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Ti amo Signore mia forza, Signore, mia roccia, sal.17 (18)

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Papa Francesco dal Balcone il 13 Marzo 2013Preghiamo insieme, nel nome del Signore morto e risorto, e per intercessione di Maria Santissima, perché il Mistero pasquale possa operare profondamente in noi e in questo nostro tempo, perché l’odio lasci il posto all’amore, la menzogna alla verità, la vendetta al perdono, la tristezza alla gioia. Piazza San Pietro - Lunedì dell'Angelo, 1-4-13

Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno e sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male.

Ave, o Maria, piena di grazia, il Signore è con Te. Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù. Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell'ora della nostra morte.

Gloria al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen


Archivio:Catechesi Video e Testo Integrale Udienze del Mercoledi'
Ultimo Inserimento: PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 8 Ottobre 2014 - La Chiesa - 8. I cristiani non cattolici


Papa Francesco PREGHIERA DELLE CINQUE DITA - Vai al testo e Video


Catechesi di Papa Francesco Testo Integrale e Video I Sette Doni dello Spirito Santo:

Sapienza - Intelletto - Consiglio - Fortezza - Scienza - Pietà - Timore di Dio




Salvezza privatizzata - Giovedì, 29 gennaio 2015

Dio ci salva «personalmente», ci salva «con nome e cognome» ma sempre inseriti in un «popolo». Nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 29 gennaio, Papa Francesco ha messo in guardia dal rischio di «privatizzare la salvezza»: infatti «ci sono forme, ci sono condotte che sono sbagliate e modelli sbagliati di condurre la vita cristiana». Rileggendo il brano della Lettera agli Ebrei proposto dalla liturgia (10, 19-25), il Pontefice ha messo in evidenza che se è vero che Gesù «ha inaugurato una via nuova e viva» e «noi dobbiamo seguirla», è anche vero che «dobbiamo seguirla come il Signore vuole, secondo la forma che lui vuole». E un modello sbagliato è proprio quello di chi tende a «privatizzare la salvezza».

Gesù infatti, ha spiegato il Papa, «ci ha salvati tutti, ma non genericamente. Tutti, ognuno, con nome e cognome. E questa è la salvezza personale»: ognuno di noi può dire «per me», perché «il Signore mi ha guardato, ha dato la sua vita per me, ha aperto questa porta, questa via nuova per me». C’è tuttavia il «pericolo di dimenticare che lui ci ha salvato singolarmente, ma in un popolo», perché «sempre il Signore salva nel popolo». Quando il Signore «chiama Abramo, gli promette di fare un popolo». E per questo nella Lettera agli Ebrei si legge: «Prestiamo attenzione gli uni agli altri». Se, ha ribadito Francesco, io interpreto la salvezza come «salvezza soltanto per me» allora «sbaglio strada: la privatizzazione della salvezza è una strada sbagliata».

Ma allora «quali sono i criteri per non privatizzare la salvezza?». Si ritrovano proprio nel brano della lettera. «Prima di tutto, il criterio della fede» ha spiegato il Papa. «La fede in Gesù ci purifica»; e allora «accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza». Il primo criterio è dunque «il segno della fede, il cammino della fede». C’è poi un altro criterio che risiede in «una virtù tanto dimenticata: la speranza». Dobbiamo infatti mantenere «senza vacillare la professione della nostra speranza», che è «come l’ancella: è quella che ci porta avanti, ci fa guardare le promesse e andare avanti». Infine, un terzo criterio è quello della «carità»: dobbiamo cioè verificare se «prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone».

Un esempio concreto, ha detto il Pontefice, può venire dalla vita in una parrocchia o in una comunità: quando «io sono lì, io posso privatizzare la salvezza» ed «essere lì un po’ socialmente soltanto». Per evitare questo rischio, «devo chiedere a me stesso se io parlo, comunico la fede; parlo, comunico la speranza; parlo, faccio e comunico la carità». Perché «se in una comunità non si parla, non si dà coraggio l’uno l’altro in queste tre virtù, i componenti di quella comunità hanno privatizzato la fede».

Ecco l’errore: «Ognuno cerca la sua propria salvezza, non la salvezza di tutti, la salvezza del popolo». Eppure «Gesù ha salvato ognuno, ma in un popolo, in una Chiesa». A quel punto accade che «tu sei salvo, ma non come il Signore ti ha salvato». Al riguardo l’autore della Lettera agli Ebrei «dà un consiglio tanto importante: non disertiamo le nostre riunioni». Un consiglio «pratico» che il Papa si è soffermato a spiegare: succede infatti che «quando noi siamo in una riunione — nella parrocchia, nel gruppo — e giudichiamo gli altri» dicendo: «Questo non mi piace... io vengo perché devo venire, ma non mi piace...», finisce che «disertiamo». Emerge cioè «una sorta di disprezzo verso gli altri. E questa non è la porta, la via nuova e vivente che il Signore ha aperto, ha inaugurato».

Ciò avveniva anche nei primi anni di vita della Chiesa. Paolo, per esempio, «rimprovera quelli che vanno alle riunioni per servire l’Eucaristia e pure portano il pranzo, ma fra loro, e lasciano gli altri lì. Disprezzano gli altri; disertano dalla comunità totale; disertano dal popolo di Dio». In pratica «hanno privatizzato la salvezza» pensando: «la salvezza è per me e per il mio gruppetto, ma non per tutto il popolo di Dio».

