi, che siamo nati dalla concupiscenza della carne, nascessimo di nuovo di nascita spirituale. Per questo l’evangelista dice dei credenti: «Non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1, 13).

Dalle «Lettere» di san Leone Magno, papa
(Lett. 31, 2-3; PL 54, 791-793)

Ogni Giorno Con I Padri della ChiesaAlcuni Brani: Padri della Chiesa

La medicina dell’umiltà

Qual rimedio sarebbe stato più appropriato a ridare salute ai malati, luce ai ciechi, vita ai morti, del fatto che le ferite della superbia fossero curate con la medicina dell’umiltà?
Adamo, trasgredendo i precetti di Dio, introdusse il dominio del peccato; Gesù, nato sotto la legge, ci ha restituito la libertà della giustizia; quello, ossequiente al diavolo fino alla trasgressione, ha meritato che tutti morissero in lui: Questi, « ubbidiente al Padre fino alla morte in croce » (Fil 2,8), ha fatto sì che in lui tutti ricevessero vita.
Quello, desideroso dell’onore degli angeli, perdette la dignità della sua natura, Questi, assumendo lo stato della nostra infermità, ripose fra i celesti coloro per i quali era disceso all’inferno.
Infine: a quello, caduto a causa dell’alterigia, fu detto: « Tu sei terra, e alla terra ritornerai » (Gn 3,19), a Questi, esaltato per la sottomissione, fu detto: « Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi » (Sal 109,1).


Leone Magno, Sermone 25,5

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Il Mattutino di Gianfranco Ravasi anno 2011
Vedi Anche: La Nostra Selezione di Libri di Gianfranco Ravasi con Sconto dal 10 al 15%


I «sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i peccati umani

«superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia».


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In Dialogo il Teologo Risponde



Come è nata la suddivisione dei Vangeli in capitoli e paragrafi?

I Vangeli che ho a casa sono divisi per capitoli e per paragrafi, ogni paragrafo ha il suo titolo. Nelle versioni della Cei 2008 che ho trovato in rete la divisione per paragrafi è sparita: è una scelta ufficiale? Qual è il motivo? Qual è la storia della suddivisione dei Vangeli in capitoli e paragrafi?



VAI SU: Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.