Questo, ha ricordato il Pontefice, «è uno sbaglio molto grande. È quello che chiamiamo e che vediamo: le elite ecclesiali». Accade quando «nel popolo di Dio si creano questi gruppetti» che «pensano di essere buoni cristiani» e forse hanno anche «buona volontà, ma sono gruppetti che hanno privatizzato la salvezza».

Perciò, ha sintetizzato Francesco, i criteri per riconoscere «se io sono nella mia parrocchia, nel mio gruppo, nella mia famiglia, se sono un vero figlio della Chiesa, figlio di Dio, salvato da Gesù, nel suo popolo sono: se parlo della fede, se parlo della speranza, se parlo della carità». Ma attenzione: «Quando in un gruppo si parla di tante cose e non ci si dà forza mutuamente, non si fanno le opere buone, si finisce per disertare dal gruppo grande per fare dei piccoli gruppetti di elite». Invece Dio «ci salva in un popolo, non nelle elite, che noi con le nostre filosofie o il nostro modo di capire la fede abbiamo fatto».

Dobbiamo perciò chiederci: «Ho la tendenza a privatizzare la salvezza per me, per il mio gruppetto, per la mia elite o non diserto da tutto il popolo di Dio, non mi allontano dal popolo di Dio e sempre sono in comunità, in famiglia, con il linguaggio della fede, della speranza e il linguaggio delle opere di carità?». Il Papa ha concluso con l’auspicio «che il Signore ci dia la grazia di sentirci sempre popolo di Dio, salvati personalmente». Perché la verità è che «lui ci salva con nome e cognome», ma «in un popolo, non nel gruppetto che io faccio per me».

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.023, Ven. 30/01/2015)


Vangelo e Commento del mese di FEBBRAIO 2015
ARCHIVIO VANGELO E COMMENTO



Domenica 1 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (1, 21-28)


Lunedì 2 febbraio 2015
Presentazione del Signore
Vangelo secondo Luca (2, 22-40)


Martedì 3 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (5, 21-43)


Mercoledì 4 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (6, 1-6)


Giovedì 5 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (6, 7-13)


Venerdì 6 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (6, 14-29)


Sabato 7 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (6, 30-34)


Domenica 8 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (1, 29-39)


Lunedì 9 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (6, 53-56)


Martedì 10 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (7, 1-13)


Mercoledì 11 febbraio 2015
Beata Vergine Maria di Lourdes
Vangelo secondo Marco (7, 14-23)


Giovedì 12 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (7, 24-30)


Venerdì 13 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (7, 31-37)


Sabato 14 febbraio 2015
Vangelo secondo Luca (10, 1-9)








Domenica 15 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (1, 40-45)


Lunedì 16 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (8, 11-13)


Martedì 17 febbraio 2015
Vangelo secondo Marco (8, 14-21)


Mercoledì 18 febbraio 2015
Mercoledì delle Ceneri - Tempo di quaresima
Vangelo secondo Matteo (6, 1-6.16-18)


Giovedì 19 febbraio 2015
Vangelo secondo Luca (9, 22-25)


Venerdì 20 febbraio 2015
Vangelo secondo Matteo (9, 14-15)


Sabato 21 febbraio 2015
Vangelo secondo Luca (5, 27-32)


Domenica 22 febbraio 2015
Cattedra di San Pietro
Vangelo secondo Marco (1, 12-15)


Lunedì 23 febbraio 2015
Vangelo secondo Matteo (25, 31-46)


Martedì 24 febbraio 2015
Vangelo secondo Matteo (6, 7-15)


Mercoledì 25 febbraio 2015
Vangelo secondo Luca (11, 29-32)


Giovedì 26 febbraio 2015
Vangelo secondo Matteo (7, 7-12)


Venerdì 27 febbraio 2015
Vangelo secondo Matteo (5, 20-26)


Sabato 28 febbraio 2015
Vangelo secondo Matteo (5, 43-48)







LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIOSi è convertito! Conversione è una parola che noi cristiani pronunciamo con estrema facilità. Il termine greco metanoia vuol dire cambiamento del modo di pensare. Il termine latino, conversio, significa cambiamento di direzione. La metanoia viene prima della conversio. Se non si cambia mentalità difficilmente si cambia direzione: che significa il coraggio di scambiare le mille direzioni che imbrogliano la nostra vita con l’unica direzione che porta alla realizzazione piena della persona in Dio. LA METANOIA COME CONDIZIONE DI BASE PER ACCEDERE A DIO
Bernhard Haring (Böttingen, 10 novembre 1912 – Gars am Inn, 3 luglio 1998) è stato un teologo tedesco. Bernhard Häring è stato uno dei fondatori dell’Accademia Alfonsiana e viene considerato dai suoi successori il più grande teologo morale cattolico del XX secolo.

Un professore universitario ha fatto ai suoi studenti una domanda: - Tutto che c’è nel mondo è stato creato da Dio?Storia Vera Video e Testo:
Un professore universitario ha fatto ai suoi studenti una domanda: - Tutto che c’è nel mondo è stato creato da Dio?

I DIECI COMANDAMENTI Vivere nella libertà di DioI DIECI COMANDAMENTI



NOVENA DELLE ROSE

NOVENA DELLE ROSE

“Questa novena, se recitata con fede, è una preghiera molto efficace
per ottenere una grazia importante”.




Santissima Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo io Vi ringrazio per tutti i favori e le grazie di cui avete arricchito l'anima della Vostra serva Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, Dottore della Chiesa, durante i suoi ventiquattro anni trascorsi su questa terra e, per i meriti di questa Vostra Santa Serva, concedetemi la grazia che ardentemente desidero: ... indicare la grazia richiesta .... se è conforme alla Vostra Santa Volontà e per il bene della mia anima.

Aiutate la mia fede e la mia speranza , o Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo; realizzate ancora una volta la Vostra promessa di passare il vostro Cielo a fare del bene sulla terra, permettendo che io riceva una rosa come segno della grazia che desidero ottenere.
Amen

Si recitano a seguito 24 "Gloria al Padre..." in ringraziamento a Dio per i doni concessi a Teresina nei 24 anni della sua vita terrena.


Ad ogni “Gloria”segue l’invocazione:
“Santa Teresa del Bambin Gesù del Volto Santo, prega per noi”.

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Inserimento del 30 Gennaio 2015

Dio non ha vincolato la salvezza alla scienza, all’intelligenza, alla ricchezza, a una lunga esperienza, a doni rari e che non tutti hanno ricevuto, no. L’ha vincolata a ciò che è nelle mani di tutti, assolutamente di tutti, dei giovani e dei vecchi, degli esseri umani d’ogni età e d’ogni classe, di qualsiasi grado d’intelligenza e di qualsiasi condizione... L’ha vincolata a ciò che tutti, assolutamente tutti, possono dargli, a ciò che ogni essere umano, qualunque sia, può dargli, procurandosi un po’ di buona volontà: un po’ di buona volontà è tutto quello che ci vuole, per guadagnare questo cielo che Gesù vincola all’umiltà, al fatto di farsi piccoli, di prendere l’ultimo posto, di obbedire, e che altrove vincola ancora alla povertà dello spirito, alla purezza del cuore, all’amore della giustizia, allo spirito di pace... Speriamo, dal momento che grazie alla misericordia di Dio la salvezza è così vicina a noi, nelle nostre mani, e che ci basta un po’ di buona volontà per ottenerla.

Charles de Foucauld



La fede non si ottiene con il pensiero, ma con l’azione. Non sono le parole e la speculazione che ci insegnano ciò che Dio è, ma l’esperienza. Per lasciar entrare l’aria fresca, bisogna aprire la finestra; per essere abbronzati, bisogna esporsi al sole. Per acquisire la fede, è la stessa cosa; come dicono i santi Padri, non si arriva alla meta standosene comodamente seduti ad aspettare. Imitiamo il figliol prodigo: «Partì e si incamminò verso suo padre» (Lc 15,20). Qualunque sia il peso e il numero delle catene che ti irretiscono alla terra, non è mai troppo tardi. Non senza motivo sta scritto che Abramo aveva settantacinque anni quando partì; e che gli operai dell’undecima ora ricevettero lo stesso salario di quelli che avevano lavorato fin dal mattino. E neanche è mai troppo presto. L’incendio di una foresta non può venire spento troppo presto. Vorresti vedere l’anima tua devastata e bruciata? Al battesimo, hai ricevuto l’ordine di ingaggiare un combattimento invisibile contro i nemici della tua anima. Mettiti all’opera. è già tanto tempo che te ne stai a tentennare. Sprofondato nella noncuranza e nella pigrizia, hai sperperato un tempo prezioso. Non ti rimane che ricominciare da capo, perché hai miseramente lasciato appannarsi la limpidezza ricevuta nel battesimo.

Mettiti dunque fin d’ora al lavoro, senza indugio. Non rimandare la tua decisione a questa sera né a domani, né a più tardi, «quando avrò terminato quello che ora ho da fare». Un ritardo può essere fatale. No. Adesso, nell’istante in cui formuli la decisione, devi dimostrare con gli atti che hai preso congedo dal tuo vecchio «io» e che incominci una nuova vita, per conseguire una nuova meta e per nuovi cammini. Alzati, dunque, arditamente e di’: «Signore, concedimi di incominciare adesso! Aiutami».
Perché hai soprattutto bisogno dell’aiuto di Dio. Persevera nella tua decisione e non voltarti indietro. L’esempio della moglie di Lot ti serva di lezione: per aver guardato indietro fu cambiata in una colonna di sale (cf. Gen 19,26). Hai abbandonato l’uomo vecchio: non riprendere un tale straccio. Come Abramo, hai udito la voce del Signore dirti: «Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò» (Gen 12,1). È verso questo paese che devi ormai concentrare tutta la tua attenzione.
Entra: 26 Brevi e Semplici Capitoli - Iniziazione alla Vita Spirituale

Esicasmo - la preghiera del cuore o preghiera di Gesù. Signore Gesù Cristo Figlio di Dio abbi pietà di me peccatore (o peccatrice)

“Verrà un'epoca in cui i monaci giungeranno alla loro salvezza vivendo in mezzo alla gente” (Silvano del Monte Athos)


Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi». (Mc 12, 28s)

Enzo Bianchi Priore di Bose
Enzo Bianchi Priore di Bose - LA PREGHIERA DI GESÙ

Dio “dona la preghiera a colui che prega”
- “Il Signore, vedendo il nostro desiderio e il nostro sforzo di pregare, ci dà il suo aiuto, secondo le parole dei santi: a chi prega con semplicità, Dio accorda il dono della preghiera del cuore”.
Filocalia Amore del BelloPiccola Filocalia - Amore del Bello
Entra alcuni testi di: San Giovanni Crisostomo, San Giovanni Cassiano, San Nilo Sinaita, Sant’Isacco di Ninive, San Massimo il Confessore, San Giovanni Climaco, San Simeone il Nuovo Teologo, San Niceforo il solitario, l’Italiano, San Gregorio Palamàs, San Massimo il brucia capanne , Callisto e Ignazio Xanthopuloi, Teofane il Recluso, San Serafim di Sarov, Vescovo Ignatij Brjancianinov, San Giovanni di Kronstadt , Silvano monaco athonita
Preghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino RussoPreghiera del Cuore; il Metodo del Pellegrino Russo

Il metodo del pellegrino russo, che si può seguire tappa dopo tappa nei Racconti, sebbene faccia spesso riferimento alla Filocalia non è del tutto uguale a quello insegnato da essa........
Risponde Il teologo - Fare posto alla preghiera nella vita quotidianaRisponde Il teologo - Fare posto alla preghiera nella vita quotidiana
Domanda: Spesso mi rendo conto di non essere molto bravo nella preghiera. La Chiesa ci propone tanti modi di pregare, dalla liturgia delle ore al rosario, dall’adorazione eucaristica alla lectio divina... Io però non ho ancora trovato il mio. Forse anche perché sono tutte forme di preghiera pensate per i preti e i religiosi, che possono mettere la preghiera al centro della loro giornata. Mi chiedo se c’è un modo di pregare che possa adattarsi alla vita dei laici, presi tra i mille impegni quotidiani (il lavoro, la famiglia, i servizi in parrocchia, il bisogno di svago e di riposo...) di: Roberto Vitale
La cella da cui nessuno è lontanoLa Cella da Cui Nessuno è Lontano
I contemplativi sono uomini e donne profetici, “sentinelle”, testimoni della speranza che verrà «il mattino». Sono persone che hanno messo Dio al centro della loro vita e che portano nel «loro cuore e nella loro preghiera» le gioie e le speranze, le difficoltà e sofferenze dell’umanità, «mostrandosi in ogni momento in profonda comunione con essa».......
LE VENTIQUATTRO ORAZIONI di San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali) (1102-1173) Una per ogni ora del giornoLE VENTIQUATTRO ORAZIONI di San Nersete Armeno detto il Grazioso (Nerses Shnorhali) (1102-1173) Una per ogni ora del giorno Il poeta e ammiratore di Narsete, P. Alishan, che ha dedicato un voluminoso studio alla vita del santo, non esita a paragonare Narsete « il grazioso » con San Bernardo, suo contemporaneo, ed afferma non senza ragione, che nella Chiesa del XII sec. splendevano due luci, di cui una di Oriente, Narsete, e l'altra in Occidente, San Bernardo.
LA PREGHIERA DEL CUORE - cos'è e come si pregaLA PREGHIERA DEL CUORE - cos'è e come si prega - Signore Gesù Cristo Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore o peccatrice Nella storia del cristianesimo si constata che, in numerose tradizioni, esisteva un insegnamento sull’importanza del corpo e delle posizioni corporee per la vita spirituale. Grandi santi ne hanno parlato, come Domenico,Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola… Inoltre, fin dal IV secolo, incontriamo consigli a questo proposito nei monaci d’Egitto. Più tardi, gli ortodossi hanno proposto un insegnamento sull’attenzione al ritmo del cuore e sulla respirazione. Se ne è parlato soprattutto a proposito della «preghiera del cuore» (o la «preghiera di Gesù», che si rivolge a lui).
ESICASMO - Introduzione - La vocazione all'esichia - Fuge: esichia come solitudine - Tace: esichia come silenzio - Quiesce: rimani nella pace interiore - La Tradizione e i PadriESICASMO - Introduzione - La vocazione all'esichia - Fuge: esichia come solitudine - Tace: esichia come silenzio - Quiesce: rimani nella pace interiore - La Tradizione e i Padri
ESICASMO LA PREGHIERA - Consigli spirituali dello Starez Ieronimos di EginaLA PREGHIERA - Consigli spirituali dello Starez Ieronimos di Egina
Gregorio il sinaita: ConsigliGREGORIO IL SINAITA: Consigli
Tre sono le qualità della preghiera silenziosa: l'austerità, il silenzio, la non considerazione di se stessi, cioè l'umiltà; queste devono essere praticate con fedeltà; continuamente dobbiamo verificare se sono la nostra dimora, perchè dimenticandole non ci incamminiamo fuori di esse. L'una sostiene e custodisce l'altra, da esse nasce la preghiera e cresce in maniera perfetta.
Niceforo il solitario: Trattato della sobrietà e della custodia del cuoreNICEFORO IL SOLITARIO: Trattato della sobrietà e della custodia del cuore
Quanti desiderate l'illuminazione miracolosa e divina del nostro Salvatore Gesù Cristo, quanti cercate di sperimentare il fuoco divino nel cuore, e vi sforzate di sentire la consolazione del perdono di Dio, e avete rinunciato ai beni del mondo per entrare in possesso del tesoro sepolto nel campo del cuore, e volete accendere gioiosamente le torce dell'anima, e, per questo, rinunciaste alle realtà presenti, e bramate conoscere e ricevere, con consapevole chiarezza, il regno di Dio presente nel vostro intimo, venite. Vi esporrò la scienza della eterna e celeste vita, il metodo.
LA VERA PREGHIERA - Anthony BloomLA VERA PREGHIERA - Anthony Bloom
L'evangelo ci insegna che il regno di Dio si trova prima di tutto in noi. Se non siamo capaci di trovare dentro di noi il regno, se non riusciamo a incontrare Dio interiormente, nelle profondità stesse del nostro essere, le probabilità che abbiamo di incontrarlo al di fuori sono estremamente remote.
Pregare come respirare di P. Antonio Maria SICARI religioso, teologo e scrittore italiano.PREGARE COME RESPIRARE di P. Antonio Maria SICARI religioso, teologo e scrittore italiano.
S. Ignazio insegnava nei suoi Esercizi: "Bisogna chiudere gli occhi per guardare Gesù nel proprio cuore, e mormorare le parole del Pater, sulla misura del proprio respiro".
La preghiera continua e la preghiera di Gesù di: Matta El Meskin, (Matteo il Povero) LA PREGHIERA CONTINUA e la preghiera di Gesù di: Matta El Meskin, (Matteo il Povero)

Credi in Dio? Allora che Dio sia la base di tutti i tuoi comportamenti; con lui accogli tutto ciò che incontri nella vita, felicità o tristezza. Che la tua fede non cambi ogni giorno a seconda delle circostanze. Non lasciare che sia il successo ad aumentare la tua fede, né il fallimento, la perdita e la malattia a indebolirla o ad annientarla.
Vivere della stessa vita di Dio, in Cristo; partecipare al suo mistero, vivere il segreto di Dio che si rivela al nostro cuore.Vivere della Stessa Vita di Dio, in Cristo; partecipare al suo mistero, vivere il segreto di Dio che si rivela al nostro cuore. - Mi è stato chiesto di presentare in quattro parole chiave la vita spirituale. Ho scelto queste quattro parole in coppia: Segreto/Mistero, Lotta/Fatica, Relazione/Comunione, Umiltà/Letizia. Cercherò di declinarle, nel loro significato e nelladinamica che comportano per il nostro cuore, in quattro puntate. Di: p. ELIA CITTERIO - FRATELLI CONTEMPLATIVI DI GESU’ – 15060 CAPRIATA D’ORBA (AL) - Tratto dalla rivista “In caritate Christi”, delle Suore Elisabettine di Padova, anno 2010.
Regole Per Una Vita Devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma)REGOLE Per Una Vita Devota (di Platone, arcivescovo di Kostroma) Inizia ogni mattino come se avessi appena deciso di diventare un cristiano e di vivere secondo i comandamenti di Dio. Andando a fare i tuoi doveri, sforzati di fare tutto alla gloria di Dio. Non iniziare nulla senza preghiera, perché tutto ciò che facciamo senza pregare alla fine si rivela futile o dannoso. Le parole del Signore sono vere: "Senza di me, non potete fare niente."


La Notizia Cattolica in EvidenzaInserimento del 30 Gennaio 2015 Tratto da AVVENIRE
Fra Alessandro, la voce di Assisi
Alla fine dell’intervista fra Alessandro non resiste. Nella stanza c’è un piccolo clavicembalo ed è naturale per lui intonare un’aria del Settecento. «La musica per me è bellezza, è armonia, è preghiera; è il riconoscere la proporzione naturale che Dio ha posto nella creazione». Fra Alessandro Brustenghi è ormai un personaggio di fama internazionale. I suoi dischi sono venduti in tutto il mondo. I concerti della “voce di Assisi” si susseguono incessantemente nelle maggiori capitali europee. Ma basta qualche minuto in sua compagnia per incontrare il cuore di un ragazzo umbro che ha scelto di servire Dio nella via di san Francesco e attraverso il canto. «Quando la gente mi esalta, provo quasi un’umiliazione. Nella verità di me stesso ho costantemente davanti a me vizi, peccati, difficoltà, i limiti. Nonostante le mie piccolezze, il servizio mi permette di incontrare tanta gente. Perché questa è la nostra missione: l’incontro e il dialogo».

Fra Alessandro, ma perché un ragazzo del 1978 sceglie di farsi frate?
«Il Signore è entrato nella mia storia da adolescente, quando avevo sedici anni. Prima vivevo una condizione non dico di ateismo, ma certamente di idealismo personalizzato. Al centro di tutta la mia vita non c’era Dio, ma il mio io. La conversione e la vocazione sono avvenute in un tempo abbastanza ravvicinato. Dopo aver scoperto la presenza di Dio, il desiderio di donarmi completamente a Lui è maturato nel giro di pochi mesi. E la vocazione ha preso concretezza a mano a mano che mi avvicinavo alla figura di Francesco. Fino a diciassette anni non conoscevo praticamente nulla dei frati minori. Poi ho visto il film Francesco della Cavani, quello dove il protagonista è Mickey Rourke. Un’opera che tutto voleva essere tranne che propaganda religiosa. Ma io ne sono stato toccato... La mia vocazione è maturata grazie una serie di incontri che potrei chiamare “Dio-incidenze”, le coincidenze di Dio, entrate piano piano nella mia vita».

La passione per la musica ti ha accompagnato sempre, sin da bambino, oppure è stata una scoperta successiva?
«Avevo nove anni quando ho iniziato a studiare musica. Ero stato folgorato da due figure per me diventate fondamentali: Bach e Michael Jackson. Sembrano mondi distanti. Ma agli occhi di un bambino la musica è musica. E Bach e Michael Jackson non sono in contrasto. La musica, ancora oggi, mi piace tutta».

Nel momento in cui hai deciso di abbracciare la vita religiosa, qual è stata la reazione della tua famiglia?
«I miei genitori non erano credenti. Quando ho detto loro della mia intenzione, è stato un disastro. Così per due anni non ne ho più parlato, anche su consiglio del mio direttore spirituale. I miei alla fine si erano convinti che io avessi abbandonato l’idea. Poi però, a ventun anni, ho deciso di lasciare tutto ed entrare in convento. Per i miei è stata dura».

Perché la scelta del francescanesimo piuttosto che altre?
«Perché Francesco è entrato nella mia vita. Quando si incontra una persona non c’è mai un motivo, è sempre un disegno di lassù. Francesco mi è venuto incontro. Ma è stato Dio che mi ha salvato dalla fossa, donandomi la sua grazia. Ero in una fase buia perché non c’era più nulla, non valeva più la pena nemmeno di vivere in questo modo. È entrato lui e mi sono riscoperto, ho scoperto la verità. È come se mi fossi svegliato da un incubo e mi fossi riconosciuto».

I momenti di crisi non sono pero mancati…
«Dopo tre anni di vita religiosa, ho avvertito il bisogno di ritirarmi nel lavoro. Avevo in mente una forma quasi eremitica di consacrazione e l’idea di mantenermi lavorando il legno, che è la mia passione. Avrei avuto la possibilità di fare concerti, di lavorare anche con la musica e avere momenti anche molto intensi di preghiera... I miei superiori non erano d’accordo: dicevano che secondo loro era una tentazione. Io però ero convinto che fosse una vera chiamata di Dio e ho abbandonato il convento. Dopo qualche mese mi sono accorto che i miei superiori avevano ragione in pieno... Il colpo è stato duro, ma salutare. E alla fine il Signore mi ha dato la forza di chiedere di riprendere il cammino francescano».

Oggi sei noto come la “voce di Assisi”. Quando scopri il dono del canto?
«Cantavo nei cori. La voce non mi mancava, ma non è che avessi un gran dono. Sono entrato al conservatorio per scherzo, perché c’era bisogno di un’iscrizione per completare la classe di un’insegnante mia conoscente. Ho cominciato a studiare anche canto, ma non avevo voce. Da buon organista mi piaceva la musica barocca: Bach in testa. Volevo fare il tenore leggero. Ma per due anni è stata dura. Non usciva fuori nulla. Alla fine è venuta fuori questa voce che nessuno si aspettava, del tutto opposta a quella che volevo io».

Come avviene il tuo percorso verso il successo? E come lo vivi da frate?
«Durante gli anni trascorsi fuori dal convento, ho proseguito i miei studi di canto. Ho fatto tanti concerti e tanta formazione. Poi, avendo ripreso gli studi di teologia, ho interrotto per circa sei anni. Ho ripreso a fare concerti nel 2010, grazie ai miei superiori che me ne hanno dato la possibilità. Durante uno di questi concerti, sono stato notato da un collaboratore della casa discografica Decca, che ha voluto ascoltarmi e mi ha subito proposto la registrazione di un cd. Ero molto perplesso. Ne ho parlato con i superiori e i confratelli. Tutti mi dicevano la stessa cosa: “Guarda che può essere una grande occasione di evangelizzazione. Forse è Dio che ti sta affidando una missione”. Nessuno immaginava però un successo tale. Non sono una persona che ama la popolarità».

Come scegli il repertorio musicale?
«Nei concerti mi chiedono generalmente musica sacra. Prima di diventare frate non avevo mai cantato questo genere. Mi esibivo con arie d’opera, canzoni napoletane, canzoni italiane... Oggi propongo un percorso tematico: la Vergine Maria, l’Eucaristia, la gloria dei santi, il perdono, la redenzione. Non ho grandi programmi per il futuro: ascolto. Sono in ascolto. Quel che mi viene chiesto faccio, nei limiti della volontà di Dio e dei superiori».

Sempre in tema d’incontri, ad un certo punto arriva la Terra Santa…
«Confesso. La Terra Santa arriva come una proposta della casa discografica. Io non ci ero mai stato, non avevo mai viaggiato, preso un aereo prima di allora. Dopo il successo del primo cd, per il secondo la Decca mi ha chiesto di registrare in Terra Santa. a Betlemme. Sono stato felicissimo, perché grazie alla casa discografica ho fatto il mio primo pellegrinaggio in Terra Santa, nel 2013. Cinque giorni, di cui uno in pellegrinaggio a Gerusalemme. Un’esperienza indimenticabile».

Come hanno agito le “Dio-incidenze” in quel contesto?
«Appena arrivati, l’impatto con la Terra Santa è particolare. Cogli subito che la situazione politica e sociale non è facile. Chi ti aiuta è la gente perché appena cominci a conoscere qualcuno, immediatamente senti un legame unico e particolare e capisci che le persone sono veramente belle! Arrivato a Betlemme, mi ha fatto quasi piangere il muro di separazione che... non ci deve essere. E il vedere come l’accettano gli abitanti di Betlemme è stato commovente. Poi ti rendi contro che c’è qualcosa di più in quel luogo e ti rendi conto che è casa tua, perché lo spirito di Cristo parla. Ho potuto partecipare alla processione quotidiana alla Grotta. Abbiamo ottenuto il permesso di registrare nella Grotta il video di Tu scendi dalle stelle. Ho fatto la scelta di tenere tra le braccia la statua di Gesù Bambino, l’ho chiesto io perché mi sembrava una cosa molto tenera».

A quando il prossimo viaggio?
«Non so. Ma è uno di quei luoghi per i quali se mi dicessero: “Partiamo tra cinque minuti, vieni?”, risponderei subito di sì. Quella è casa nostra, senza ombra di dubbio».




La Riflessione di Oggi

Messaggio da Medjugorje di Domenica 25 Gennaio 2015

Cari figli! Anche oggi vi invito: vivete nella preghiera la vostra vocazione. Adesso, come mai prima, Satana desidera soffocare con il suo vento contagioso dell’odio e dell’inquietudine l’uomo e la sua anima. In tanti cuori non c’è gioia perché non c’è Dio ne la preghiera. L’odio e la guerra crescono di giorno in giorno.

Vi invito, figlioli, iniziate di nuovo con entusiasmo il cammino della santità e dell’amore perché io sono venuta in mezzo a voi per questo. Siamo insieme amore e perdono per tutti coloro che sanno e vogliono amare soltanto con l’amore umano e non con quell’immenso amore di Dio al quale Dio vi invita. Figlioli, la speranza in un domani migliore sia sempre nel vostro cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata


Dato a Marija Pavlovic, il 25 Gennaio 2015

Entra Testo Integrale Imitazione di CristoImitazione di Cristo Archivio Imitazione di Cristo

Libro III
INCOMINCIA IL LIBRO DELLA CONSOLAZIONE INTERIORE


Capitolo I
CRISTO PARLA INTERIORMENTE ALL'ANIMA FEDELE


"Darò ascolto a quello che stia per dire dentro di me il Signore" (Sal 84,9). Beata l'anima che ascolta il Signore che le parla dentro, e accoglie dalla sua bocca la parola di consolazione. Beate le orecchie che colgono la preziosa e discreta voce di Dio, e non tengono alcun conto dei discorsi di questo mondo. Veramente beate le orecchie che danno retta, non alla voce che risuona dal di fuori, ma alla verità, che ammaestra dal di dentro. Beati gli occhi, che, chiusi alle cose esteriori, sono attenti alle interiori. Beati coloro che sanno penetrare ciò che è interiore e si preoccupano di prepararsi sempre più, con sforzo quotidiano, a comprendere le cose arcane del cielo. Beati coloro che bramano di dedicarsi a Dio, sciogliendosi da ogni impaccio temporale.

Comprendi tutto ciò, anima mia, e chiudi la porta dei sensi, affinché tu possa udire quello che ti dice interiormente Iddio, tuo signore. Questo dice il tuo diletto: "Io sono la tua salvezza" (Sal 34,3), la tua pace, la tua vita; stai accanto a me e troverai la pace; lascia tutte le cose che passano, cerca le cose eterne. Che altro sono le cose corporali, se non illusioni? E a che gioveranno tutte le creature, se sarai abbandonata dal Creatore? Oh, anima mia, rinuncia a tutto e fatti cara e fedele al tuo Creatore, così da poter raggiungere la vera beatitudine.



Archivio preghiere per ogni occasione

Preghiamo
Inserimento 30 Gennaio 2015


Un cuore mendicante

Mi hai fatto povero
tra il sorriso delle stelle,
mi hai dato un cuore
mendicante per le strade...

Passai ramingo di porta in porta
e, quando la mia borsa si riempiva,
tu mandavi a derubarmi.

Al termine della lunga mia giornata
vengo a lagnarmi alla soglia
della tua ricca casa:
ecco la mia sporta vuota!

Ti vidi allora scendere
a prendermi per mano
e mi ritrovai seduto
accanto a te sul trono.

RABINDRANATH TAGORE








Gianfranco Ravasi è un cardinale, arcivescovo cattolico e biblista italiano, teologo, ebraista ed archeologo. Dal 2007 è presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.


LANTERNA - Archivio Riflessioni Eucaristiche
Archivio Riflessioni Eucaristiche

Luce Dei Miei Passi,
Guida Al Mio Cammino, È La Tua Parola

UN GESTO PROFETICO

L’Eucaristia conferisce un significato al mondo. Da parte di Cristo essa è un gesto profetico. Il gesto compiuto da Gesù la sera del giovedì santo, quando istituisce l’Eucaristia, impegna l’avvenire. Gesù ne è perfettamente cosciente. Il gesto infatti non è qualcosa di esteriore, ma l’espressione più piena della sua vita, che sarà sanzionato dal dono della vita stessa, sul calvario. Cristo offre totalmente se stesso. Questo gesto, anche se compiuto la sera della vita terrestre di Cristo, anche se iscritto e limitato nel tempo e per i discepoli, non si lascia chiudere in questo limitato orizzonte. Esso sfugge al dominio dell’uomo, per riferirsi direttamente a un Dio più grande del cuore dell’uomo.

Esso è il gesto del Verbo fatto carne, vero uomo e vero Dio: un Dio risoluto a rimanere con i suoi, presente fra di loro, in tutto lo spessore del carnale e del quotidiano, consapevole insieme che tutto ciò gli è impossibile materialmente. Egli infatti deve ritornare dal Padre: ma ciò è l’unico modo e l’unica possibilità per poter continuare ad essere presente non solamente a un popoio e ad un’epoca, ma a tutti i popoli di tutte le epoche.

Il gesto di Gesù è quello dell’amore che va fino alle estreme conseguenze. Un amore che ha bisogno di giungere alla massima espressione per non rimanere incompleto, ma anche un amore che non accetta di essere sottratto all’affetto dei suoi. È un gesto che si ripercuote sulla vita intera del singolo e dell’universo; un gesto che racchiude in sé tutta la storia per farla convergere, in qualche modo, in un punto dove si concentra la potenza della vita. Concentrazione di vita che non è un ricupero, bensì una fioritura, un erompere, in quanto di lì la vita si diffonde a tutto l’universo.


RAYMOND JOHANNY in L’Eucaristia cammino di risurrezione, Elledici 1976, pp. 97-98



La Riflessione di OggiLa Riflessione di Oggi - 30 Gennaio 2014
Archivio Autori Antichi o Moderni

Le meraviglie di Dio

Dapprima Dio liberò il popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto compiendo molte cose straordinarie e prodigiose: gli fece attraversare il Mare Rosso all’asciutto. Lo nutrì nel deserto con cibi venuti dal cielo cioè con la manna e le quaglie. Per calmare la sua sete fece scaturire dalla durissima roccia una inesauribile sorgente d’acqua. Lo rese vittorioso su tutti i nemici che lo osteggiavano. A tempo opportuno fece retrocedere il Giordano in senso opposto alla corrente. Divise e distribuì loro, secondo il numero delle tribù e delle famiglie, la terra promessa. Ma nonostante avesse compiuto queste cose con tanto amore e liberalità, quegli uomini ingrati e veramente immemori di tutto, abbandonarono e ripudiarono il culto di Dio e più di una volta si resero colpevoli dell’empio crimine di idolatria.
In seguito egli recise anche noi dall’oleastro dei gentili (cfr. Rm 11, 24) che ci era connaturale - noi che eravamo ancora pagani e che ci lasciavamo trascinare verso gli idoli muti secondo l’impulso del momento (cfr. 1 Cor 12, 2) - e ci innestò sul vero ulivo del popolo giudaico, anche spezzandone i rami naturali, e ci rese partecipi della radice feconda della sua grazia.
Ancora: egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come offerta a Dio in sacrificio di soave odore, per riscattarci da ogni iniquità e formarsi un popolo puro che gli appartenga (cfr. Rm 8, 32; Ef 5, 2;Tt 2, 14).
Ma, sebbene tutte queste cose siano non semplici indizi, ma prove certissime del suo immenso amore e della sua generosità verso di noi, noi uomini ben più ingrati, anzi giunti oltre ogni limite di ingratitudine, non consideriamo l’amore di Dio, né riconosciamo la grandezza dei suoi benefici, ma anzi rifiutiamo e quasi disprezziamo colui che ci ha creati e ci ha donato beni così grandi. Neppure la sorprendente misericordia, continuamente dimostrata ai peccatori, ci muove a regolare la vita e i costumi secondo le sue santissime norme.
Queste cose sono davvero degne di essere scritte a perpetua memoria delle generazioni venture, perché tutti quelli che in avvenire si chiameranno cristiani, conoscendo tanta bontà di Dio verso di noi, non tralascino mai di celebrare le divine lodi.

Dal «Commento sui salmi» di san Giovanni Fisher, vescovo e martire
(Sal 101; Op. omnia, ed. 1597, pp. 1588-1589)

Ogni Giorno Con I Padri della ChiesaAlcuni Brani: Padri della Chiesa

La medicina dell’umiltà

Qual rimedio sarebbe stato più appropriato a ridare salute ai malati, luce ai ciechi, vita ai morti, del fatto che le ferite della superbia fossero curate con la medicina dell’umiltà?
Adamo, trasgredendo i precetti di Dio, introdusse il dominio del peccato; Gesù, nato sotto la legge, ci ha restituito la libertà della giustizia; quello, ossequiente al diavolo fino alla trasgressione, ha meritato che tutti morissero in lui: Questi, « ubbidiente al Padre fino alla morte in croce » (Fil 2,8), ha fatto sì che in lui tutti ricevessero vita.
Quello, desideroso dell’onore degli angeli, perdette la dignità della sua natura, Questi, assumendo lo stato della nostra infermità, ripose fra i celesti coloro per i quali era disceso all’inferno.
Infine: a quello, caduto a causa dell’alterigia, fu detto: « Tu sei terra, e alla terra ritornerai » (Gn 3,19), a Questi, esaltato per la sottomissione, fu detto: « Siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi » (Sal 109,1).


Leone Magno, Sermone 25,5

Archivio Padri Della Chiesa: Febbraio - Marzo - Aprile - Maggio - Giugno - Luglio - Agosto - Settembre


RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù - 7 Video RAIUNO A sua immagine - Il Papa risponde alle Domande su Gesù 7 Video
Voglio Confessarmi BeneVOGLIO CONFESSARMI BENE!
"Ti aiuti la Madonna a riconciliarti con Dio, col tuo prossimo, con te stesso, con la vita" dal Santuario di Montenero
Lectio Divina Personaggi BibliciPreghiere Ricevute e inviate a tutta la Mailing_list Una Pillola per lo SpiritoPreghiamo Insieme
I Sette doni dello Spirito Santo

I Sette Doni Dello Spirito Santo:
Sapienza Intelletto Consiglio Fortezza Scienza Pietà Timore di Dio


Ogni Giorno una Riflessione Tratta dalla Regola di San BenedettoOgni Giorno una Riflessione Tratta dalla Regola di San BenedettoPreghiere di Madre Teresa di CalcuttaScritti Preghiere
e Fioretti di Madre Teresa

Il Mattutino di Gianfranco Ravasi anno 2011
Vedi Anche: La Nostra Selezione di Libri di Gianfranco Ravasi con Sconto dal 10 al 15%


I «sette peccati capitali»:
i vizi a cui si possono ricondurre tutti i peccati umani

«superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia».


Archivio: Ultimo Inserimento:
In Dialogo il Teologo Risponde



Come è nata la suddivisione dei Vangeli in capitoli e paragrafi?

I Vangeli che ho a casa sono divisi per capitoli e per paragrafi, ogni paragrafo ha il suo titolo. Nelle versioni della Cei 2008 che ho trovato in rete la divisione per paragrafi è sparita: è una scelta ufficiale? Qual è il motivo? Qual è la storia della suddivisione dei Vangeli in capitoli e paragrafi?



VAI SU: Risponde don Filippo Belli, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà teologica dell'Italia Centrale.